Il Tirreno

«Produce diossine» Italia Nostra dice no al forno crematorio

«Produce diossine» Italia Nostra dice no al forno crematorio

L’associazione parla di rischi per la salute e l’ambiente E chiede di aspettare almeno il pronunciamento del Tar

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CARRARA. «Ci si chiede perché a Carrara l’attuale amministrazione comunale difenda a spada tratta la realizzazione del forno crematorio, mentre in altre città il Movimento 5 Stelle si dichiara contrario alle emissioni nocive per l’ambiente e la salute dei cittadini». Così la sezione apuo-lunense “Luigi Biso” di Italia Nostra, presieduta da Mario Venutelli, torna ad esprimere la sua più ferma contrarietà all’attivazione del nuovo impianto di cremazione delle salme al cimitero di Turigliano, prevista entro fine mese.

Secondo la sezione locale dell’associazione ambientalista, l’amministrazione cittadina, «pur con tutte le rassicurazioni fornite circa i timori per le emissioni di sostanze nocive», persisterebbe «nell’intenzione di attivare il forno», nonostante il fatto che «il Tar, attivato dal comitato dei cittadini, si debba esprimere a breve sulla sua sostenibilità». Italia Nostra intende anche evidenziare «la contraddizione fra le dichiarazioni rilasciate dal capogruppo 5 Stelle Giacomo Giannarelli in consiglio regionale, che, peraltro pienamente condivisibili, risultano quanto meno assai difformi dall’atteggiamento tenuto dall’amministrazione grillina di Carrara in merito al forno crematorio. I forni crematori -prosegue l’associazione- sono inceneritori particolarmente critici, perché producono microinquinanti pericolosissimi per la salute, come diossine e congeneri, metalli tossici e polveri ultrasottili, causa primaria di tumori, patologie cardiovascolari e malformazioni genetiche». Carrara, secondo gli ambientalisti, sarebbe “uno dei centri a più alta incidenza di queste specifiche patologie a livello nazionale”. A “regalare” alla citta questo triste primato sarebbero stati «decenni di scelte politiche errate e la mancanza di un’adeguata informazione ai cittadini». A conferma dei suoi timori Italia Nostra fornisce anche una serie di dati sull’impatto ambientale dei forni crematori. «Un’indagine dell’Arpa Veneto, pubblicata a dicembre 2009 -scrive l’associazione- rilevò che i tre crematori della provincia di Venezia (4.000 cremazioni all’anno complessive) immettevano nell’ambiente fino a 4 volte le diossine emesse da inceneritori di rifiuti solidi urbani e fino ad 8 volte quelle di una centrale elettrica a carbone».

L’associazione ricorda anche i controlli effettuati dall’Arpat nel 2013 “nei crematori di Arezzo e Pistoia, indotti da ordinanze su denunce di cittadini”, i quali “risultarono in totale dissonanza con i controlli in autogestione, che riportavano parametri ampiamente nella norma nella emissione di diossine”. Dai controlli dell’Arpat -prosegue Italia Nostra- emerse infatti “un superamento del limite di legge di ben 16 volte. Furono presi i provvedimenti di sospensione necessari e condotte indagini dall’autorità giudiziaria”. Viene anche citato il caso del forno crematorio del Mirteto, a Massa, che già “oggetto di un’indagine giudiziaria in anni passati”, è stato poi riaperto e «temporaneamente risospeso da Arpat, dopo controlli sulle emissioni inquinanti. Il suo frequente malfunzionamento - conclude Italia Nostra- fa avanzare l’ipotesi di una possibile chiusura definitiva».

David Chiappuella

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