Sicurezza
Il ritorno di Bufo stoppato dalla Failla
Il presidente del tribunale di Massa nel 2014 aveva scritto al Csm dopo il parere positivo del Consiglio al trasferimento
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MASSA. Prima dell’estate del 2014 il giudice Roberto Bufo, arrestato nell’inchiesta “La giustizia di Zorro”, insieme ad altre sei persone, aveva presentato domanda per essere trasferito al tribunale di Massa. Le sue intenzioni si sono capite anni dopo con le intercettazioni telefoniche e ambientali del nucleo investigativo dei carabinieri di Massa Carrara («Lì c’è una miniera d’oro» e «Se prendiamo i fallimenti a Massa sarà una cascata di diamanti»), ma allora c’era già chi non voleva che quel magistrato tornasse dove era stato sostituto procuratore più di dieci anni prima. Ed era il presidente del tribunale apuano, Maria Cristina Failla. Che appena aveva saputo che il Consiglio superiore della magistratura aveva accolto la richiesta di Bufo aveva scritto al Csm spiegando perché era impossibile che il collega potesse insediarsi ai piedi delle Apuane. Per scardinare quel parere positivo la Failla ha utilizzato la legge: Bufo era stato candidato al parlamento europeo nel distretto giudiziario di Massa (cioè la corte di appello di Genova) ed era stato anche candidato nella lista di Stefano Benedetti alle comunali. Che gli aveva promesso un posto da assessore in caso di vittoria. Quindi non poteva tornare. E infatti il Consiglio superiore della magistratura, suo malgrado, cambiò il parere da positivo a negativo.
Ma il ritorno di Bufo al di fuori dell’aspetto formale (la sua doppia candidatura, conclusasi sempre con la mancata elezione) avrebbe creato problemi per altri aspetti. Ovvero: quando aveva lasciato la procura nel 2002 i colleghi avevano tirato un sospiro di sollievo. Aveva insinuato dubbi sul sostituto procuratore Paolo Puzone (oggi giudice della sezione civile) sostenendo che aveva intralciato una sua inchiesta.: Puzone ne era uscito pulito, la sua condotta è stato accertato era stata limpida e lineare. Non contento Bufo aveva tirato in ballo, a livello penale, impiegati e funzionari per una storia di assenteismo, che il giudice Giovanni Sgambati aveva concluso con il proscioglimento degli indagati perché in fatto non c’era. Ma il magistrato i problemi li aveva avuti anche con la stessa Failla, che aveva anche dato il via al provvedimento disciplinare che lo aveva colpito sollevando parecchi dubbi sulla condotta del collega. Insomma la domanda non poteva andare avanti e così il sodalizio con Roberto Ferrandi non era decollato come avrebbero voluto i due. Anche in caso di trasferimento a Massa, oerò, Bufo avrebbe dovuto fare i conti con il presidente del tribunale che difficilmente lo avrebbe mandato al fallimentare. Anche se Failla preferisce non commentare, è facile intuire che non si fidava. Tanto che in una delle tante intercettazioni si parla proprio di lei: «Speriamo diventi sindaco di La Spezia (si era candidata), così si leva di torno». Invece è rimasta al suo posto e nel frattempo il nucleo investigativo dei carabinieri ha messo sotto inchiesta sia il magistrato della sezione civile di Pisa sia l’incaricato delle vendite giudiziarie al tribunale di Massa nell'ambito delle esecuzioni civili.
Un’indagine che prosegue, con l’apertura dei documenti relativi alle vendite combinate dal metodo Ferrandi, quello che il commercialista stesso - secondo gli inquirenti - definiva «pacchetto completo». Presto verranno convocate in caserma le persone che quel pacchetto lo hanno accettato per trarne benefici. (d.d.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Ma il ritorno di Bufo al di fuori dell’aspetto formale (la sua doppia candidatura, conclusasi sempre con la mancata elezione) avrebbe creato problemi per altri aspetti. Ovvero: quando aveva lasciato la procura nel 2002 i colleghi avevano tirato un sospiro di sollievo. Aveva insinuato dubbi sul sostituto procuratore Paolo Puzone (oggi giudice della sezione civile) sostenendo che aveva intralciato una sua inchiesta.: Puzone ne era uscito pulito, la sua condotta è stato accertato era stata limpida e lineare. Non contento Bufo aveva tirato in ballo, a livello penale, impiegati e funzionari per una storia di assenteismo, che il giudice Giovanni Sgambati aveva concluso con il proscioglimento degli indagati perché in fatto non c’era. Ma il magistrato i problemi li aveva avuti anche con la stessa Failla, che aveva anche dato il via al provvedimento disciplinare che lo aveva colpito sollevando parecchi dubbi sulla condotta del collega. Insomma la domanda non poteva andare avanti e così il sodalizio con Roberto Ferrandi non era decollato come avrebbero voluto i due. Anche in caso di trasferimento a Massa, oerò, Bufo avrebbe dovuto fare i conti con il presidente del tribunale che difficilmente lo avrebbe mandato al fallimentare. Anche se Failla preferisce non commentare, è facile intuire che non si fidava. Tanto che in una delle tante intercettazioni si parla proprio di lei: «Speriamo diventi sindaco di La Spezia (si era candidata), così si leva di torno». Invece è rimasta al suo posto e nel frattempo il nucleo investigativo dei carabinieri ha messo sotto inchiesta sia il magistrato della sezione civile di Pisa sia l’incaricato delle vendite giudiziarie al tribunale di Massa nell'ambito delle esecuzioni civili.
Un’indagine che prosegue, con l’apertura dei documenti relativi alle vendite combinate dal metodo Ferrandi, quello che il commercialista stesso - secondo gli inquirenti - definiva «pacchetto completo». Presto verranno convocate in caserma le persone che quel pacchetto lo hanno accettato per trarne benefici. (d.d.)
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