Il dolore
Perseguitava la ex, condannato
Il tribunale dei minori di Genova ha stabilito una pena di sette mesi per un diciassettenne apuano
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MASSA. È stato condannato a sette mesi perché ha rifiutato la messa in prova il diciassettenne che era accusato di aver perseguitato la sua ex fidanzata quindicenne. Lo ha deciso il tribunale dei minori di Genova, dopo che l’accusa aveva chiesto una pena di un anno e due mesi. Il difensore del giovane, l’avvocato Giuseppe Del Papa, però è riuscito a far circoscrivere il periodo contestato dalla procura: invece di quattro mesi uno soltanto. E quindi gli episodi in cui ha infastidito quella che una volta era la sua fidanzatina si sono ridotti drasticamente.
Merito anche dei testi chiamati a deporre da Del Papa che hanno in parte smentito le accuse della vittima, dicendo che era lei a cercarlo e che in un episodio in cui erano presenti anche loro non era andata proprio come riportato nella denuncia. Il quadro accusatorio così è stato ridimensionato, seppur nella sua gravità: l’imputato aveva anche aspettato la fidanzata all’uscita della scuola per insultarla davanti alle compagne. Lei aveva sopportato pazientemente, anche gli sputi quando si incrociavano per strada. Fino a quando non l’aveva picchiata e così era scattata la denuncia che aveva portato al fermo del minorenne. Era la fine di maggio. Da allora il ragazzo è stato portato in una casa famiglia.Dove ha passato sei mesi e quindi ha praticamente scontato la pena. Toccherà al giudice di sorveglianza stabilire come trascorrerà i trenta giorni restanti.
La coppia si era formata all’inizio dell’anno scolastico 2016/17, verso la fine di settembre. I due andavano d’amore e d’accordo, poi però la storia si era logorata rapidamente, a quanto pare per la gelosia del giovane. Che pretendeva che la sua fidanzata stesse sempre con lui e che non vedesse nessun altro, neanche le sue amiche. La quindicenne aveva sopportato finché aveva potuto ma a febbraio era stata costretta a troncare perché era troppo piccola per legarsi a una persona così morbosamente. Da quel momento per lei era stato un vero e proprio incubo: il diciassettenne voleva ricucire, tentava di farle capire che sarebbe cambiato. I messaggi prima d’amore si erano trasformati in parole d’odio. La minacciava, l’apostrofava nel peggiore dei modi. Lei aveva sopportato, perché sperava almeno di rimanere amica di quello che in fondo era stato il suo primo vero fidanzatino. Ma per i giudici quella condotta non ha fatto commettere alcun reato. Fino ad aprile, quando aveva alzato le mani.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Merito anche dei testi chiamati a deporre da Del Papa che hanno in parte smentito le accuse della vittima, dicendo che era lei a cercarlo e che in un episodio in cui erano presenti anche loro non era andata proprio come riportato nella denuncia. Il quadro accusatorio così è stato ridimensionato, seppur nella sua gravità: l’imputato aveva anche aspettato la fidanzata all’uscita della scuola per insultarla davanti alle compagne. Lei aveva sopportato pazientemente, anche gli sputi quando si incrociavano per strada. Fino a quando non l’aveva picchiata e così era scattata la denuncia che aveva portato al fermo del minorenne. Era la fine di maggio. Da allora il ragazzo è stato portato in una casa famiglia.Dove ha passato sei mesi e quindi ha praticamente scontato la pena. Toccherà al giudice di sorveglianza stabilire come trascorrerà i trenta giorni restanti.
La coppia si era formata all’inizio dell’anno scolastico 2016/17, verso la fine di settembre. I due andavano d’amore e d’accordo, poi però la storia si era logorata rapidamente, a quanto pare per la gelosia del giovane. Che pretendeva che la sua fidanzata stesse sempre con lui e che non vedesse nessun altro, neanche le sue amiche. La quindicenne aveva sopportato finché aveva potuto ma a febbraio era stata costretta a troncare perché era troppo piccola per legarsi a una persona così morbosamente. Da quel momento per lei era stato un vero e proprio incubo: il diciassettenne voleva ricucire, tentava di farle capire che sarebbe cambiato. I messaggi prima d’amore si erano trasformati in parole d’odio. La minacciava, l’apostrofava nel peggiore dei modi. Lei aveva sopportato, perché sperava almeno di rimanere amica di quello che in fondo era stato il suo primo vero fidanzatino. Ma per i giudici quella condotta non ha fatto commettere alcun reato. Fino ad aprile, quando aveva alzato le mani.
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