Finanza
Aste pilotate: padre e figlia, complici e un rapporto speciale
CHI SONO GLI ARRESTATI. Bufo al commercialista: «Dì a tua figlia di venire martedì per due incarichi ma non per telefono». Lui la chiama: «Buone notizie, ma ora non te le posso dire»
CARRARA. Padre e figlia, un legame speciale. Ma per entrambi, ieri mattina nella loro abitazione di via Fiaschi ad Avenza, è scattato l’arresto in carcere. Il ragioniere commercialista Roberto Ferrandi, 65 anni, e la figlia Francesca, 29 (ne compirà 30 il prossimo aprile); lui aveva lo studio nel complesso Tuscania, ad Avenza ed è descritto da chi lo conosce come un professionista tutto casa e lavoro, poco partecipe delle iniziative conviviali dell’ordine; lei, una giovane che aveva scelto di iscriversi all’albo di Pisa dopo aver studiato a Roma, come appare dal profilo Linkedin, nella città della Torre aveva anche lo studio ma appunto era ancora residente con i genitori ad Avenza. Un legame stretto, che li ha portati ad essere coinvolti nell’inchiesta, più volte intercettati, sia con microspie che con telecamere. Temevano, come si vedrà, di essere interecettati.
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LE INTERCETTAZIONI
È il 30 settembre 2016, Roberto Bufo chiama Roberto Ferrandi.
Bufo: martedì deve venire tua figlia
Roberto Ferrandi: ce lo devo dire?
B: martedì mattina, so abbastanza libero, facciamo due incarichi
R: m’avevi detto di non dirglielo...
B: no no, diglielo, a venire a prendere l’incarico, non dire il contenuto
Più tardi, riprende la telefonata
Bufo: due incarichi
Roberto Ferrandi: la posso chiamare?
B: no... per telefono no, non usare il telefono
R: guarda, sono terrorizzato dal telefono.
Però papà Roberto non resiste e chiama lo stesso la figlia Francesca al telefono.
Francesca: dimmi
Roberto: stai sul treno?
F: no, sono al Forte
R: buone notizie, però non te lo posso dire per telefono, comunque martedì devi andare là
F: va bene
R: ecco, va bene, però tutto è subordinato che mi mandi quella email...
F: te la mando.
QUEI 46MILA EURO
È Il 4 ottobre 2016, parlano ancora padre e figlia. Si capisce, osservano gli inquirenti, che in occasione di una ricognizione eseguita da Francesca presso l’abitazione dell’amministrata Caciagli con alcuni familiari erano stati trovati 46mila euro in contanti, episodio di cui era a conoscenza anche Bufo, il quale sostiene l’accusa, aveva manifestato l’intenzione di fare “sopralluoghi preliminari”, proprio allo scopo di trovare ed eventualmente impossessarsi (ma questo ripetiamo, è l’ipotesi accusatoria che dovrà poi essere dimostrata) di eventuali valori. Questo progetto viene detto dalle immagini video dell’intercettazione ambientale nello studio di Ferrandi, il padre illustra alla figlia i dettagli di una conversazione avuta con Bufo e mimava il gesto dell’atto del “rubare”; notando il paradosso che a parlare così fosse un giudice, scoppiano a ridere. Da notare che per evitare di essere intercettati allontanano i telefonini dalla stanza, non sapendo che c’erano le telecamere in azione.
ANCORA SOLDI, CONVERSAZIONE A TRE
È il 14 novembre 2016, nello studio di Ferrandi ad Avenza ci sono Roberto Bufo e la figlia Francesca.
Bufo: ecco la mia amministratrice
Francesca: eccoci (ride)
Roberto: Guarda un po’ che ha ritrovato soldi.
Si tratta di duemila euro. L’argomento torna d’attualità il 19 novembre, sempre nell’ufficio di Ferrandi.
Bufo: ma non se li tiene i duemila euro che ha trovato? (riferendosi a Francesca, in quel momento assente)
Roberto Ferrandi: ma se è una str...
E si lamenta che in un’altra occasione era presente la moglie.
Roberto Ferrandi: aspetta io, l’altra volta quando sono andato su, io cercavo di vedere dentro (poi, osservano gli inquirenti, riportando verosimilmente le parole della moglie) “sta buono, lascia perdere” non mi ha fatto aprire il cassetto, non mi ha fatto aprire un cassetto. (m.b.)
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