Italia
Case comprate all’asta, si rischia il sequestro
Se saranno accertate irregolarità ci sarà la confisca del bene
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MASSA. Le case acquistate all'asta a Massa negli ultimi cinque anni sono sotto la lente di ingrandimento della procura.
Il pubblico ministero Alberto Dello Iacono ha fatto acquisire una quanti enorme di documenti relative alle vendite fatte attraverso il tribunale. Se verranno accertate delle irregolarità gli immobili verranno sequestrati, ma il rischio - per chi ha comprato - è che il bene venga confiscato.
È stata l'intuizione di un carabiniere del nucleo investigativo di Massa a dare il via all'indagine che ha portato all'arresto di sette persone, tra cui il giudice della sezione civile del tribunale di Pisa Roberto Bufo e il commercialista Roberto Ferrandi, incaricato delle vendite giudiziarie al tribunale di Massa nell'ambito delle esecuzioni civili.
Il nucleo stava seguendo i movimenti bancari di un gruppo di sinti quando l'ufficiale ha scoperto un interesse anomalo da parte di questi nomadi piemontesi per le aste che si tenevano a Massa.
Qui hanno capito che Ferrandi si stava spendendo troppo per questi tipi. E hanno messo sotto controllo pure lui, sicuri che prima o poi i sinti avrebbero ripagato la sua gentilezza.
Ed è stato il commercialista a mettere nei guai il giudice, che ignaro dell'inchiesta sul suo amico si è recato nell'ufficio di quest'ultimo per consegnarlo dei soldi. Ed è qui che gli inquirenti hanno filmato la scena che ha stralcio l'indagine in due tronconi: una a Massa e l'altra a Genova.
Le misure cautelari sono state necessarie per smaltellare l'associazione a delinquere ma il lavoro prosegue. Soprattutto ai piedi delle Apuane, dove sono attesi gli scossoni più importanti. Perché era a Massa che c'era, per usare le parole di Bufo, la "miniera d'oro".
E siccome le voci che ci fosse un brutto andazzo erano sempre più insistenti Arma e procura hanno deciso di fare piazza puliti. Arrestando il responsabile, ma non solo.
In attesa degli interogatori - che sono già stati fissati per la prossima settimana - dei protagonisti dell'affare aste truccate, si stanno già esaminando le pratiche delle vendite effettuate dal tribunale negli ultimi anni.
Perché al nucleo investigativo sono convinti (hanno la certezza) che il sistema ideato da Ferrandi abbia fatto comodo a molti. Ma chi ne ha approfittato adesso potrebbe pagare cara la scorciatoia illegale.
Se la vendita è stata viziata il bene verrà sequestrato. E la pena sarà, quindi, la confisca.
Nella maggior parte dei casi si tratta di vendite di anni fa: immobile restaurati per andarci ad abitare o per rivederli a terzi (qui la questione giuridica è un po’ più complicata).
Insomma, le manette scattate martedì mattina tra Pisa e Carrara sono niente a confronto al terremoto che si sta per abbattere su chi ha creduto di poter fare il furbetto e restare impunito.
(d.d.
ALTRI SERVIZI A PAG. 9.
Il pubblico ministero Alberto Dello Iacono ha fatto acquisire una quanti enorme di documenti relative alle vendite fatte attraverso il tribunale. Se verranno accertate delle irregolarità gli immobili verranno sequestrati, ma il rischio - per chi ha comprato - è che il bene venga confiscato.
È stata l'intuizione di un carabiniere del nucleo investigativo di Massa a dare il via all'indagine che ha portato all'arresto di sette persone, tra cui il giudice della sezione civile del tribunale di Pisa Roberto Bufo e il commercialista Roberto Ferrandi, incaricato delle vendite giudiziarie al tribunale di Massa nell'ambito delle esecuzioni civili.
Il nucleo stava seguendo i movimenti bancari di un gruppo di sinti quando l'ufficiale ha scoperto un interesse anomalo da parte di questi nomadi piemontesi per le aste che si tenevano a Massa.
Qui hanno capito che Ferrandi si stava spendendo troppo per questi tipi. E hanno messo sotto controllo pure lui, sicuri che prima o poi i sinti avrebbero ripagato la sua gentilezza.
Ed è stato il commercialista a mettere nei guai il giudice, che ignaro dell'inchiesta sul suo amico si è recato nell'ufficio di quest'ultimo per consegnarlo dei soldi. Ed è qui che gli inquirenti hanno filmato la scena che ha stralcio l'indagine in due tronconi: una a Massa e l'altra a Genova.
Le misure cautelari sono state necessarie per smaltellare l'associazione a delinquere ma il lavoro prosegue. Soprattutto ai piedi delle Apuane, dove sono attesi gli scossoni più importanti. Perché era a Massa che c'era, per usare le parole di Bufo, la "miniera d'oro".
E siccome le voci che ci fosse un brutto andazzo erano sempre più insistenti Arma e procura hanno deciso di fare piazza puliti. Arrestando il responsabile, ma non solo.
In attesa degli interogatori - che sono già stati fissati per la prossima settimana - dei protagonisti dell'affare aste truccate, si stanno già esaminando le pratiche delle vendite effettuate dal tribunale negli ultimi anni.
Perché al nucleo investigativo sono convinti (hanno la certezza) che il sistema ideato da Ferrandi abbia fatto comodo a molti. Ma chi ne ha approfittato adesso potrebbe pagare cara la scorciatoia illegale.
Se la vendita è stata viziata il bene verrà sequestrato. E la pena sarà, quindi, la confisca.
Nella maggior parte dei casi si tratta di vendite di anni fa: immobile restaurati per andarci ad abitare o per rivederli a terzi (qui la questione giuridica è un po’ più complicata).
Insomma, le manette scattate martedì mattina tra Pisa e Carrara sono niente a confronto al terremoto che si sta per abbattere su chi ha creduto di poter fare il furbetto e restare impunito.
(d.d.
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