Toscana
Castello di Tresana, finiti i lavori del primo restauro
L’iniziativa promossa dalla Fondazione Maneschi: «Un’opera complessa ma è un sogno che si concretizza»
3 MINUTI DI LETTURA
TRESANA. Se si chiede a Ginetta Maneschi, della Fondazione Maneschi, perché abbia voluto restaurare il castello di Tresana risponde candidamente: «Mi piace guardarlo, è una mia grande passione. Immagino le vite che sono vissute tra queste mura, come vivessero quale fosse la loro quotidianità. Il restauro ha anche voluto rendere onore a coloro che lo hanno costruito». Questa passione per l’antico maniero Ginetta Maneschi se la porta dentro sin da bambina, la famiglia Maneschi trae le sue origini dalla frazione di Riccò, quando lo guardava, da lontano, e magari fantasticava su come dovessero trascorrere le giornate i suoi occupanti. Nel corso dei decenni però l’incuria ha vinto, lasciando cadere l’edificio in un lento degrado, preda della vegetazione e di una struttura sempre più pericolante, segnata dallo scorrere del tempo. Un percorso lungo quello che ha condotto all’inaugurazione di domenica iniziato nel 2006: «L’idea di poter rendere di nuovo fruibile il castello è nata in questo periodo, quando ci informammo presso la Soprintendenza dei Beni Culturali se ci fossero i margini per agire, come Fondazione, alla quale ho dato il nome di mio padre, in un progetto di riqualificazione tramite un esproprio. In questo stesso anno abbiamo presentato un progetto per il suo recupero, ma la decisione finale è arrivata solamente nel 2009, quando abbiamo ricevuto il nulla osta».
Il primo cantiere d’intervento è stato aperto nel gennaio del 2010, non senza poche difficoltà: «La rocca – ci spiega Ginetta Maneschi – è inacessibile ai mezzi meccanici, quindi il trasporto del materiale è avvenuto tutto a mano, solo per consegnare le pietre che sarebbero servite al recupero della torre maestra è stato impiegato l’elicottero. Un lavoro molto arduo che ha visto impegnati i lavoratori della ditta, coraggiosi nell’affrontare questa sfida, pronti a confrontarsi con una vegetazione infestante ed una struttura pericolante». Otto anni intensi, che hanno riportato all’antico splendore una parte del castello, ai quali dovranno aggiungersene altri per poter giungere alla vera e propria conclusione dell’opera: «Il castello deve diventare un punto di riferimento territoriale non solo per Tresana, ma anche per la Lunigiana. Si sta già muovendo un interesse al di fuori dei confini lunigianesi per questa struttura, con visitatori che sono già giunti dalla Liguria e dal parmense per visitarlo. Questo indica che c’è interesse e deve diventare un faro per la promozione locale. La struttura, attraverso una convenzione stipulata con l’Amministrazione, sarà a disposizione per eventi e manifestazioni pubbliche per fare sì che la collettività ne possa beneficiare». Le prossime tappe del restauro riguarderanno un nuovo accesso al castello, partendo dalla piazza, e la torre quadrangolare. Per quest’ultima lo sforzo economico è notevole e Ginetta Maneschi conferma la possibilità che si possano creare eventi ad hoc per riuscire a trovare le risorse per dare il via a questo intervento. La Lunigiana si riappropria di un tassello fondamentale per il suo patrimonio storico e culturale, riappropriandosi anche di un senso del bello e di un attaccamento, un affetto, che solo chi ha amato incondizionatamente qualcosa sa riconoscere.
E come sottolinea il sindaco Matteo Mastrini, «Valorizzare quello che abbiamo è l'unico modo per aprirci a chi non conosce la nostra terra».
Cristiano Borghini
Il primo cantiere d’intervento è stato aperto nel gennaio del 2010, non senza poche difficoltà: «La rocca – ci spiega Ginetta Maneschi – è inacessibile ai mezzi meccanici, quindi il trasporto del materiale è avvenuto tutto a mano, solo per consegnare le pietre che sarebbero servite al recupero della torre maestra è stato impiegato l’elicottero. Un lavoro molto arduo che ha visto impegnati i lavoratori della ditta, coraggiosi nell’affrontare questa sfida, pronti a confrontarsi con una vegetazione infestante ed una struttura pericolante». Otto anni intensi, che hanno riportato all’antico splendore una parte del castello, ai quali dovranno aggiungersene altri per poter giungere alla vera e propria conclusione dell’opera: «Il castello deve diventare un punto di riferimento territoriale non solo per Tresana, ma anche per la Lunigiana. Si sta già muovendo un interesse al di fuori dei confini lunigianesi per questa struttura, con visitatori che sono già giunti dalla Liguria e dal parmense per visitarlo. Questo indica che c’è interesse e deve diventare un faro per la promozione locale. La struttura, attraverso una convenzione stipulata con l’Amministrazione, sarà a disposizione per eventi e manifestazioni pubbliche per fare sì che la collettività ne possa beneficiare». Le prossime tappe del restauro riguarderanno un nuovo accesso al castello, partendo dalla piazza, e la torre quadrangolare. Per quest’ultima lo sforzo economico è notevole e Ginetta Maneschi conferma la possibilità che si possano creare eventi ad hoc per riuscire a trovare le risorse per dare il via a questo intervento. La Lunigiana si riappropria di un tassello fondamentale per il suo patrimonio storico e culturale, riappropriandosi anche di un senso del bello e di un attaccamento, un affetto, che solo chi ha amato incondizionatamente qualcosa sa riconoscere.
E come sottolinea il sindaco Matteo Mastrini, «Valorizzare quello che abbiamo è l'unico modo per aprirci a chi non conosce la nostra terra».
Cristiano Borghini
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
