Sicurezza
Duplice delitto, dopo 4 anni manca la sentenza definitiva
Mentre Andrea Mazzi, condannato a trent’anni, attende che la Cassazione fissi la data dell’udienza, i supremi giudici hanno stabilito che bisogna rifare il processo di appello ad Adil Amroui
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MASSA. Sono passati più di quattro anni dal duplice omicidio di Natale, che costò la vita a due giovani montignosini - Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria -, entrambi freddati dalle coltellate sferrate da Andrea Mazzi nella notte tra il 24 e il 25 dicembre 2013. Eppure per quella storia non è stata detta ancora la parola definitiva. L’assassino è stato condannato a trenta anni in secondo grado, ma aspetta ancora la Cassazione. Quello che era stato ritenuto il suo complice, Adil Amroui, invece è stato condannato in primo e secondo grado a dieci anni per concorso al delitto di Fruzzetti. A luglio però la suprema corte ha cancellato ogni certezza: il processo d’appello ad Amroui è da rifare. I giudici hanno stabilito che «non ci fu il «concorso anomalo» del giovane italomarocchino nell’omicidio di Andrea: «Adil non sapeva che il killer avesse un’arma con sé e quindi non poteva prevedere che la usasse per colpire a morte il giovane montignosino (e anche Enrico Baria)», hanno scritto i magistrati accogliendo il ricorso dell’avvocato dell’imputato, Giorgio Zunino, e chiedendo alla corte di appello di Milano (Genova ne ha una sola ed è quella che ha già giudicato Amroui) di rifare il processo. Tenendo conto di questo elemento, dato che nelle motivazioni né Massa (il gip Ermanno De Mattia) in primo grado né il collegio del capoluogo distrettuale in secondo grado hanno spiegato perché hanno dato il concorso nell’omicidio. L’italomarocchino, condannato a 10 anni in entrambi i casi, così si vedrà ridotta la pena.
Sono quasi passati sei mesi dalla pronuncia della cassazione ma la corte di appello di Milano non ha fissato ancora l’udienza che dovrà riformulare la condanna. E Amroui si trova con l’obbligo di restare a casa nelle ore notturne e di non allontanarsi per nessun motivo dal Comune di Massa. Restrizioni alla libertà che secondo quanto dicono i supremi giudici dovranno essere cancellate, perché il reato che è stato contestato nei due gradi di giudizio è sbagliato: non ha concorso all’omicidio di Fruzzetti perché non poteva essere a conoscenza delle intenzioni di Mazzi.
A proposito di Mazzi, a quasi un anno dalla sentenza di appello - che ha confermato quanto stabilito dalla corte d’assise di Massa -la Cassazione non ha ancora fissato l’udienza per la sentenza definitiva. L’omicida ha evitato anche in secondo grado l’ergastolo e l’isolamento diurno in carcere, come aveva richiesto il procuratore generale Pio Macchiavello. Ed è stato merito del suo avvocato, Enzo Frediani, che a Genova ha bissato le richieste fatte a Massa: niente aggravanti, semmai attenuanti per il suo assistito. Dopo una camera di consiglio durata poco più di due ore, il presidente della giuria Alessia Carta, il giudice a latere Alberto Cardino e i giudici popolari avevano confermato quanto stabilito dai colleghi in primo grado. La pena è rimasta invariata: trenta anni. Decisione che ha scatenato le ire dei parenti dei due ragazzi uccisi, soprattutto della mamma di Barìa. (d.d.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Sono quasi passati sei mesi dalla pronuncia della cassazione ma la corte di appello di Milano non ha fissato ancora l’udienza che dovrà riformulare la condanna. E Amroui si trova con l’obbligo di restare a casa nelle ore notturne e di non allontanarsi per nessun motivo dal Comune di Massa. Restrizioni alla libertà che secondo quanto dicono i supremi giudici dovranno essere cancellate, perché il reato che è stato contestato nei due gradi di giudizio è sbagliato: non ha concorso all’omicidio di Fruzzetti perché non poteva essere a conoscenza delle intenzioni di Mazzi.
A proposito di Mazzi, a quasi un anno dalla sentenza di appello - che ha confermato quanto stabilito dalla corte d’assise di Massa -la Cassazione non ha ancora fissato l’udienza per la sentenza definitiva. L’omicida ha evitato anche in secondo grado l’ergastolo e l’isolamento diurno in carcere, come aveva richiesto il procuratore generale Pio Macchiavello. Ed è stato merito del suo avvocato, Enzo Frediani, che a Genova ha bissato le richieste fatte a Massa: niente aggravanti, semmai attenuanti per il suo assistito. Dopo una camera di consiglio durata poco più di due ore, il presidente della giuria Alessia Carta, il giudice a latere Alberto Cardino e i giudici popolari avevano confermato quanto stabilito dai colleghi in primo grado. La pena è rimasta invariata: trenta anni. Decisione che ha scatenato le ire dei parenti dei due ragazzi uccisi, soprattutto della mamma di Barìa. (d.d.)
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