Il Tirreno

Carabinieri indagati si decide il 31 gennaio davanti al gup

di Alessandra Vivoli
Carabinieri indagati si decide il 31 gennaio davanti al gup

Il procuratore capo si sfoga: mi ha ferito profondamente chi ha cercato di strumentalizzare questa indagine

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CARRARA. Il 31 gennaio è la data che il procuratore capo Aldo Giubilaro ha già fissato in agenda. È la data dell’udienza preliminare che dovrà decidere le sorti dei carabinieri coinvolti nella maxi indagine della Procura che, nei mesi scorsi ha scosso le caserme - e la comunità - della Lunigiana.

«Questa è l’indagine che mi ha creato il maggior numero di sofferenze - afferma il procuratore Aldo Giubilaro - Ho stima nell’Arma dei carabinieri e nei singoli, non avrei mai voluto indagare nei loro confronti. Ma ho fatto soltanto il mio dovere e vorrei che questo fosse davvero chiaro».

È un sassolino che si toglie dalle scarpe Aldo Giubilaro, al termine di un annodi super lavoro per la sua Procura. Un anno di grandi inchieste che hanno toccato punti nevralgici del territorio: dalla Curia di Massa Carrara e Pontremoli, con l’indagine su don Luca Morini, fino appunto all’Arma dei carabinieri. Sono oltre trenta - lo ricordiamo - i militari indagati a cui è stato notificato l'atto di chiusura delle indagini nei mesi scorsi, per l’inchiesta sui presunti abusi che avvenivano nelle caserme dei carabinieri della Lunigiana (Aulla e Licciana Nardi) ai danni di cittadini stranieri, e che ha portato anche all'arresto di alcuni militari.

Il procuratore vuole fare chiarezza: «Per vent’anni ho insegnato nelle scuole ufficiali, conosco bene l’Arma e ho grande stima nei confronti dei carabinieri- Mi è molto dispiaciuto il fatto che qualcuno possa aver pensato che ho fatto questa indagine strumentalmente, per fare carriera o per entrare in politica (c’è chi mi ha già scelto casacca e partito)».

«Questo voci, questo mi ha ferito, profondamente - continua il suo sfogo il procuratore capo Giubilaro - Chi ha pensato che l’indagine sui carabinieri fosse strumentale alla politica o alla carriera, davvero non ha capito chi sono e proprio non mi conosce. Io faccio il magistrato perché ce l’ho nel sangue, come ho nel sangue il desiderio di legalità e di giustizia».

Un concetto che il procuratore capo ci tiene a precisare ancora una volta con fermezza: «Quello che guida il mio lavoro è solo il desiderio di fare giustizia, per chi si rivolge alla Procura che sia un semplice cittadino o una qualsiasi altra persona - sottolinea - è solo questo che muove il mio operato, e per me fare il magistrato vuole dire questo, vuol dire agire in questo modo, senza secondi fini che non siano quelli della giustizia».

Infine dallo stesso procuratore capo arriva un messaggio preciso rivolto all’Arma dei carabinieri.

«L’indagine da me condotta - spiega - forse non è stata compresa a fondo nel suo spirito e per quello che voleva essere dalla stessa Arma dei carabinieri».

Il procuratore capo mette quindi bene le cose in chiaro e sgombra il campo dalle polemiche e da quelle che lui definisce strumentalizzazioni. E lo fa alla vigilia di uno snodo importante di una vicenda, e di una indagine, delicatissima.

Il prossimo 31 gennaio davanti al giudice delle udienze preliminari si deciderà, infatti, la sorte dei carabinieri iscritti sul registro degli indagati.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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