Il Tirreno

Marmo, la denuncia dei "piccoli": non ci vendono i blocchi

Una veduta delle cave
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Una veduta delle cave

In audizione in Comune grido d’allarme di Confartigianato Imprese: Ecco perché la lavorazione in loco è in difficoltà

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CARRARA. L'export del marmo in blocchi vola, come abbiamo scritto nella nostra edizione di ieri, ma Confartigianato Massa-Carrara lancia l’allarme: «Attenzione, vendono anzi i blocchi in Cina e in India puttosto che ai nostri laboratori».

Una segnalazione che è arrivata nell’ambito della audizione in Commissione marmo. Il presidente Stefano dell'Amico e l'Assessore Alessandro Trivelli stanno infatti raccogliendo proposte e suggerimenti per pianificare le iniziative future in vista della stesura del nuovo regolamento degli Agri Marmiferi che, a quanto è stato detto, sarà varato nel 2018. Confartigianato Imprese Massa-Carrara era presente con una delegazione formata dal Presidente di Carrara Mirco Felici, dal Segretario Generale Gabriele Mascardi e dal Consulente tecnico Pierlio Baratta; e, si spiega in una nota, «ha fatto una disamina delle condizioni critiche in cui versa attualmente il settore del lapideo per quel che riguarda la categoria delle Imprese Artigiane.Dato in controtendenza rispetto alle imprese di escavazione>.

«Anno difficile per la lavorazione». «Il 2017 – ha affermato Mirco Felici- è stato un anno difficile per la lavorazione del marmo, in cui non si sono ancora visti segnali di ripresa in molti mercati tradizionalmente forti. In un contesto dove rimane elevata l'esportazione e la vendita di blocchi grezzi ci auspichiamo un’inversione di tendenza, favorita anche dalla nuova Legge regionale 35 dove si vincola la conduzione di cava alla lavorazione in loco del 50% del materiale estratto in cava. Questa soglia minima - ha proseguito Felici- si spera possa venire ampiamente superata grazie ad un cambio di mentalità e di iniziativa diretta delle Aziende escavatrici interessate. In questo senso sarà decisiva la determinazione del significato di che cosa sarà considerato “lavorazione in loco”, auspicando non si tratti della sola segagione ma di una “lavorazione” qualificata orientata alla vendita del prodotto finito».
E poi, ecco uno dei punti chiave: «Sono state evidenziate inoltre le difficoltà che molti artigiani riscontrano nel reperire marmo per le loro lavorazioni, specialmente nei materiali pregiati, a causa della poca disponibilità dei blocchi lasciati per la lavorazione delle aziende locali, a prezzi decisamente elevati».
Un passaggio, aggiungiamo noi, che sarà da approfondire anche in vista della prossima definizione dei nuovi valori medi per la tassazione. Secondo le statistiche che pubblichiamo, curate da Imm su base Istat, nei primi nove mesi del 2017 il prezzo medio di esportazione di marmo in blocchi e lastre è 296 euro la tonnellata; per l’India, il prezzo scende a 191 euro la tonnellata di media, per la Cina risale a 334 euro la tonnellata. Cina e India da sole hanno assorbito i sette decimi della produzione.
«Serve un marchio». Un altro aspetto importante sottolineato da Felici è stata la necessità di incentivare la promozione del settore artigianale a livello istituzionale, «non solo con l'attività della Imm ma anche con la realizzazione di un Marchio della lavorazione “Made in Carrara”, promosso con adeguate politiche di marketing».
Felici ha concluso richiedendo «una pianificazione degli investimenti nel settore che non guardi solo alle grandi Aziende industriali, ma anche alle necessità delle micro-aziende del territorio. Una delle difficoltà maggiormente riscontrate riguarda l'accesso al credito, che spesso tiene conto solo di situazioni contingenti ma non dello storico delle piccole Aziende che compongono il tessuto produttivo artigianale di Carrara».
«Trasparenza sui dati». Confartigianato tramite il proprio consulente Pierlio Baratta, per quel che riguarda la gestione degli Agri marmiferi, ha richiesto poi «maggiore trasparenza in ordine all’accesso ai dati ed alle informazioni di settore per poter formulare ipotesi di sviluppo e promozione delle attività imprenditoriali in quanto la disponibilità dei dati di escavazione suddivisi per singola cava e per singoli materiali asportati è una condizione imprescindibile per poter inziare un ragionamento costruttivo tra imprese ed amministrazione».
In particolar modo Baratta ha chiesto informazioni in ordine alle modalità deliberative ed attuative del prossimo regolamento che andrà a definire le regole di base per una logica pianificazione degli investimenti al monte ed al piano.
«E i beni estimati?». Il segretario Gabriele Mascardi ha rivolto poi un invito alla commissione a chiarire la posizione dell’amministrazione sul regime dei cosiddetti beni estimati».
Ed ecco, in modo dettagliato, alcune delle richieste presentate da Confartigianato: specificare tempistiche e modalità con cui verrà varato il nuovo regolamento degli agri marmiferi in particolar modo cosa si intende per livelli territoriali ottimali onde garantire massima trasparenza e competitività nell’assegnazione delle concessioni di escavazione. Chiede inoltre di «specificare come, nell’ipotesi in cui l’amministrazione intendesse dare seguito al programma elettorale applicando la sentenza del 1995, saranno gestiti i beni appresi al patrimonio del Comune. Infatti da un lato ci si chiede chi sarebbe disposto a rischiare per una concessione su un bene di cui è posta in discussione la natura pubblico/privata. Dall altro ci si interroga sul come gli attuali proprietari possano pianificare le loro attività in un clima di incertezza che si va ad aggiungere al naturale rischio di impresa».
Altre richieste: specificare come sarà disciplinata la materia delle lavorazioni di almeno il 50% della produzione e se in questa produzione sono compresi solo i blocchi o anche informi e scaglie. Specificare l’incidenza sui volumi di escavato delle terre che, fra l’altro, lasciate al monte, incidono in materia di rischio idraulico».
Valore delle concessioni. Inoltre, Confartigianato chiede di mettere a punto «un valido sistema di Tracciabilità del materiale per determinare il canone concessorio; di specificare come si intende determinare il valore della concessione per le basi d ‘asta ed il canone annuale; di fornire i dati dell’escavazione suddivisi per singoli bacini estrattivi e per tipologia di materiale per scopi di ricerca economica e salvaguardia ambientale».
 

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