La manifestazione
Banconote false, quattro arresti in città
Smantellata banda di falsari-fruttivendoli, sequestrati oltre 15mila euro di biglietti fasulli, scoperta stamperia a Milano
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MASSA. I meloni erano le banconote da 50 euro; i finocchi quelle da 20, le fragole i pezzi da 10. Arrivavano – dicevano nelle telefonate intercettate – in “cassette”, ma in realtà viaggiavano in un marsupio o nascoste in scatole di giochi. Parlavano in codice per sviare le indagini, i componenti della “banda” di falsari-fruttivendoli che agiva sul mercato (sì esiste un mercato di compravendita) clandestino del denaro falso. Non è stato sufficiente. La banda è stata smantellata da un’inchiesta della Procura di Massa condotta in sinergia dalla squadra Mobile della polizia, dalla Polstrada e dalla Guardia di Finanza.
Quattro gli arresti – tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, una ai domiciliari – in questa articolata operazione investigativa iniziata nel novembre del 2016 quando polizia e finanza si mettono sulle tracce – con pedinamenti e sopralluoghi – di due cittadini apuani. La coppia viene fermata da una pattuglia della Stradale mentre percorre con un furgone l’autostrada della Cisa. A bordo viene trovato un borsello con 62 banconote nuove di zecca. Di zecca si fa per dire, perchè anche se somigliano moltissimo a quelle vere, hanno tutte lo stesso numero identificativo. Uno dei due uomini vine arrestato in flagranza di reato, l’altro denunciato. Da lì le indagini si allargano, fino a Napoli e fino a Milano e portano ad altri tre arresti di “corrieri” di denaro fasullo. Gli inquirenti, grazie a un attento lavoro di pedinamento e con l’ausilio di microspie, scopre praticamente tutto di un’organizzazione di “professionisti” delle banconote false. Scoprono che a Milano, in un appartamento, c’è la stamperia, costituita da pc, scanner, fotocopiatrici ad alta tecnologia, che produce i soldi fasulli. Accertano che il mercato di quelle banconote ha due poli, uno in Lombardia, l’altro a Napoli e in altri centri della Campania dove – spiegano gli inquirenti – la banda ha stressi collegamenti con diversi ambienti criminali locali. E scoprono anche gli ingegnosi, ma non troppo, accorgimenti per celare il traffico illecito. L’abitudine di chiamare le spedizioni di denaro falso con nomi di frutta e verdura, e di nascondere le banconote dentro scatole di puzzle a loro volta celate nei sottofondi dei furgoni utilizzati per il trasporto. Altre partite di denaro contraffatto viaggiavano, invece via treno, sull’asse Genova-Napoli con fermata a Massa.
Scattano così gli ultimi arresti. In carcere finiscono due venditori ambulanti di frutta e verdura, e un ristoratore; un disoccupato finisce ai domiciliari. Gli inquirenti non rivelano i loro nomi, si limitano riferire che sono residenti a Massa, Lucca e La Spezia ma provenienti da altre zone (uno è di origini straniere), che sono legati fra loro da rapporti di parentela o amicizia, che hanno 34, 28, 33 a 44 anni.
L’indagine ha portato al sequestro di centinaia di banconote per un valore di circa 15mila euro; altre per una cifra imprecisata, sono probabilmente ancora in circolazione. Banconote di buona fattura, spiegano, difficilmente distinguibili da quelle vere. I malviventi le smerciavano in parte attraverso le loro attività commerciali ma soprattutto le vendevano in “ambienti criminali” che le ordinavano “a casette” e poi le mettevano in circolazione. Le 50 euro costavano mediamente 20 euro a pezzo (un prezzo variabile a seconda della riuscita della falsificazione); quelle da 10 euro costavano 3-4 euro l’una.
Il procuratore della Repubblica di Massa che ha coordinato le indagini condotte dal sostituto Alberto Dello Iacono e dai reparti di Finanza, Questura e Stradale, ha elogiato il lavoro di gruppo che ha portato allo smantellamento della banda. «Certo – ha detto – ci son reati più gravi e odiosi della spendita di denaro falso, ma è vero che esso colpisce in prevalenza i cittadini più deboli. Siamo orgogliosi di questo lavoro durato anni in collaborazione tra forze di polizia diverse».
Claudio Figaia
Quattro gli arresti – tre ordinanze di custodia cautelare in carcere, una ai domiciliari – in questa articolata operazione investigativa iniziata nel novembre del 2016 quando polizia e finanza si mettono sulle tracce – con pedinamenti e sopralluoghi – di due cittadini apuani. La coppia viene fermata da una pattuglia della Stradale mentre percorre con un furgone l’autostrada della Cisa. A bordo viene trovato un borsello con 62 banconote nuove di zecca. Di zecca si fa per dire, perchè anche se somigliano moltissimo a quelle vere, hanno tutte lo stesso numero identificativo. Uno dei due uomini vine arrestato in flagranza di reato, l’altro denunciato. Da lì le indagini si allargano, fino a Napoli e fino a Milano e portano ad altri tre arresti di “corrieri” di denaro fasullo. Gli inquirenti, grazie a un attento lavoro di pedinamento e con l’ausilio di microspie, scopre praticamente tutto di un’organizzazione di “professionisti” delle banconote false. Scoprono che a Milano, in un appartamento, c’è la stamperia, costituita da pc, scanner, fotocopiatrici ad alta tecnologia, che produce i soldi fasulli. Accertano che il mercato di quelle banconote ha due poli, uno in Lombardia, l’altro a Napoli e in altri centri della Campania dove – spiegano gli inquirenti – la banda ha stressi collegamenti con diversi ambienti criminali locali. E scoprono anche gli ingegnosi, ma non troppo, accorgimenti per celare il traffico illecito. L’abitudine di chiamare le spedizioni di denaro falso con nomi di frutta e verdura, e di nascondere le banconote dentro scatole di puzzle a loro volta celate nei sottofondi dei furgoni utilizzati per il trasporto. Altre partite di denaro contraffatto viaggiavano, invece via treno, sull’asse Genova-Napoli con fermata a Massa.
Scattano così gli ultimi arresti. In carcere finiscono due venditori ambulanti di frutta e verdura, e un ristoratore; un disoccupato finisce ai domiciliari. Gli inquirenti non rivelano i loro nomi, si limitano riferire che sono residenti a Massa, Lucca e La Spezia ma provenienti da altre zone (uno è di origini straniere), che sono legati fra loro da rapporti di parentela o amicizia, che hanno 34, 28, 33 a 44 anni.
L’indagine ha portato al sequestro di centinaia di banconote per un valore di circa 15mila euro; altre per una cifra imprecisata, sono probabilmente ancora in circolazione. Banconote di buona fattura, spiegano, difficilmente distinguibili da quelle vere. I malviventi le smerciavano in parte attraverso le loro attività commerciali ma soprattutto le vendevano in “ambienti criminali” che le ordinavano “a casette” e poi le mettevano in circolazione. Le 50 euro costavano mediamente 20 euro a pezzo (un prezzo variabile a seconda della riuscita della falsificazione); quelle da 10 euro costavano 3-4 euro l’una.
Il procuratore della Repubblica di Massa che ha coordinato le indagini condotte dal sostituto Alberto Dello Iacono e dai reparti di Finanza, Questura e Stradale, ha elogiato il lavoro di gruppo che ha portato allo smantellamento della banda. «Certo – ha detto – ci son reati più gravi e odiosi della spendita di denaro falso, ma è vero che esso colpisce in prevalenza i cittadini più deboli. Siamo orgogliosi di questo lavoro durato anni in collaborazione tra forze di polizia diverse».
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