Il Tirreno

A 83 anni le serve la Tac: Asl la manda sull’Amiata

di Cinzia Chiappini
A 83 anni le serve la Tac: Asl la manda sull’Amiata

Per il controllo post dimissioni, il primo appuntamento era a Castel del Piano Per sottoporsi all’esame l’anziana dovrebbe affrontare un viaggio di 3 ore 

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CARRARA. Un viaggio di tre ore in auto, 257 chilometri, fino alle pendici dell’Amiata, per sottoporsi a una Tac. È la soluzione che il Centro Unico Prenotazioni dell’azienda Usl Toscana Nord Ovest ha proposto a una carrarese di 83 anni, per un controllo post dimissioni. Accade anche questo ai tempi del servizio sanitario di area vasta, in questo caso “vastissima”. Sì perché il presidio sanitario dove è stata indirizzata la signora, nel comune di Castel del Piano, si trova in provincia di Grosseto, fuori dai confini del territorio dell’azienda Nord-Ovest e all’interno di quelli della Azienda Usl Toscana sud est, nell’area battezzata “Amiata Grossetana”. A raccontare la storia è il figlio della signora, Giovanni Gandolfi, militante del Psi ed esponente di Federimpresa, assolutamente deciso a non far passare sotto silenzio quello che a suo parere è un caso clamoroso di disservizio.

Tutto inizia il 22 dicembre quando la signora Giovanna Marchi, che vive a Nazzano, è vittima di un piccolo incidente domestico. «È caduta in casa e l’ho portata io stesso al Pronto Soccorso, dove le sono stati diagnosticati una contusione al braccio e un trauma cranico non commotivo» racconta Gandolfi. Nulla di grave dunque per l’anziana anche se i medici decidono di ricoverarla per qualche giorno. La signora viene dimessa a Natale, con la prescrizione di effettuare alcuni esami di controllo post dimissioni.

«Ci hanno raccomandato di sottoporla a una serie di analisi per monitorare soprattutto il trauma cranico. La caduta le aveva provocato infatti una piccola emorragia, niente di preoccupante ma anche alla luce dell’età avanzata, a mia madre è stata prescritta una tac dopo 30 giorni dall’uscita dall’ospedale» prosegue il figlio.

Con il foglio di dimissioni in mano, il giorno dopo le dimissioni della madre, dunque il 26 dicembre, Gandolfi si reca al Cup interno al Noa, armato di impegnativa del medico ospedaliero, chiede un appuntamento per la tac.

E qui arriva la sorpresa: «L’impiegato del Cup mi ha detto che l’unico posto disponibile, nel periodo richiesto dai medici, era a Castel del Piano» rivela il figlio della paziente spiegando che l’operatore gli ha segnalato una disponibilità, per una tac in provincia, per i primi giorni di gennaio – troppo presto per le esigenze della madre – invitandolo comunque a rivolgersi al tecnico di radiologia, nei giorni successivi per verificare se nel frattempo si fossero liberati posti per una tac all’Ospedale delle Apuane.

Un’ipotesi, quest’ultima, tutt’altro che certa tanto che, ancora stupito per l’appuntamento fuori asl, Gandolfi dopo essersi documentato sull’esatta collocazione della sede dell’appuntamento, ha deciso di raccontare questa storia al nostro giornale. Sì perché Castel del Piano è un piccolo comune di nemmeno 5mila abitanti ai piedi dell’Amiata, in provincia di Grosseto, a una cinquantina di chilometri dal capoluogo. «Ci hanno dato appuntamento per il 23 gennaio alle 10. Questo significherebbe partire la mattina prestissimo, alle prime luci dell’alba e far affrontare a mia madre un viaggio davvero faticoso» spiega. In effetti solo per l’andata la la signora Marchi dovrebbe percorrere oltre 250 chilometri: si parla di un tragitto da oltre 3 ore, per una spesa di circa 43 euro di pedaggio. Moltiplicando tutto per due si capisce che si tratta di un’impresa davvero dispendiosa, in termini fisici – soprattutto per una persona anziana – ed economici, con un budget che tenendo conto non solo del pedaggio autostradale, ma anche della benzina si calcola nell’ordine delle centinaia di euro.

Interpellato sulla vicenda, il responsabile del Cup Enrico Raggi spiega che in effetti da fine novembre i pazienti dell’Asl Nord Ovest hanno a disposizione anche la possibilità di effettuare visite nel grossetano, il primo territorio dell’azienda Sud Est a entrare nella rete di area vasta. «Lo scopo è quello di rendere disponibile un’offerta maggiore. La prima scelta dovrebbe essere il posto più vicino al domicilio del paziente e poi ci si allontana, con l’obiettivo di rispettare le tempisti richieste dal medico» precisa il responsabile, parlando di un sistema in via di perfezionamento e probabilmente ancora da rodare. «Gli operatori dovrebbero sempre chiedere a chi si presenta allo sportello se l’opzione offerta è percorrribile» aggiunge il dottor Raggi che ha dato poi immediata disponibilità a verificare la possibilità di individuare soluzioni più agevoli per la signora Marchi, come del resto è previsto dalle procedure dell’azienda.

Una buona notizia dunque per l’anziana paziente e la sua famiglia che probabilmente riuscirà a scampare sia la trasferta sull’Amiata sia l’alternativa, sicuramente più costosa, in un centro privato. «Ringrazio Il Tirreno per aver raccolto e dato spazio alla mia segnalazione. Tengo a dire che l’ho fatto pensando a tutte quelle persone che non si possono permettere questi viaggi, per questioni logistiche o economiche» conclude Gandolfi, invitando l’azienda sanitaria a pensare ai suoi pazienti «non come numeri ma come persone».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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