Il Tirreno

«Devo tornare, è a Massa che c’è l’oro»

«Devo tornare, è a Massa che c’è l’oro»

Le intercettazioni che inguaiano il giudice Roberto Bufo, che fu anche pubblico ministero fino ai primi anni 2000

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. «Devo venire a lavorare a Massa perché è lì che c'è la miniera d'oro»: a parlare è il giudice del tribunale di Pisa Roberto Bufo intercettato dai carabinieri del nucleo intestigativo di Massa nell'inchiesta che ha portato al suo arresto e a quello di altre sei persone. Due filoni d'inchiesta, uno apuano e uno pisano, distinti tra loro ma collegati perché i protagonisti di questa colossale frode tra loro si conoscevano e facevano affari. Bufo, che mentre è al telefono parla di "giustizia di Zorro" per vantarsi della sua condotta, aveva ricoperto l'incarico di pm ai piedi delle Apuane negli Anni Novanta e fino all'inizio degli anni Duemila. Il collegamento tra lui e Roberto Ferrandi, professionista incaricato delle esecuzioni immobiliari del tribunale di Massa, era la figlia di quest'ultimo, Francesca, carrarese ma avvocato del foro di Pisa, incaricata della curatela di eredità giacenti e di amministrazioni di sostegno. Un giro ristretto che comprendeva altri quattro professionisti, necessari per il raggiro, tra i quali l’ex giudice di pace di Carrara Oberto Cecchetti.

L'indagine massese è partita nell'ottobre del 2015, quando al nucleo investigativo, coordinato dal tenente colonnello Tiziano Marchi, decidono di vederci chiaro sulle vendite all'asta di case, capannoni e terreni. C'era qualcosa che non quadrava agli inquirenti e così iniziano a mettersi alle costole del responsabile alle esecuzioni immobiliari. Non è facile però entrare nel meccanismo, perché i protagonisti stanno bene attenti a come si muovono. Verso la fine dell'anno commettono un errore, però, una telefonata allarga il cerchio fino alla città della Torre pendente. Ed è la figlia di Ferrandi, Francesca, a fornire lo spunto che di fatto coinvolge nell'affaire Bufo. A questo punto il sostituto procuratore Alberto Dello Iacono ne parla con il suo capo, Aldo Giubilaro, e insieme coinvolgono la procura di Genova, competente quando si tratta di indagare su magistrati che operano in Toscana (eccetto i colleghi di Massa-Carrara per cui è competente Torino perché appartenente al distretto giudiziario genovese).

Ed è qui che si comincia a intercettare seriamente il giudice Bufo e viene fuori veramente di tutto. Sono centinaia le telefonate registrate, e sono stati bravi gli uomini di Marchi, che non hanno mollato un centimetro.

Genova entra in azione nell'aprile del 2016, sei mesi dopo Massa. Ma in pratica occupandosi del filone pisano è la procura ligure a mettere mano sull'aspetto più interessante della vicenda: Bufo in pratica trova l'accordo con Ferrandi. Il magistrato abita a Marina di Carrara e i due non faticano a vedersi: gli inquirenti parlano tranquillamente di accordo criminale tra i due: il magistrato conferiva alla figlia del compare incarichi di curatela di eredità giacenti e di amministrazione di sostegno, si aggiudicava (anche indirettamente) immobili e terreni venduti a Massa. In cambio permetteva ad altri professionisti coinvolti nella gestione dei beni derivanti di appropriarsi di somme che avrebbero dovuto essere restituite all'erario e che derivavanodalla gestione e dalla vendita dei beni amministrati.

Ma Bufo voleva fare un ulteriore passo: tornare a Massa, stavolta non più da pubblico ministero ma da giudice per occuparsi in prima persona delle pratiche che gli interessavano. Non c'è riuscito per poco perché il tribunale di Massa adesso ha bisogno di magistrati, visto che se ne sono andati altri due negli ultimi mesi. E guarda caso è vacante il posto al tribunale fallimentare. Che nessuno vuole ricoprire. Insomma il suo ritorno non era così campato in aria.

(d.d.)

ALTRI SERVIZI A PAG. 2 E 3.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Trasporti

Traffico aereo ridotto in tutta Italia, problemi ai sistemi Enav: cosa sta succedendo ai voli

di Redazione web