Il Tirreno

«La casa crollò, io riuscii a salvarmi la mia sorellina no»

«La casa crollò, io riuscii a salvarmi la mia sorellina no»

Parlano alcuni dei sopravvissuti del bombardamento che 73 anni fa provocò 65 vittime in via Groppini

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CARRARA. Il 18 gennaio di 73 anni fa, era il 1945 ed eravamo agli sgoccioli della seconda guerra mondiale: solo il giorno prima i tedeschi avevano cominciato ad evacuare il campo di concentramento di Auschwitz e Carrara sarebbe stata liberata una manciata di mesi più tardi, in aprile, ma quel giorno, il 18 gennaio del 1945 viene ricordato come uno dei giorni più drammatici per la popolazione civile carrarese: 65 civili, tra cui 14 bambini, persero la vita in via Groppini, uccisi per mano di un blitz aereo alleato. I sopravvissuti di quel tragico evento, rimasti sempre meno con il passare del tempo, si sono ritrovati ancora lì, in via Groppini nel giorno del 73° anniversario, di fronte alla lapide insieme alle autorità e al sindaco, per raccontare e cercare di fermare la memoria. C’è Carlo Giromella che all’epoca aveva 10 anni e abitava insieme al babbo, alla mamma e alla sorellina di 4 anni in uno dei palazzi di via Groppini: «Quando arrivarono gli aerei, in molti scappammo nelle scale interne del palazzo perché mitragliavano e noi eravamo in alto, al terzo piano e rischiavamo di essere colpiti: ricordo che mia madre prese in braccio la mia sorellina, poi la casa ci crollò addosso-racconta il signor Giromella-fra i primi ad essere estratti vivi ci fu mia madre, la mia sorellina Giovanna venne estratta dopo ma non ce la fece, venne estratta senza vita, poi fui estratto io». Carlo Giromella ricorda ancora il corpo di una donna che scappando aveva raggiunto la strada e che a seguito dell’urto della bomba venne straziato in tre parti. «Quando venni estratto dalle macerie, il sindaco Carlo Andrei- il primo sindaco di Carrara della Liberazione dal 1945 al 1946- mi portò a casa sua, passò con me in braccio davanti al Comando dei tedeschi, colpito anch’esso dalle bombe, mi fece bere un bicchiere d’acqua con lo zucchero, mi fece fare la pipì e poi mi portò all’ospedale» ha ricordato ancora. C’è anche Leida Bertozzi, come quel giorno, a ricordare. Lei era un po’ più grandicella, aveva 14 anni: «Eravamo alla finestra io, mia sorella, mia madre e mio padre e abbiamo visto arrivare questa formazione di aerei, erano tanti: subito abbiamo pensato che fossero diretti all’arsenale di La Spezia e invece…abbiamo visto venire giù questi grappoli di bombe: allora siamo subito scappati nel rifugio in Piazza D’Armi». C’è anche Anna Maria Abba, che era proprio piccolissima nel 1945, aveva appena 3 anni, eppure riesce a ricordare diversi particolari. Anche lei abitava in via Groppini e racconta: «Ero in casa, mi ricordo mia mamma che disse: arrivano, arrivano! Mi ricordo che ero in braccio a lei e c’era anche mia nonna, mio babbo invece non c’era, era in Russia da cui non è più tornato. Quando hanno sganciato la bomba eravamo sotto la volta che era lì-indicando l’angolo di via Groppini- che per fortuna ha retto e adesso sono qua». Carlo Giromella, che le sta accanto mentre racconta, allora interviene sorridendo: «Non c’era nessuna volta qua, c’era una scala esterna, probabilmente vi eravate rifugiati sulle scale interne, vicino l’ingresso: io ero un po’ più grande e me lo ricordo». «Può darsi, ero molto piccola-ammette Anna Maria- però mi ricordo che c’era una montagna di macerie e che venne mio zio e prese mia nonna sulle spalle».

Tra gli scampati al bombardamento di via Groppini, ci fu anche la suocera del consigliere Cesare Bassani che ha voluto rendere partecipe chi si è raccolto in via Groppini per commemorare i fatti del 18 gennaio del ‘45, della sua storia, della storia di questa ragazzina di 10 anni che insieme alle sorelle si era allontanata da casa di via Groppini, salvandosi così la vita, per andare a lavare i panni al lavatoio di Torano, mentre la mamma era sulla Cisa diretta a Parma per procurarsi cibo: «Ciascuno di noi raccontando e ricordando-ha detto il consigliere-contribuisce a creare la memoria collettiva».

Voce importante e autorevole della commemorazione è stata la voce chiara e limpida del partigiano neo novantacinquenne Giorgio Mori, il quale dopo aver ringraziato il sindaco Francesco De Pasquale per averlo invitato a intervenire durante la commemorazione, ha raccontato il suo punto di vista: il punto di vista di un partigiano che assistette impotente dall’alto dei 500 metri della sua postazione presso il Canale dei Fantiscritti, sui monti e il punto di vista di chi possiede una memoria che non gli permette di dimenticare i fatti di una guerra di aggressione, retaggio di due dittature, quella tedesca e quella italiana: «Purtroppo io e i miei compagni da lassù abbiamo assistito impotenti al bombardamento. Poi ci precipitammo in città e lì ci si parò uno spettacolo impressionante: morti e feriti gravi, urla di dolore da sotto le macerie. La guerra è la più atroce delle invenzioni, i contrasti devono essere risolti con il ragionamento nelle sedi opportune, non con la violenza. Mi auguro che il passato non torni mai più».

Ricordo del sacrificio del carabinieri Andrea Marchini. Si è poi tenuta presso il comando della Compagnia Carabinieri di via Chiesa a Carrara, la cerimonia di commemorazione del sacrificio del carabiniere Andrea Marchini, medaglia d'oro al valor militare, a cui è intitolata la caserma, che il 15 gennaio 1944, sul monte Carchio, alla testa di un gruppo di partigiani, affrontò un forte reparto tedesco, continuando l'impari lotta anche quando fu gravemente ferito, sacrificando da eroe la propria esistenza. Alla presenza delle numerose autorità civili e militari intervenute, che in precedenza avevano reso omaggio alle 62 vittime del disastroso bombardamento del 18 gennaio 45 di via Groppini, è stata deposta una corona d'alloro alla lapide che ricorda il tragico ed eroico episodio e nella quale è riportata la motivazione della concessione della medaglia d'oro al valor militare.

Francesca Vatteroni

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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