Il Tirreno

«Acqua di nuovo pubblica», proposta M5S

«Acqua di nuovo pubblica», proposta M5S

L’idea illustrata ai cittadini in un incontro svolto all’interno della galleria Sanzo, molti i partecipanti

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MASSA. Rendere nuovamente pubblica l’acqua costerà caro, ma la legge regionale che il Movimento Cinque Stelle propone per riappropriarsi del bene primario «è un primo passo fondamentale per spezzare le catena della gestione idrica».

E i pentastellati hanno aperto un dibattito pubblico – consultabile anche online sulla loro piattaforma Rousseau – per accettare proposte per modificare e migliorare la nuova legge, che verrà portata in consiglio regionale entro la fine del mese di gennaio 2018. All’incontro organizzato dal Movimento Cinque Stelle di Massa, che si è tenuto nella sede dei grillini in galleria Sanzio, la legge è stata discussa tra i presenti, alcuni dei quali rappresentanti dei comitati che ormai da anni si battono per l’uscita dal gestore idrico Gaia Spa.

«In Toscana l’acqua al momento è privata» ha esordito Paolo Menchini, che ha illustrato la legge regionale del M5S. Per ripubblicizzarla il Movimento propone una legge che andrebbe a modificare quella attuale numero 69 del 2011. L’iter da seguire a livello regionale prevede l’attesa delle scadenze degli enti che attualmente gestiscono i servizi idrici, nel caso di Gaia Spa, prevista per il 2030. E il costo stimato per l’operazione ammonta a 550 milioni di euro. «Un’operazione fattibile se c’è la volontà politica» – ha commentato il consigliere regionale del M5S, Giacomo Giannarelli. «Attualmente la Toscana ha altri mutui aperti di molti più soldi. È possibile chiedere un prestito di sei milioni e mezzo l’anno alla cassa di depositi e prestiti del fondo europeo. L’operazione permetterà di tornare a gestire in maniera trasparente ed efficiente l’acqua, dato che al momento gli utili ottenuti dalla gestione dell’acqua non vengono reinvestiti in opere di manutenzione o riqualificazione».

La legge prevede il mantenimento degli organi politici nell’Autorità idrica Toscana, con l’aggiunta di una rappresentanza civica che controlli direttamente l’Ait e che partecipi attivamente nelle decisioni finali in sede di assemblea. In aggiunta il Movimento indica necessario il ridisegno degli ambiti territoriali ottimali, ribattezzati Bio, bacini idrici ottimali, che secondo il M5S consentirebbero di tornare a gestire in autonomia comunale l’acqua. Ma è previsto anche un fondo solidale per le famiglie in stato di povertà e lo studio di sostenibilità per ogni comune coinvolto nella gestione dell’acqua.

«La modifica della legge regionale è l’unica possibilità concreta per poter ripubblicizzare l’acqua» – ha commentato Francesca Galloni del Popolo dell’acqua. «Ma vorremmo rimarcare la necessità di riconsiderare le tariffe, che sono così alte a causa dei costi di gestione del servizio».

Sulla partecipazione dei cittadini nelle assemblee dell’Ait, Giancarlo Casotti del comitato Mò basta ha affermato: «La proporzione dei cittadini in confronto ai sindaci non permetterà di avere voce in capitolo e il numero degli ambiti territoriali deve essere definito sin da subito».

Altra questione sollevata all’incontro è stata la quantità di acqua che attualmente Gaia Spa fattura. «Diversa – ha spiegato Ersilia Migliorini del comitato Acqua alla gola – rispetto a quella che preleva per questo chiediamo un organo pubblico che spieghi questa differenza. Per il resto la proposta del M5S è condivisibile».

Camilla Palagi

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