Il dolore
Ecco perché l’associazione a delinquere
Nelle prime quattro pagine dell’ordinanza di custodia cautelare spiegati i legami tra gli indagati
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MASSA-CARRARA. Sono ben 4 le pagine dell’ordinanza di custodia cautelare che servono al gip per spiegare le accuse di cui devono rispondere i sette arrestati: Roberto Ferrandi e la figlia Francesca, il giudice Roberto Bufo, Oberto Cecchetti di Roma ma ex giudice di pace a Carrara (tutti e quattro in carcere), Luca Paglianti di Pontedera, Virgilio Luvisotti di San Giuliano Terme e Giovanni Avino di Pisa (ai domiciliari).
Per quanto riguarda in particolare Bufo, innanzitutto, deve rispondere di associazione a delinquere perché insieme a Ferrandi padre e figlia, a Paglianti e Cecchetti, si associavano - secondo la pubblica accusa - per commettere «più delitti di corruzione in atti giudiziari, turbata libertà degli incanti, peculato e falso in atto pubblico». In particolare, sostiene il gip, Bufo «sfruttando le proprie funzioni di magistrato al tribunale di Pisa, promuoveva e organizzava l’associazione proponendo a Roberto Ferrandi, professionista incaricato delle esecuzioni immobiliari del tribunale di Massa e di cui lo stesso Bufo si era avvalso per ottenere l’assegnazione di immobili in asta, di pianificare - sostiene ancora l’accusa - e perseguire un numero indeterminato di appropriazioni di somme di denaro destinate allo Stato e provenienti dall’amministrazione di eredità giacenti e di amministrazioni di sostegno, chiedendo a Ferrandi di adoperarsi, come in effetti avveniva, per ottenere la partecipazione al programma criminoso della figlia Francesca, avvocato, appositamente fatta iscrivere negli elenchi del foro di Pisa per assumere gli incarichi relativi alle amministrazioni di sostegno e di curatela delle eredità giacenti che Bufo le avrebbe assegnato nello svolgimento delle proprie funzioni giudiziare. Il programma criminoso dichiarato e condiviso, sostiene il gip, all’interno del sodalizio era di «rubare il più possibile» e di attuare, come diciamo anche in altri articoli, la cosiddetta “giustizia di Zorro”, ovvero distogliere dalla loro naturale destinazione erariale somme derivanti dalla gestione di eredità giacenti dalla vendita di compendi ereditari e dalla rendicontazione delle amministrazioni di sostegno affidate alla stessa Francesca Ferrandi, valendosi del contributo dell’architetto Luca Paglianti, amico di Bufo e da quest’ultimo nominato perito per la valorizzazione degli immobili compendio delle eredità giacenti, con il ruolo - sostiene la pubblica accusa, di redigere valutazioni favorevoli alla loro immediata vendita, procacciando anche potenziali acquirenti e orientando la stima del valore degli immobili sulla base delle offerte ricevute; Bufo, sostiene l’accusa, si sarebbe avvalso anche di Oberto Cecchetti, altro suo amico, disponibile ad assumere il ruolo di creditore fittizio dei compendi ereditari alla Ferrandi, per occultare e dividere all’interno del gruppo, il ricavato di tali vendite eccedente il pagamento degli oneri ereditari e d’amministrazione, distogliendone inoltre una parte, fittiziamente rappresentata come debiti della massa ereditaria.
Per quanto riguarda in particolare Bufo, innanzitutto, deve rispondere di associazione a delinquere perché insieme a Ferrandi padre e figlia, a Paglianti e Cecchetti, si associavano - secondo la pubblica accusa - per commettere «più delitti di corruzione in atti giudiziari, turbata libertà degli incanti, peculato e falso in atto pubblico». In particolare, sostiene il gip, Bufo «sfruttando le proprie funzioni di magistrato al tribunale di Pisa, promuoveva e organizzava l’associazione proponendo a Roberto Ferrandi, professionista incaricato delle esecuzioni immobiliari del tribunale di Massa e di cui lo stesso Bufo si era avvalso per ottenere l’assegnazione di immobili in asta, di pianificare - sostiene ancora l’accusa - e perseguire un numero indeterminato di appropriazioni di somme di denaro destinate allo Stato e provenienti dall’amministrazione di eredità giacenti e di amministrazioni di sostegno, chiedendo a Ferrandi di adoperarsi, come in effetti avveniva, per ottenere la partecipazione al programma criminoso della figlia Francesca, avvocato, appositamente fatta iscrivere negli elenchi del foro di Pisa per assumere gli incarichi relativi alle amministrazioni di sostegno e di curatela delle eredità giacenti che Bufo le avrebbe assegnato nello svolgimento delle proprie funzioni giudiziare. Il programma criminoso dichiarato e condiviso, sostiene il gip, all’interno del sodalizio era di «rubare il più possibile» e di attuare, come diciamo anche in altri articoli, la cosiddetta “giustizia di Zorro”, ovvero distogliere dalla loro naturale destinazione erariale somme derivanti dalla gestione di eredità giacenti dalla vendita di compendi ereditari e dalla rendicontazione delle amministrazioni di sostegno affidate alla stessa Francesca Ferrandi, valendosi del contributo dell’architetto Luca Paglianti, amico di Bufo e da quest’ultimo nominato perito per la valorizzazione degli immobili compendio delle eredità giacenti, con il ruolo - sostiene la pubblica accusa, di redigere valutazioni favorevoli alla loro immediata vendita, procacciando anche potenziali acquirenti e orientando la stima del valore degli immobili sulla base delle offerte ricevute; Bufo, sostiene l’accusa, si sarebbe avvalso anche di Oberto Cecchetti, altro suo amico, disponibile ad assumere il ruolo di creditore fittizio dei compendi ereditari alla Ferrandi, per occultare e dividere all’interno del gruppo, il ricavato di tali vendite eccedente il pagamento degli oneri ereditari e d’amministrazione, distogliendone inoltre una parte, fittiziamente rappresentata come debiti della massa ereditaria.
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