Il Tirreno

«Sensibilità e amore, ecco il day hospital di oncologia»

di Francesca Vatteroni
«Sensibilità e amore, ecco il day hospital di oncologia»

Il racconto dell’ex mezzala della massese Luis De Zarlo Il primario Mambrini: i nostri pazienti si sentono a casa

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CARRARA. Ogni anno sono circa 1000 i pazienti che passano dal corridoio del reparto oncologico day hospital al 4° piano della struttura ospedaliera di Carrara, fra cui anche pazienti che arrivano da fuori regione e da fuori provincia e di cui ben 700 sono pazienti che seguono la terapia chemioterapica. Tra loro c’è Luigi De Zarlo, ex mezzala sinistra negli anni ’60 della Massese e di altre squadre come il Cagliari e il Torres. Probabilmente Luis De Zarlo, ragazzino appena diciasettenne figlio della strada e della Buenos Aires dei quartieri più poveri che, tra miseria e qualche torneo amatoriale di calcio, venne notato da alcuni talent scouts italiani, deve molto a Luigi De Zarlo, giocatore con doppia cittadinanza, argentina e italiana, che sfuggendo alla miseria del suo paese d’origine, si salvò dalla strada diventando calciatore semiprofessionista in Italia. Adesso Luigi De Zarlo, o Luis come preferisce essere chiamato, ha 80 anni, una moglie, due figli, un nipote, un autolavaggio in via Mattei a Marina di Massa e combatte da 6 anni contro una neoplasia al polmone: dopo anni di malattia, sentendo un forte senso di riconoscenza non solo verso quello che è stato il Paese che si è preso cura di lui, ma anche verso l’ospedale carrarese che in questi anni lo sta aiutando a lottare contro il cancro, ha voluto raccontare la dedizione e la professionalità che ha conosciuto nel reparto oncologico di day hospital del 4° piano della struttura ospedaliera di Carrara. Una riconoscenza che nel caso di Luis De Zarlo fa rima con generosità, tant’è che per esempio, due giorni prima di Natale ha fatto recapitare in reparto due grosse torte alla frutta direttamente provenienti dai laboratori della pasticceria tra le migliori di Marina di Massa. «Io vi porto nel cuore» ha detto Luis parlando alle infermiere. Una riconoscenza che si spiega, secondo il dottor Andrea Mambrini primario del reparto di Oncologia, se si impara a conoscere la filosofia seguita dall’équipe del personale medico e paramedico del reparto: «Noi ci teniamo molto che i nostri pazienti si sentano come a casa-ha spiegato il primario- la cosa più importante è avere le cure migliori a disposizione di tutti i cittadini e in più noi i occupiamo non solo del paziente e della malattia, ma della persona: questo fa la differenza». Il reparto di Carrara ha a disposizione 3 stanze di somministrazione con 21 posti e applica circa 30/35 somministrazioni chemioterapiche al giorno, grazie agli 8 medici e alle circa 11 infermiere che lavorano in reparto (3 si dividono tra Cararra, Pontremoli e Fivizzano): sono gli elementi portanti a sostegno del sistema oncologico sanitario carrarese, presente sul territorio provinciale assieme al reparto di oncologia di Fivizzano e di Pontremoli. A illustrare questi numeri, c’è Roberta Crudeli, prima caposala e ormai da qualche anno coordinatrice infermieristica dell’area oncologica: «Io sono qui dal ’97 ed è sempre stato fatto un lavoro di squadra-ha raccontato Roberta Crudeli- dove l’organizzazione si è sempre decisa insieme e dove soprattutto si cerca di prendere a carico la persona nella sua globalità: qua abbiamo un ambulatorio di estetica oncologica con podologa, estetista, parrucchiera, trucco permanente, insegnante di educazione fisica, perché cercare di curare anche la propria immagine aiuta a stare meglio». Il reparto possiede inoltre da 15 anni una libreria, da cui si possono liberamente prendere a prestito i libri e ogni giovedì mattina i volontari dell'associazione Lav, vanno in reparto per leggere e tenere compagnia ai pazienti. Senza considerare i concerti di musica classica con il pianoforte a coda che si trova all’ingresso del reparto. Tra le infermiere c’è Daniela Dani che lavora in oncologia a Carrara da 25 anni che ha scelto deliberatamente di lavorare in oncologia dopo aver visto la madre spegnersi a causa del cancro. Il dottor Vincenzo Mondello, responsabile medico dell’Unità di Cure palliative e Terapia antalgica, che dopo 40 anni di servizio sta per congedarsi in pensione: «Impariamo molto dai nostri pazienti per la vita di tutti i giorni-ha raccontato con tono sereno il medico- insegnano una consapevolezza che ci aiuta a vivere l’oggi».

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