Sicurezza
buon bere
Oppilo, il borgo dove sbocciano le eccellenze
di Fabrizio Palagi
Un viaggio all’interno dell’azienda Benelli Vino e olio di qualità prodotti in Lunigiana
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PONTREMOLI . Un affascinante borgo agreste, Oppilo, immerso tra i monti spartiti fra tre regioni, dove produrre vino è già un’impresa. Se poi il vino in questione è anche buono, allora tale attività sfora nell’agricoltura eroica. Ecco quindi che, l’azienda podere Benelli, assume un valore aggiunto per il territorio incuneato tra i confini di Liguria, Emilia e Toscana, dove il sempreverde Orazio Benelli conduce, o meglio, prosegue con eccellenti risultati, l’attività iniziata da nonno Micheletto a fine Ottocento, i cui quattro figli sI spostarono in Francia per vendere mercerie e uno dei quali, Massimo, papà di Orazio Benelli, «Si occupò in seguito dei terreni di famiglia dati in mezzadria alla famiglia Fanti», rimarca lo stesso Orazio, di certo il decano degli imprenditori vitivinicoli che faticano non poco per contrastare questo lembo di estrema Lunigiana occidentale all’incalzare della vegetazione selvaggia «dato che non ci sono più, come un tempo, persone disposte a sacrificarsi per rispettare la ricchezza e l’autenticità dei nostri prodotti tipici, senza nessun complesso di inferiorità» sentenzia il battagliero imprenditore.
Risalendo la stradina che, nei pressi del casello autostradale, inizia a inerpicarsi verso la frazione di Oppilo e, successivamente, Arzelato, si arriva al pugno di antiche case dove è attiva l’azienda Benelli, anzi, podere e agriturismo, dato che è da tempo attiva una struttura ricettiva assai singolare, nella quale ci sono, sì, moderne comodità, ma dove si può anche rivivere scorci di antiche esistenze rurali.
Oppilo, borgo intatto fatto di pietra, incastonato in un polmone verde attorniato da boschetti e filari di viti dove, a circa quattrocento metri di altitudine, è attivo il podere Benelli. Oppilo, meno di dieci abitanti in bassa stagione, triplicati nell’estate.
Orazio Benelli è tornato a vivere qui, dopo gli oltre trent’anni di lavoro a Milano, in una grande azienda nazionale dove occupava un posto di grande responsabilità.
«Sono tornato alle origini – racconta Orazio – per ritrovare amici, coltivare la passione per il vino e riunirmi a mio fratello Luigi. Accanto a me ho Loredana, mia moglie e Paola, una delle figlie, che si occupa dell’agriturismo. La nostra produzione di vino e olio non è altissima, ma certo di eccellente qualità. Disponiamo di circa tre ettari di vigneti e di oltre 1200 piante di ulivo, tutto il nostro sforzo è indirizzato al recupero del vino da bere, abbinandolo a cibi a base di olio, di carni e di erbe spontanee dei campi, i famosi “erbi” , ottimi nelle centinaia di varietà di torte prodotte in ogni angolo della Lunigiana, tutte così eguali e diverse tra loro».
Una sorta di nicchia di mercato, dunque, quella che si trova visitando il podere Benelli, nelle cui antichissime cucine rurali vengono confezionati piatti da favola, accompagnati dai vini che fanno da colonna portante della produzione enologica, messi in fila con vari livelli di eccellenza che partono da “Bigoncio” , “Buono” , Inferiore” , “Torchiato” e Vinello” . «Cerchiamo di fare un vino equilibrato – sottolinea Orazio Benelli – offrendolo in degustazioni guidate in cucina. Prodotti di nicchia, messi in vetrina anche nella grande distribuzione, cercando di mantenere le loro caratteristiche base, dato che io sono il primo cliente dei miei vini».
Orazio Benelli è stato tra l’altro socio fondatore, a fine anni Novanta, della Condotta lunigianese di slow food, che si occupa del presidio per il testarolo artigianale, dell’agnello di Zeri, della marocca di Casola e così via.
Ha compiuto studi del settore enologico, diventando sommelier ed esperto di soluzioni per vitigni autoctoni, vinificando in purezza, oltre a sfruttare intuizioni imprenditoriali. «Facciamo un vino da “lunga beva” come si dice da noi e io sono un capitano di lungo sorso, un po’come tanti in un comprensorio declamato dal poeta pontremolese Luigi Poletti, nonché studioso e matematico dell’epoca, vissuto dal 1864 al 1967», conclude Orazio Benelli.
Risalendo la stradina che, nei pressi del casello autostradale, inizia a inerpicarsi verso la frazione di Oppilo e, successivamente, Arzelato, si arriva al pugno di antiche case dove è attiva l’azienda Benelli, anzi, podere e agriturismo, dato che è da tempo attiva una struttura ricettiva assai singolare, nella quale ci sono, sì, moderne comodità, ma dove si può anche rivivere scorci di antiche esistenze rurali.
Oppilo, borgo intatto fatto di pietra, incastonato in un polmone verde attorniato da boschetti e filari di viti dove, a circa quattrocento metri di altitudine, è attivo il podere Benelli. Oppilo, meno di dieci abitanti in bassa stagione, triplicati nell’estate.
Orazio Benelli è tornato a vivere qui, dopo gli oltre trent’anni di lavoro a Milano, in una grande azienda nazionale dove occupava un posto di grande responsabilità.
«Sono tornato alle origini – racconta Orazio – per ritrovare amici, coltivare la passione per il vino e riunirmi a mio fratello Luigi. Accanto a me ho Loredana, mia moglie e Paola, una delle figlie, che si occupa dell’agriturismo. La nostra produzione di vino e olio non è altissima, ma certo di eccellente qualità. Disponiamo di circa tre ettari di vigneti e di oltre 1200 piante di ulivo, tutto il nostro sforzo è indirizzato al recupero del vino da bere, abbinandolo a cibi a base di olio, di carni e di erbe spontanee dei campi, i famosi “erbi” , ottimi nelle centinaia di varietà di torte prodotte in ogni angolo della Lunigiana, tutte così eguali e diverse tra loro».
Una sorta di nicchia di mercato, dunque, quella che si trova visitando il podere Benelli, nelle cui antichissime cucine rurali vengono confezionati piatti da favola, accompagnati dai vini che fanno da colonna portante della produzione enologica, messi in fila con vari livelli di eccellenza che partono da “Bigoncio” , “Buono” , Inferiore” , “Torchiato” e Vinello” . «Cerchiamo di fare un vino equilibrato – sottolinea Orazio Benelli – offrendolo in degustazioni guidate in cucina. Prodotti di nicchia, messi in vetrina anche nella grande distribuzione, cercando di mantenere le loro caratteristiche base, dato che io sono il primo cliente dei miei vini».
Orazio Benelli è stato tra l’altro socio fondatore, a fine anni Novanta, della Condotta lunigianese di slow food, che si occupa del presidio per il testarolo artigianale, dell’agnello di Zeri, della marocca di Casola e così via.
Ha compiuto studi del settore enologico, diventando sommelier ed esperto di soluzioni per vitigni autoctoni, vinificando in purezza, oltre a sfruttare intuizioni imprenditoriali. «Facciamo un vino da “lunga beva” come si dice da noi e io sono un capitano di lungo sorso, un po’come tanti in un comprensorio declamato dal poeta pontremolese Luigi Poletti, nonché studioso e matematico dell’epoca, vissuto dal 1864 al 1967», conclude Orazio Benelli.
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