Attenzione
Certificato incendi, la piscina non ce l’ha
Chiesto solo il mese scorso, devono decorrere 60 giorni L’assessore Carioli: la richiesta è il segno del nostro impegno
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MASSA. È un acronimo di cui si sente parlare spesso negli ultimi tempi, soprattutto in relazione al teatro Guglielmi chiuso. C.p.i, tre lettere per indicare il certificato di prevenzione incendi. Bene, quell’acronimo fa la sua comparsa anche ieri mattina quando la commissione consiliare lavori pubblici e quella che si occupa di sport si riuniscono congiuntamente e fanno il punto sulla piscina, sugli interventi fatti e su quelli ancora da eseguire. A presiedere la commissione congiunta è Giancarlo Casotti (che in quella sede, dopo l’uscita dalla maggioranza, rassegna le dimissioni dalla presidenza della commissione sport) ed è lui a spiegare che il certificato «è stato richiesto a dicembre scorso». E adesso tocca aspettare 60 giorni. E la speranza è che in quei due mesi i vigili del fuoco tacciano perché in materia vale il silenzio assenso, dunque una mancata pronuncia equivale ad un via libera. Insomma, la piscina il certificato incendi non lo aveva, né fino ad un mese fa era stato richiesto. Lo conferma anche Gabriele Carioli, assessore competente in materia: «La richiesta del certificato è la conferma del lavoro svolto, abbiamo trovato la piscina in pessime condizioni e siamo intervenuti per garantirne la piena efficienza e sicurezza. L’iter si è concluso lo scorso mese con la formalizzazione della richiesta di Cpi». Certo è che la piscina, nonostante gli interventi fatti, ancora non gode di buona salute: negli spogliatoi maschili l’acqua delle docce è spesso fredda. Per farla scaldare alle mamme dei piccoli che seguono i corsi tocca aprire tutti i rubinetti perché, con un maggior flusso, l’acqua vada prima in temperatura. E per quell’acqua appena tiepida tocca comunque pagare 20 centesimi a doccia. I problemi sono emersi anche ieri mattina nel corso della commissione: «I tecnici - spiega Casotti - hanno fatto il punto. Sono stati realizzati lavoratori di impermeabilizzazione alla vasca interna, ma quella esterna ancora perde, sono stati installati sistemi di areazione per evitare il gocciolamento negli spogliatoi, ma nelle docce degli uomini un sifone non scarica e l’acqua non defluisce». La commissione, nella persona del consigliere Stefano Caruso (Italia Unica), ha chiesto ai tecnici a quanto ammontano le spese sostenute nel 2017. «Ci è stato detto - Casotti tira le somme - che sono stati spesi 120.000 euro. Come commissione abbiamo chiesto di avere un rendiconto relativo agli ultimi 5 anni. Se l’importo fosse alto, allora varrebbe la pena chiederci perché non aver contratto un mutuo, magari con il Coni, e realizzato un impianto nuovo».
Chiara Sillicani
Chiara Sillicani
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