La protesta
I Superforni di Rinaldi in tutto il mondo
di ALDO ANTOLA
Da Massa l’epopea partita nel dopoguerra E nel 1974 una fornitura anche sulla Vespucci
5 MINUTI DI LETTURA
È una di quelle aziende che produce e porta ricchezza vera nella zona unendo l’iniziativa, l’intelligenza dirigenziale ed una mano d’opera specializzata per esportare la sua apprezzata produzione di forni elettrici per panifici, pasticceria, pizza e derivati in Italia e nel mondo. Nata nel 1946 ora dispone di 6. 000 metri quadrati di superficie coperta, si avvale di una rete commerciale organizzata in modo capillare e di concessionari distribuiti in tutto il globo. Dal piccolo laboratorio alla grande industria, propone una vasta gamma di prodotti di nuova generazione, frutto di una progettazione mirata alla massima affidabilità e al maggior comfort di utilizzo. E, come per molti altri imprenditori ed aziende massesi, l’iniziativa arriva da lontano nel tempo e nello spazio.
Questa volta “I Resistenti” sono la Rinaldi Superforni, ora srl, azienda situata nel bel mezzo di quello che resta della Zona Industriale e guidata dai fratelli Riccardo, Roberto e Renzo Rinaldi.
Come ci raccontano adesso i tre fratelli, la storia parte da lontano e nasce in Lombardia. Infatti, racconta Roberto 46 anni (Riccardo ne ha 49, Renzo 44) mentre i fratelli a turno ascoltano e continuano a dare indicazioni al resto dello staff, «tutto nasce dal nonno Agostino Rinaldi da Lecco che con la sua intraprendenza opera fra l’Alta Italia e la Germania, immagazzina nozioni elettriche e poi si trasferisce qui, in Toscana, a Marina di Massa».
Vediamo però, prima di proseguire a tracciare la storia Rinaldi, qual è stata la discendenza per arrivare all’attuale gestione. Dunque parte Agostino Rinaldi (classe 1905, scomparso nel 1974) ed appena in età da lavoro lo affiancano i figli Flavio, classe 1934 e Giorgio (1937, scomparso nel 2001). Poi arriva la terza generazione con i figli di Flavio (Roberta e Renato) che però decidono di intraprendere altre strade e sono i tre figli di Giorgio (Riccardo, Roberto e Renzo) che proseguono nell’attività. Ma è partita anche la quarta generazione. Vediamola. I figli di Riccardo, Gian Matteo 23 anni e Irene 21 stanno frequentando l’università al Politecnico di Milano ed hanno scelto rami importanti per l’azienda. Gianmatteo ingegneria matematica e Irene ingegneria gestionale, tanto per non lasciare niente al caso e tenere produzioni e mercati sotto controllo. I figli di Roberto e Renzo (Sofia, Matilde e Rebecca) invece sono ancora piccoli ed alle prese con i primi gradini dell’istruzione, per ora lasciano i problemi ai cuginetti più grandi. Ecco, questo è il quadro della dirigenza attuale e del futuro della Rinaldi Superforni. «Come detto all’inizio tutto nasce dalla grande capacità nell’apprendere e mettere in pratica tutto del nonno Agostino – riprende il racconto di Riccardo – che nella sua gioventù alternava lavori a Lecco a quelli in Germania ed alla Bosch poi tornato in Italia era venuto a Massa alla Iniex e da qui un suo amico, visto che si “intendeva” di elettricità gli chiese se poteva fare un forno per la sua pasticceria, riuscì tanto bene che decise di fermarsi, iniziò a riparare scaldabagni ad immersione, qualche impianto elettrico e poi decise di costruire forni elettrici. Il primo lo costruì a Marina di Massa dove abitavamo, nel dopoguerra, poi crebbe il bisogno di spazio e si trasferì nel viale Roma, successivamente in via Bordigona ed infine in questa struttura definitiva di via Dorsale». Poi i fratelli ci raccontano del momento attuale, della produzione e dei mercati. «Dopo una certa crisi abbiamo recuperato e stiamo attraversando un buon momento, stiamo facendo uno sviluppo importante e ci stiamo attrezzando