La manifestazione
«Bisogna essere inattaccabili e spietati»
Le intercettazioni choc, Bufo sapeva di essere spiato: portiamo i cellulari in bagno, come nei film
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MASSA. «Le cose devono essere fatte per bene. Bisogna essere inattaccabili...però spietati. Basta andare dietro ai paladini, se ci sono 1000 euro per terra io non li prendo perchè perdo tempo... perchè abbiamo già perso troppi soldi. Appena mi arriva una curatele..».
«Inattaccabili e spietati» questo il diktat del giudice Roberto Bufo nella conversazione telefonica del 12 maggio del 2016 (una delle tante intercettate nel faldone di tremila pagine della procura) con il commercialista carrarese Roberto Ferrandi.
E ancora: «Sai che facciamo no, non bisogna lasciare niente allo stato. E dobbiamo fare cose veloci, rapide e indolori, troppi scemi in giro, troppa gente stupida».
Uno stile spregiudicato che non viene meno neppure quando sia Bufo che Ferrandi sospettano di essere intercettati. È proprio il giudice, in una conversazione dell’otto luglio del 2016 ad avanzare questo sospetto alla figlia di Ferrandi, Francesca: «Non parliamo al telefono» così Roberto Bufo apostrofa l’avvocata carrarese che vuole parlare di un incarico.
Un timore, quello di essere intercettati, che diventa sempre più pressante, tanto che il 28 settembre sempre del 2016 Ferrandi e Bufo, prima di iniziare una conversazione relativa a un incarico, portano i propri cellulari in bagno e Bufo addirittura sollecita Ferrandi ad aprire i rubinetti. «Vieni in bagno, in bagno, sai come fanno nei film? Vanno in bagno e fanno scorrere l’acqua».
(a.v.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Inattaccabili e spietati» questo il diktat del giudice Roberto Bufo nella conversazione telefonica del 12 maggio del 2016 (una delle tante intercettate nel faldone di tremila pagine della procura) con il commercialista carrarese Roberto Ferrandi.
E ancora: «Sai che facciamo no, non bisogna lasciare niente allo stato. E dobbiamo fare cose veloci, rapide e indolori, troppi scemi in giro, troppa gente stupida».
Uno stile spregiudicato che non viene meno neppure quando sia Bufo che Ferrandi sospettano di essere intercettati. È proprio il giudice, in una conversazione dell’otto luglio del 2016 ad avanzare questo sospetto alla figlia di Ferrandi, Francesca: «Non parliamo al telefono» così Roberto Bufo apostrofa l’avvocata carrarese che vuole parlare di un incarico.
Un timore, quello di essere intercettati, che diventa sempre più pressante, tanto che il 28 settembre sempre del 2016 Ferrandi e Bufo, prima di iniziare una conversazione relativa a un incarico, portano i propri cellulari in bagno e Bufo addirittura sollecita Ferrandi ad aprire i rubinetti. «Vieni in bagno, in bagno, sai come fanno nei film? Vanno in bagno e fanno scorrere l’acqua».
(a.v.)
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