La manifestazione
Massa Servizi, assolti ex amministratori
Per un reato il collegio ha stabilito che c’è stato un difetto di querela. Tra poco si prescrive, così addio maxi risarcimento
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MASSA. Gian Mario Gastoldi, ex amministratore delegato di Massa Servizi Spa, e Romolo Angelotti, ex amministratore di Ariete Spa, sono stati assolti dal collegio presieduto dal giudice Giovanni Sgambati (a latere le colleghe Caterina Serra ed Elisabetta Congiusta). Un capo di imputazione (contestato a entrambi) è stato prescritto mentre l’altro (solo a Gastoldi), è scritto nel dispositivo della sentenza letto dal presidente, ha «un difetto di querela». Quale non lo si può sapere fino a quando non verranno depositate le motivazioni, ovvero tra novanta giorni. Le difese dei due imputati però in arringa avevano sollevato la questione subordinandola a tre variabili: una denuncia troppo generica presentata dall’amministrazione comunale quando è venuta a conoscenza dei fatti contestati, una denuncia presentata oltre il tempo massimo (ovvero i tre mesi), una denuncia non autorizzata dalla giunta comunale. Tra tre mesi si capirà quale ha convinto il collegio.
Ma la vittoria delle difese (e quindi di Gastoldi e Angelotti) è doppia perché anche il reato rimasto in piedi si prescriverà prima della fine di questo mese e quindi né la procura e nemmeno la parte civile (il Comune) potranno impugnare la sentenza perché tanto poi non si potrà entrare nel merito della questione (sempre che gli imputati non decidano di rinunciarci). Quindi l’assoluzione di fatto è definitiva e non permette all’avvocato Matteo Bertucci, che rappresentava la parte civile e quindi l’amministrazione comunale, di rivolgersi in sede civile per il risarcimento (lo avrebbe potuto fare in caso di condanna in primo grado). «Chiediamo che il danno patrimoniale sia liquidato a favore del Comune di Massa in almeno 5.295.169 euro e il danno non patrimoniale in almeno 1.800.000 euro, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali, o in altra maggiore o minore somma ritenuta di giustizia», aveva detto il legale durante la sua arringa. Resteranno soltanto parole.
Gastoldi era accusato dei reati di “infedeltà patrimoniale” (quello che non si è prescritto) e di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti”; Angelotti doveva rispondere della sola accusa di fatturazioni inesistenti. La cosa che lascia basiti è che l’inchiesta è nata nel 2010. E nel 2013 il gup Ermanno De Mattia ha deciso di rinviare a giudizio i due ex amministratori, nel fascicolo ovviamente c’era la denuncia che adesso viene contestata. Ma non solo De Mattia, anche i tre collegi che si sono succeduti in decine di udienze non si sono accorti di nulla. E così si è materializzato il colpo di scena. Con la beffa di non poter chiedere alla corte di appello di Genova cosa ne pensa, perché l’impugnazione sarà invalidata dall’imminente prescrizione.
Il problema sono stati i trasferimenti dei giudici che hanno falcidiato il tribunale di Massa in questi anni. Per ben due volte è cambiato il collegio del procedimenhto Gastoldi/Angelotti: prima Cosimo Ferri era stato sostituito da Fabrizio Garofalo quando è diventato sottosegretario alla giustizia, poi Garofalo aveva lasciato il posto alla collega Caterina Serra quando era stato trasferito al tribunale di La Spezia. In tutto questo si è inserita una lunga assenza di Sgambati. Un giro di toghe infinito che ha rallentato il processo. Nonostante il sostituto procuratore Rossella Soffio, nel frattempo anche lei trasferita a La Spezia, si sia fatta assegnare a Massa per portare a termine il suo lavoro.
Ieri il pubblico ministero era la più delusa per l’epilogo di questa inchiesta costata alla procura decine e decine di migliaia di euro.Insieme a Bertucci. (d.d.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA).
Ma la vittoria delle difese (e quindi di Gastoldi e Angelotti) è doppia perché anche il reato rimasto in piedi si prescriverà prima della fine di questo mese e quindi né la procura e nemmeno la parte civile (il Comune) potranno impugnare la sentenza perché tanto poi non si potrà entrare nel merito della questione (sempre che gli imputati non decidano di rinunciarci). Quindi l’assoluzione di fatto è definitiva e non permette all’avvocato Matteo Bertucci, che rappresentava la parte civile e quindi l’amministrazione comunale, di rivolgersi in sede civile per il risarcimento (lo avrebbe potuto fare in caso di condanna in primo grado). «Chiediamo che il danno patrimoniale sia liquidato a favore del Comune di Massa in almeno 5.295.169 euro e il danno non patrimoniale in almeno 1.800.000 euro, oltre rivalutazione monetaria e interessi legali, o in altra maggiore o minore somma ritenuta di giustizia», aveva detto il legale durante la sua arringa. Resteranno soltanto parole.
Gastoldi era accusato dei reati di “infedeltà patrimoniale” (quello che non si è prescritto) e di “dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti”; Angelotti doveva rispondere della sola accusa di fatturazioni inesistenti. La cosa che lascia basiti è che l’inchiesta è nata nel 2010. E nel 2013 il gup Ermanno De Mattia ha deciso di rinviare a giudizio i due ex amministratori, nel fascicolo ovviamente c’era la denuncia che adesso viene contestata. Ma non solo De Mattia, anche i tre collegi che si sono succeduti in decine di udienze non si sono accorti di nulla. E così si è materializzato il colpo di scena. Con la beffa di non poter chiedere alla corte di appello di Genova cosa ne pensa, perché l’impugnazione sarà invalidata dall’imminente prescrizione.
Il problema sono stati i trasferimenti dei giudici che hanno falcidiato il tribunale di Massa in questi anni. Per ben due volte è cambiato il collegio del procedimenhto Gastoldi/Angelotti: prima Cosimo Ferri era stato sostituito da Fabrizio Garofalo quando è diventato sottosegretario alla giustizia, poi Garofalo aveva lasciato il posto alla collega Caterina Serra quando era stato trasferito al tribunale di La Spezia. In tutto questo si è inserita una lunga assenza di Sgambati. Un giro di toghe infinito che ha rallentato il processo. Nonostante il sostituto procuratore Rossella Soffio, nel frattempo anche lei trasferita a La Spezia, si sia fatta assegnare a Massa per portare a termine il suo lavoro.
Ieri il pubblico ministero era la più delusa per l’epilogo di questa inchiesta costata alla procura decine e decine di migliaia di euro.Insieme a Bertucci. (d.d.)
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