sempre meglio per essere ancora più competitivi – dice Riccardo – perché la globalizzazione in corso non consente soste, seguiamo molto i mercati esteri e siamo continuamente impegnati (i tre fratelli) fra il lavoro in azienda ed i viaggi all’estero, per essere sempre aggiornati e seguire i clienti e le variazioni di gusti ed esigenze dei vari Paesi. Abbiamo una sezione engineering che si occupa di prodotti speciali, non solo industria alimentare ma anche applicazioni in altri settori, come essiccatoi per abrasivi, tunnel per protesi per case farmaceutiche tanto per citarne alcune». Per la promozione fate qualcosa di particolare? «Sosteniamo e collaboriamo con scuole di cucina, pizzerie e altre cose in tutta Italia, insomma per vendere le attrezzature dobbiamo anche preparare e insegnare i mestieri. Attualmente – prosegue Riccardo – stiamo lavorando a progetti con molte realtà nazionali e internazionali, dobbiamo stare attenti e seguire tutto, se non te lo vai a cercare il lavoro non ti arriva» chiude Riccardo dandoci la conferma del perché passa più tempo fuori, specialmente all’estero, che in azienda. In fabbrica ci pensano i fratelli a far funzionare tutto bene. Ma un pezzo di storia, Riccardo, Roberto e Renzo ci consigliano di chiederla «allo zio Flavio, che potrà fornirvi qualche curiosità e aneddoti importanti». Ed infatti andiamo a trovare Flavio Rinaldi, che malgrado sia in pensione non lascia il suo ufficio di via Bordigona. Puntuale ogni mattina si presenta nel suo ufficio dove alle pareti ci sono molte foto storiche, tante delle quali, insieme ai gagliardetti delle avversarie della sua Massese, serie B. Storia e nostalgia! «Per quanto riguarda la ditta – inizia Flavio – quello che ti hanno detto i ragazzi va sicuramente benissimo, sanno il fatto loro, posso darti qualche notizia sull’arrivo a Massa della nostra dinastia. Il babbo arrivò a Massa da Milano. Fra le altre ditte era stato alla Isotta Fraschini che se lo era conteso con la Magneti Marelli. Poi decise: tutti a Massa con un intermezzo ancora in Germania. Era un grande elettrotecnico, un suo amico lo volle insegnante all’Istituto tecnico (il Preside era lo storico Vanelli), poi andò alla Dalmine, ma non era nato per stare rinchiuso, si mise in proprio a fare fornelli, scaldabagni ed infine l’occasione del primo forno elettrico ad un amico, la Pasticceria Torre di Avenza. Tutto cominciò da lì». E sulla Massese di B? «Ti racconto del mio periodo alla Massese, ed alla fine ti svelo una chicca. Grande squadra costruita in tre anni, per la promozione in serie B organizzammo una grande festa da Oliviero con tanti ospiti famosi, del calcio ma anche della vita pubblica. Nel 1966 quando andò via Tongiani restò Vieri, entrai io che venni subito nominato vicepresidente insieme a Annibale Orsi. Costruimmo una bella squadra fino al grande salto in B. Poi non mi trovai d’accordo sulla sostituzione di Viviani dopo la partita con la Reggina e diedi le dimissioni». E la chicca? «Nel 1974 installammo un nostro forno da pane sulla Amerigo Vespucci» chiude con orgoglio il vicepresidente storico della Massese in B.
Questa volta “I Resistenti” sono la Rinaldi Superforni, ora srl, azienda situata nel bel mezzo di quello che resta della Zona Industriale e guidata dai fratelli Riccardo, Roberto e Renzo Rinaldi.
Come ci raccontano adesso i tre fratelli, la storia parte da lontano e nasce in Lombardia. Infatti, racconta Roberto 46 anni (Riccardo ne ha 49, Renzo 44) mentre i fratelli a turno ascoltano e continuano a dare indicazioni al resto dello staff, «tutto nasce dal nonno Agostino Rinaldi da Lecco che con la sua intraprendenza opera fra l’Alta Italia e la Germania, immagazzina nozioni elettriche e poi si trasferisce qui, in Toscana, a Marina di Massa».
