Il Tirreno

Caos farmacisti: idea contratto a termine

di Manuela D’Angelo
Caos farmacisti: idea contratto a termine

L’amministrazione ha proposto l’assunzione temporanea ai quattro lavoratori non assunti a causa del rinvio del consiglio

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MASSA. Il Comune di Massa chiama i quattro farmacisti rimasti fuori dal piano assunzioni 2017, prospettando loro l’unica soluzione possibile al momento: contratti a tempo determinato (possibili comunque sempre se il consiglio approva questo ormai famigerato bilancio consolidato 2016), in attesa della stabilizzazione, legata però alle tempistiche dell’approvazione di un altro bilancio, quello di previsione 2018 (nella migliore delle ipotesi a marzo). Inutile dire che i quattro farmacisti sono rimasti spiazzati dalla proposta, che valuteranno con i propri legali. Sara Buonocore, la giovane farmacista presto mamma, per problemi legati alla gravidanza non ha partecipato all’incontro, mandando al suo posto il padre. Poi però ci racconta: «Non ci hanno dato alcuna garanzia, non sappiamo neanche se riescono a farli questi contratti a tempo determinato; non sappiamo se, accettando, possa cambiare qualcosa per le future assunzioni. Insomma, stiamo valutando il da farsi».

«Mi hanno trattato come uno zerbino– dice Luca Neri, una famiglia da mantenere, dopo essersi licenziato da Apuafarma– ora il comune mi offre un contratto a tempo determinato, ma io ho lasciato un contratto a tempo indeterminato per colpa del Comune, e l’ho fatto perché avevo la possibilità di diventare funzionario farmacista. E comunque lo stipendio del prossimo mese non lo vedrò accreditato sul conto». Il pasticcio delle assunzioni però non si limita alla mancata approvazione del bilancio consolidato 2016. Tra le storie, paradossali, dei quattro farmacisti rimasti “fregati” dalle dinamiche politiche locali, c’è quella di Andrea Monfroni, 33 anni, utilizzato nelle farmacie comunali dal 2010.

Lui, di cause al Comune di Massa, ha intenzione di inoltrarne tre: la prima per il mancato adempimento dell’ultima delibera con cui gli si prospettava l’assunzione entro dicembre 2017; la seconda per essere stato utilizzato dalle farmacie comunali come interinale, nonostante fosse un farmacista in graduatoria, e la terza per avergli impedito di raggiungere i requisiti richiesti dalla legge Madia per l’assunzione. «Dal 2010 al 2015– racconta Monfroni– ho lavorato nelle farmacie comunali con contratti a tempo determinato – mi chiamavano per le stagioni, o per sostituire malattie, pescando dalla graduatoria comunale, come vuole la legge.

A dicembre 2015 mi informano che le modalità di chiamata sarebbero cambiate: il Comune non avrebbe più pescato dalla graduatoria, ma avrebbe provveduto tramite interinali. Il problema– continua Monfroni– nasceva a seguito delle cause di lavoro inoltrate dalle educatrici sociali, per cui anche i farmacisti e gli autisti di scuolabus sarebbero stati chiamati attraverso un’agenzia interinale. Per questo dovetti portare il mio curriculum alla GI Group. Con questo sistema ho continuato a lavorare per le farmacie comunali firmando l’ultimo contratto a giugno del 2017, per quattro mesi». E qui viene il bello: i quattro mesi permettono a Monfroni di accumulare in totale 37 mensilità che, per il nuovo decreto Madia, uscito proprio nell’estate del 2017, significano “assunzione a tempo indeterminato”. Ma secondo il Comune Monfroni, nel conteggio delle mensilità, non deve tener conto di quelle effettuate tramite interinale: «Sono folli– commenta il giovane– è il Comune che illegittimamente mi ha fatto contratti tramite agenzia interinale, senza pescare dalla sua graduatoria, e adesso vorrebbero togliermi oltre 10 mesi nel conteggio? ».

Quindi la beffa finale: «In Comune durante– dice Monfroni– mi hanno comunicato che io, avendo comunque accumulato 37 mensilità non potrò usufruire dei contratti a termine, come i miei tre colleghi, in attesa che approvino il bilancio, e risolvano la questione del piano assunzioni. Becco e bastonato. Ma ho intenzione di non mollare».

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