Il Tirreno

Il radiologo Sanguinetti si pente e confessa

Il radiolo Sanguinetti e il Noa
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Il radiolo Sanguinetti e il Noa

In un interrogatorio durato quattro ore conferma le accuse della procura. La laurea conseguita regolarmente

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MASSA. Quattro ore di interrogatorio, che sono servite al radiologo Franco Sanguinetti per ammettere le sue colpe. Ha confessato il medico del Noa arrestato dalla squadra mobile con l’accusa di assenteismo, ricettazione e falso, davanti al vice questore Antonio Dulvi Corcione e il sostituto procuratore Alessia Iacopini. Il professionista ha spiegato agli inquirenti come avvenivano le sue assenze dal lavoro e perché, poi la sua attività di basista della gang dei nomadi che rubavano negli appartamenti e infine la ricettazione. Non solo: ha parlato anche dell’estrazione del proiettile dalla gamba di un pregiudicato colpito durante un conflitto a fuoco. Un’operazione che si era resa necessaria per impedire alla ferita di infettarsi. Un caso isolato: Sanguinetti ha smentito di essere il chirurgo di fiducia della malavita. Una confessione comunque a trecentosessanta gradi che facilita il lavoro della procura, che vede confermato il castello accusatorio, ma che soprattutto potrebbe voler dire una attenuazione della misura cautelare per il camice bianco. Finite le feste la difesa dovrebbe presentare una richiesta di libertà per Sanguinetti, con buone speranze di strappare almeno i domiciliari.

Intanto la squadra mobile ha terminato gli accertamenti sul titolo di studio del medico effettuati per verificare che la laurea fosse stata effettivamente conseguita. Uno scrupolo e nulla più, visti i reati di cui è accusato il professionista. Uno scrupolo che però nasceva da alcune segnalazioni arrivate in questura. Anonime. Persone che avevano sollevato dei dubbi sull’iter accademico del radiologo. E così per cancellare ogni sospetto il vicequestore Corcione ha chiesto la documentazione del dottore, sia all’Asl e sia alla facoltà dove si è laureato. Mentre l’azienda sanitaria aveva risposto prontamente, per l’ateneo i tempi sono stati un po’ più dilatati. Ma gli inquirenti hanno chiuso l’accertamento entro Natale. Come previsto nessuna sorpresa. La confessione di Sanguinetti cristallizza questa prima fase di indagine, ma ne apre una seconda che servirà per toccare con mano il mondo che frequentava il radiologo. Intanto quasi tutti i monili sequestrati in casa dei due sinti arrestati con il medico, Sandro Baratta e Clotilde "Viola" Lafleur, sono stati restituiti ai legittimi proprietari, grazie alla “vetrina” online allestita dalle forze dell’ordine.

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