Vediamo però, prima di proseguire a tracciare la storia Rinaldi, qual è stata la discendenza per arrivare all’attuale gestione. Dunque parte Agostino Rinaldi (classe 1905, scomparso nel 1974) ed appena in età da lavoro lo affiancano i figli Flavio, classe 1934 e Giorgio (1937, scomparso nel 2001). Poi arriva la terza generazione con i figli di Flavio (Roberta e Renato) che però decidono di intraprendere altre strade e sono i tre figli di Giorgio (Riccardo, Roberto e Renzo) che proseguono nell’attività. Ma è partita anche la quarta generazione. Vediamola. I figli di Riccardo, Gian Matteo 23 anni e Irene 21 stanno frequentando l’università al Politecnico di Milano ed hanno scelto rami importanti per l’azienda. Gianmatteo ingegneria matematica e Irene ingegneria gestionale, tanto per non lasciare niente al caso e tenere produzioni e mercati sotto controllo. I figli di Roberto e Renzo (Sofia, Matilde e Rebecca) invece sono ancora piccoli ed alle prese con i primi gradini dell’istruzione, per ora lasciano i problemi ai cuginetti più grandi. Ecco, questo è il quadro della dirigenza attuale e del futuro della Rinaldi Superforni. «Come detto all’inizio tutto nasce dalla grande capacità nell’apprendere e mettere in pratica tutto del nonno Agostino – riprende il racconto di Riccardo – che nella sua gioventù alternava lavori a Lecco a quelli in Germania ed alla Bosch poi tornato in Italia era venuto a Massa alla Iniex e da qui un suo amico, visto che si “intendeva” di elettricità gli chiese se poteva fare un forno per la sua pasticceria, riuscì tanto bene che decise di fermarsi, iniziò a riparare scaldabagni ad immersione, qualche impianto elettrico e poi decise di costruire forni elettrici. Il primo lo costruì a Marina di Massa dove abitavamo, nel dopoguerra, poi crebbe il bisogno di spazio e si trasferì nel viale Roma, successivamente in via Bordigona ed infine in questa struttura definitiva di via Dorsale». Poi i fratelli ci raccontano del momento attuale, della produzione e dei mercati. «Dopo una certa crisi abbiamo recuperato e stiamo attraversando un buon momento, stiamo facendo uno sviluppo importante e ci stiamo attrezzando sempre meglio per essere ancora più competitivi – dice Riccardo – perché la globalizzazione in corso non consente soste, seguiamo molto i mercati esteri e siamo continuamente impegnati (i tre fratelli) fra il lavoro in azienda ed i viaggi all’estero, per essere sempre aggiornati e seguire i clienti e le variazioni di gusti ed esigenze dei vari Paesi. Abbiamo una sezione engineering che si occupa di prodotti speciali, non solo industria alimentare ma anche applicazioni in altri settori, come essiccatoi per abrasivi, tunnel per protesi per case farmaceutiche tanto per citarne alcune». Per la promozione fate qualcosa di particolare? «Sosteniamo e collaboriamo con scuole di cucina, pizzerie e altre cose in tutta Italia, insomma per vendere le attrezzature dobbiamo anche preparare e insegnare i mestieri. Attualmente – prosegue Riccardo – stiamo lavorando a progetti con molte realtà nazionali e internazionali, dobbiamo stare attenti e seguire tutto, se non te lo vai a cercare il lavoro non ti arriva» chiude Riccardo dandoci la conferma del perché passa più tempo fuori, specialmente all’estero, che in azienda. In fabbrica ci pensano i fratelli a far funzionare tutto bene. Ma un pezzo di storia, Riccardo, Roberto e Renzo ci consigliano di chiederla «allo zio Flavio, che potrà fornirvi qualche curiosità e aneddoti importanti». Ed infatti andiamo a trovare Flavio Rinaldi, che malgrado sia in pensione non lascia il suo ufficio di via Bordigona. Puntuale ogni mattina si presenta nel suo ufficio dove alle pareti ci sono molte foto storiche, tante delle quali, insieme ai gagliardetti delle avversarie della sua Massese, serie B. Storia e nostalgia! «Per quanto riguarda la ditta – inizia Flavio – quello che ti hanno detto i ragazzi va sicuramente benissimo, sanno il fatto loro, posso darti qualche notizia sull’arrivo a Massa della nostra dinastia. Il babbo arrivò a Massa da Milano. Fra le altre ditte era stato alla Isotta Fraschini che se lo era conteso con la Magneti Marelli. Poi decise: tutti a Massa con un intermezzo ancora in Germania. Era un grande elettrotecnico, un suo amico lo volle insegnante all’Istituto tecnico (il Preside era lo storico Vanelli), poi andò alla Dalmine, ma non era nato per stare rinchiuso, si mise in proprio a fare fornelli, scaldabagni ed infine l’occasione del primo forno elettrico ad un amico, la Pasticceria Torre di Avenza. Tutto cominciò da lì». E sulla Massese di B? «Ti racconto del mio periodo alla Massese, ed alla fine ti svelo una chicca. Grande squadra costruita in tre anni, per la promozione in serie B organizzammo una grande festa da Oliviero con tanti ospiti famosi, del calcio ma anche della vita pubblica. Nel 1966 quando andò via Tongiani restò Vieri, entrai io che venni subito nominato vicepresidente insieme a Annibale Orsi. Costruimmo una bella squadra fino al grande salto in B. Poi non mi trovai d’accordo sulla sostituzione di Viviani dopo la partita con la Reggina e diedi le dimissioni». E la chicca? «Nel 1974 installammo un nostro forno da pane sulla Amerigo Vespucci» chiude con orgoglio il vicepresidente storico della Massese in B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
