Sicurezza
Pompieri indignati Stato d’agitazione per il servizio mensa
di Tommaso Silvi
Sale la rabbia dopo il cambio alla guida della ristorazione La ditta vincitrice dell’appalto si affida al “no comment”
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MASSA. Prosegue l’incubo dei vigili del fuoco. Ieri è stato proclamato addirittura lo stato d’agitazione a livello regionale. La rabbia dei pompieri è esplosa in seguito al cambio di gestione del servizio mensa nelle caserme della Toscana. Al posto della Camst, azienda che ha gestito il servizio fino al termine del 2017, è subentrata, dal 1 gennaio scorso, la Ri. Ca, ditta di Somma Vesuviana, in provincia di Napoli.
Cosa cambia. Per comprendere da dove proviene il disappunto dei vigili del fuoco, occorre fare un passo indietro. In provincia le caserme dei vigili del fuoco sono tre: Massa, Aulla e Carrara. Massa è la sede centrale, le altre due sono distaccamenti. Fino a tre giorni fa ogni caserma aveva la possibilità di cucinare pranzo e cena, grazie a una cuoca regolarmente assunta dalla ditta che curava il servizio in precedenza, ovvero la Camst. Col nuovo sistema la gestione dei pasti viene rivoluzionata.
A Massa rimane la mensa diretta, mentre ad Aulla e Carrara viene distribuito il pasto cosiddetto “veicolato”, preparato in un centro di cottura individuato dalla Ri. Ca. Il problema è che ogni giorno, nella tarda mattinata, in caserma viene consegnato un pacco con vaschette sigillate: questi pasti sono il pranzo e la cena del giorno successivo. In estrema sintesi: i pompieri mangiano prodotti confezionati anche 24 ore prima della consumazione. Una situazione, a detta dei pompieri, «che calpesta la nostra dignità in qualità di lavoratori».
Le richieste. «Il 15 e 23 dicembre scorsi sono stati inviati due documenti in cui, oltre a richiedere chiarimenti su alcuni quesiti posti – spiega il segretario regionale della federazione nazionale sicurezza, Massimiliano Del Sordo – si tentava di sensibilizzare la direzione regionale Toscana sul problema della fornitura del servizio mensa e sui numerosi problemi che ne sarebbero scaturiti. A oggi non abbiamo ancora avuto una risposta». I vigili del fuoco, dunque, chiedono che vengano riformulati gli accordi con la ditta, in modo che in ogni caserma si possa consumare il cibo preparato soltanto qualche ora prima, non del giorno precedente, come accade da inizio 2018. Nel frattempo, sembra che la Ri. Ca stia valutando di dotare i pompieri di buoni pasto.
Porte chiuse. Per avere una visione d’insieme della vicenda e per dare a una delle parti interessate la possibilità di esprimersi, ieri abbiamo provato a contattare la Ri. Ca, telefonando alla sede di Somma Vesuviana.
Dopo due telefonate andate a vuoto, in cui ci è stato risposto che non erano presenti le persone che avrebbero potuto risponderci, all’ennesimo tentativo di intervista ci è stato riferito che «l’azienda non è tenuta a parlare della questione col giornale, si tratta di dinamiche interne».
Porta chiusa in faccia. Smentita, intanto, l’indiscrezione che parlava di un incontro, ieri, tra i vertici dei vigili del fuoco e i rappresentanti della Ri. Ca. E il calvario dei pompieri continua.
Cosa cambia. Per comprendere da dove proviene il disappunto dei vigili del fuoco, occorre fare un passo indietro. In provincia le caserme dei vigili del fuoco sono tre: Massa, Aulla e Carrara. Massa è la sede centrale, le altre due sono distaccamenti. Fino a tre giorni fa ogni caserma aveva la possibilità di cucinare pranzo e cena, grazie a una cuoca regolarmente assunta dalla ditta che curava il servizio in precedenza, ovvero la Camst. Col nuovo sistema la gestione dei pasti viene rivoluzionata.
A Massa rimane la mensa diretta, mentre ad Aulla e Carrara viene distribuito il pasto cosiddetto “veicolato”, preparato in un centro di cottura individuato dalla Ri. Ca. Il problema è che ogni giorno, nella tarda mattinata, in caserma viene consegnato un pacco con vaschette sigillate: questi pasti sono il pranzo e la cena del giorno successivo. In estrema sintesi: i pompieri mangiano prodotti confezionati anche 24 ore prima della consumazione. Una situazione, a detta dei pompieri, «che calpesta la nostra dignità in qualità di lavoratori».
Le richieste. «Il 15 e 23 dicembre scorsi sono stati inviati due documenti in cui, oltre a richiedere chiarimenti su alcuni quesiti posti – spiega il segretario regionale della federazione nazionale sicurezza, Massimiliano Del Sordo – si tentava di sensibilizzare la direzione regionale Toscana sul problema della fornitura del servizio mensa e sui numerosi problemi che ne sarebbero scaturiti. A oggi non abbiamo ancora avuto una risposta». I vigili del fuoco, dunque, chiedono che vengano riformulati gli accordi con la ditta, in modo che in ogni caserma si possa consumare il cibo preparato soltanto qualche ora prima, non del giorno precedente, come accade da inizio 2018. Nel frattempo, sembra che la Ri. Ca stia valutando di dotare i pompieri di buoni pasto.
Porte chiuse. Per avere una visione d’insieme della vicenda e per dare a una delle parti interessate la possibilità di esprimersi, ieri abbiamo provato a contattare la Ri. Ca, telefonando alla sede di Somma Vesuviana.
Dopo due telefonate andate a vuoto, in cui ci è stato risposto che non erano presenti le persone che avrebbero potuto risponderci, all’ennesimo tentativo di intervista ci è stato riferito che «l’azienda non è tenuta a parlare della questione col giornale, si tratta di dinamiche interne».
Porta chiusa in faccia. Smentita, intanto, l’indiscrezione che parlava di un incontro, ieri, tra i vertici dei vigili del fuoco e i rappresentanti della Ri. Ca. E il calvario dei pompieri continua.
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