La manifestazione
«Le nostre cave non sono discariche»
La replica di Confindustria alle dichiarazioni del Procuratore Giubilaro in Commissione di inchiesta
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CARRARA. «Negli ultimi trenta anni c’è stato un continuo upgrading degli standard ambientali per le imprese del settore lapideo e questo processo è tutt’ora in atto. Si può pensare che non sia stato fatto abbastanza ma non si può certo negare che, tappa dopo tappa, le cose sono cambiate in modo sostanziale e, soprattutto, che di pari passo con l’intensificazione dei controlli, sono aumentate la sensibilità e le soglie di attenzione delle imprese per il rispetto delle normative ambientali» lo scrive la delegazione apuana di Confindustria Livorno Massa-Carrara, in una replica a distanza alle dichiarazioni del procuratore della Repubblica Aldo Giubilaro davanti alla Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati dello scorso 7 dicembre.
E in effetti, secondo gli industriali, di questo miglioramento dell’attenzione all’ambiente «non danno conto né rendono giustizia i quadri parossistici che presentano le nostre cave come “depositi incontrollati di rifiuti pericolosi”. Fermo restando che errori formali e casi di comportamenti devianti sono sempre possibili e che si può fare meglio - ammette Confindustria - tutto si può dire ma non che le cave siano “discariche incontrollate”«
«Gli sforzi sin qui sostenuti hanno prodotto risultati tangibili per molti prodotti; questo purtroppo non vale per una parte delle marmettole. Le procedure messe a punto per la raccolta degli oli esausti, gli imballaggi e per gli altri materiali utilizzati nelle cave sono codificate da tempo e tracciabili negli appositi registri. Nel caso delle marmettole si stanno diffondendo rapidamente specifiche soluzioni affinché siano raccolte e, in base alle loro caratteristiche, avviate (secondo la tracciabilità) ai trattamenti di riciclo o direttamente allo smaltimento».
«Queste procedure, per il momento, hanno risolto solo in parte il contenimento delle polveri dei piazzali di cava e dei dilavamenti per la pioggia. Il problema è al centro dell’attenzione sia degli organi preposti a rispetto dell’ambiente che delle imprese e dei loro tecnici. Negli ultimi dodici mesi sono cambiate molte cose: si sono intensificate le ispezioni, sono stati progettati nuovi sistemi di controllo e sono stati presi provvedimenti stringenti (sospensione attività di cave, nuovi disciplinari). In queste settimane, ancora, Regione ed Arpat stanno predisponendo nuove Linee guida che, si auspica, mettano ordine in un quadro normativo per generale ammissione ridondante e contraddittorio. Le imprese, nel frattempo, non sono state a guardare: è iniziata una rivisitazione dei sistemi idraulici di contenimento e di raccolta dei limi e dei dilavamenti nei piazzali, sono state acquistate apposite filtropresse mobili e macchine spazzolatrici e - conclude Confindustria - sono stati istituiti i registri delle operazioni di pulizia dei piazzali».
E in effetti, secondo gli industriali, di questo miglioramento dell’attenzione all’ambiente «non danno conto né rendono giustizia i quadri parossistici che presentano le nostre cave come “depositi incontrollati di rifiuti pericolosi”. Fermo restando che errori formali e casi di comportamenti devianti sono sempre possibili e che si può fare meglio - ammette Confindustria - tutto si può dire ma non che le cave siano “discariche incontrollate”«
«Gli sforzi sin qui sostenuti hanno prodotto risultati tangibili per molti prodotti; questo purtroppo non vale per una parte delle marmettole. Le procedure messe a punto per la raccolta degli oli esausti, gli imballaggi e per gli altri materiali utilizzati nelle cave sono codificate da tempo e tracciabili negli appositi registri. Nel caso delle marmettole si stanno diffondendo rapidamente specifiche soluzioni affinché siano raccolte e, in base alle loro caratteristiche, avviate (secondo la tracciabilità) ai trattamenti di riciclo o direttamente allo smaltimento».
«Queste procedure, per il momento, hanno risolto solo in parte il contenimento delle polveri dei piazzali di cava e dei dilavamenti per la pioggia. Il problema è al centro dell’attenzione sia degli organi preposti a rispetto dell’ambiente che delle imprese e dei loro tecnici. Negli ultimi dodici mesi sono cambiate molte cose: si sono intensificate le ispezioni, sono stati progettati nuovi sistemi di controllo e sono stati presi provvedimenti stringenti (sospensione attività di cave, nuovi disciplinari). In queste settimane, ancora, Regione ed Arpat stanno predisponendo nuove Linee guida che, si auspica, mettano ordine in un quadro normativo per generale ammissione ridondante e contraddittorio. Le imprese, nel frattempo, non sono state a guardare: è iniziata una rivisitazione dei sistemi idraulici di contenimento e di raccolta dei limi e dei dilavamenti nei piazzali, sono state acquistate apposite filtropresse mobili e macchine spazzolatrici e - conclude Confindustria - sono stati istituiti i registri delle operazioni di pulizia dei piazzali».
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