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Bufo a Massa tra scontri e voglia di tornare

Bufo a Massa tra scontri e voglia di tornare

L’inchiesta sull’assenteismo lasciò strascichi polemici. Ma il magistrato meditava il trasferimento

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MASSA. Non era una cosa così campata in aria il ritorno di Roberto Bufo a Massa, il giudice arrestato nell'operazione Giustizia di Zorro, La sezione fallimentare del tribunale apuano ha perso il magistrato di riferimento da un paio di mesi e il presidente Maria Cristina Failla non aveva ancora trovato nessun sostituto perché non c'erano volontari nell'organico attuale. Ecco che il posto era vacante: la domanda di Bufo non avrebbe avuto alcun problema a essere accolta, perché i requisiti c'erano. Ma il suo ritorno era visto come una sorta di spauracchio da impiegati e funzionari che lo avevano incrociato negli anni in cui ai piedi delle apuane aveva fatto il sostituto procuratore. L'inchiesta sull'assenteismo dei dipendenti della giustizia - del 2000 - aveva messo nei guai parecchi amministrativi. E alla fine praticamente nessuno è stato condannato. Il giudice nella veste di pm diciotto anni fa aveva preso le mosse dalle assenze di un paio di impiegati: assenze talmente frequenti da non poter passare inosservate. Non solo: Bufo aveva scoperto dei ritardi nello svolgimento di alcuni iter procedurali davvero poco giustificabili. I reati contestati erano stati truffa ai danni dello Stato e interruzione di pubblico servizio. Come detto poi non emersero responsabilità. Anzi, tutti svolgevano il loro lavoro correttamente.

Ma Bufo a giudicare dalle accuse che gli vengono mosse dalla procura di Genova (competente per i magistrati che lavorano in Toscana, Massa esclusa) dal 2000 era cambiato. E come si legge in una intercettazione considerava la sezione fallimentare apuana "una miniera d'oro" sulla quale voleva mettere le mani per ingrandire il suo giro di affari. Chi lo conosce è pronto a mettere la mano sul fuoco per garantire che non lo ha fatto per i soldi, ma per aumentare il suo potere. "Al tribunale fallimentare di Massa avrebbe potuto gestire le vendite a suoi piacimento", confermano gli inquirenti. Anche perché alle esecuzioni immobiliari c'era l'amico Roberto Ferrandi, uno su cui poteva fare affidamento. I due avevano messo in piedi un sistema infallibile, ma a lungo andare le stranezze che accadevano nelle vendite all'asta sono state notate dal nucleo investigativo dei carabinieri di Massa. Gli uomini del tenente colonnello Tiziano Marchi hanno perfino filmato la consegnadella mazzetta.

Resta l'amarezza per il raggiro ideato sia ai danni dei semplici cittadini sia ai danni dell'erario. Perché l'indagine è partita nell'ottobre del 2015 ma il sodalizio tBufo Ferrandi probabilmente andava avanti da tempo. E per questo i carabinieri hanno sequestrato del materiale cartaceo in casa del magistrato e del professionista. Carte che riguardano operazioni passate per le aule di giustiaiza, Ma che di giusto non avevano nulla.d.d.

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di Redazione Massa