Il dolore
Il presepe dove il tempo si è fermato
di Camilla Palagi
50 statue meccaniche che attiravano gente da tutta Italia. Chiuso da 20 anni
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MASSA. L'ultimo Natale che ha celebrato è stato quello del 1997. Da allora le porte del presepe meccanico di Castagnetola si sono chiuse. Ma ancora oggi, dopo 20 anni, all'entrata del “presepe sul colle” di via Bergiola Vecchia, sono in molti a presentarsi per una visita. E forse all'orizzonte una riapertura c'è.
Da quel Natale che segnò la chiusura ufficiale del presepe qualcosa è cambiato. I congegni che un tempo davano vita ai 50 personaggi che animavano il presepe, ormai non funzionano più, incancreniti dal tempo trascorso senza che l'elettricità li rimettesse in moto e dalle condizioni meteorologiche che hanno in parte deturpato il loro aspetto. Ma le statue a dimensione naturale costruite artigianalmente dagli ideatori del complesso, ci sono ancora. E stanno lì a testimoniare un passato che non c'è più, di quello che è stato definito un vero e proprio museo etnografico. Il tempo si è fermato in questo piccolo angolo di Castagnetola baciato dal sole. La statua del falegname ha smesso di costruire la capanna che aveva in progetto. I tre pescatori che una volta lanciavano le esche in cerca di qualche pesce, sono rimasti immobili in quella posizione. La vasca un tempo piena di coloratissimi pesci, adesso è secca e con qualche ramoscello verde nato qua e là. E le cassette per le offerte libere, nemmeno a dirlo, sono vuote.
«Ma anche prima di chiudere» – racconta Roberto Tornaboni, erede del presepe - «non sono mai state troppo piene». E questo è uno dei motivi che ha portato il proprietario del presepe a chiudere i battenti dopo 27 anni di attività. «Il presepe offre momenti di sereno svago e di mistica contemplazione» cita un vecchio volantino ingiallito conservato da Roberto Tornaboni. Lui in quel presepe c'è praticamente nato e quando era bambino viveva l'intero villaggio come un immenso parco giochi di fronte casa. Tra le viuzze di quel piccolo presepe costruito dal padre Augusto Tornaboni e dagli zii Emilio Tornaboni e Paolo Bertelloni, ha passato la sua infanzia, e mostrarlo in quelle decadenti condizioni un po' gli fa male al cuore.
«Era bello» sussurra sospirando mentre ci accompagna nella visita del villaggio, dove, tra capanne dei greggi e casette dei contadini, l'impressione è quella di fare un viaggio indietro nel tempo. Nel 1970 il presepe, che all'epoca era aperto durante tutto l'anno, prende vita grazie all'ingegno del padre e dello zio, che quel luogo hanno amato e difeso finché erano in vita. Un presepe che durante la sua attività ha attirato visitatori da tutta Italia, e che è stato oggetto di vari articoli su riviste e giornali, a causa della genialità delle costruzioni, realizzate artigianalmente dai due. Ogni tanto gli ideatori aggiungevano nuovi personaggi alla collezione, che in tutto vanta 50 statue, e che al centro è dominata dal castello di Erode, con la guardia armata che continua, nonostante la chiusura, a puntare l'orizzonte, vigilando i passanti che arrivano in lontananza. L'anno della chiusura del presepe coincide con il verificarsi di una frana che investe molte case di Castagnetola. E anche il piccolo villaggio ne risente. Le operazioni di risistemazione del presepe costano e non poco. Così, a malincuore, Roberto Tornaboni è costretto a chiuderlo. Ma la storia di questo luogo potrebbe non concludersi così. Una piccola speranza di riapertura c'è. «Tra qualche anno andrò in pensione – racconta l'uomo - e tra i miei sogni nel cassetto c'è anche la riapertura di questo posto, che mio padre e mio zio realizzarono».
Da quel Natale che segnò la chiusura ufficiale del presepe qualcosa è cambiato. I congegni che un tempo davano vita ai 50 personaggi che animavano il presepe, ormai non funzionano più, incancreniti dal tempo trascorso senza che l'elettricità li rimettesse in moto e dalle condizioni meteorologiche che hanno in parte deturpato il loro aspetto. Ma le statue a dimensione naturale costruite artigianalmente dagli ideatori del complesso, ci sono ancora. E stanno lì a testimoniare un passato che non c'è più, di quello che è stato definito un vero e proprio museo etnografico. Il tempo si è fermato in questo piccolo angolo di Castagnetola baciato dal sole. La statua del falegname ha smesso di costruire la capanna che aveva in progetto. I tre pescatori che una volta lanciavano le esche in cerca di qualche pesce, sono rimasti immobili in quella posizione. La vasca un tempo piena di coloratissimi pesci, adesso è secca e con qualche ramoscello verde nato qua e là. E le cassette per le offerte libere, nemmeno a dirlo, sono vuote.
«Ma anche prima di chiudere» – racconta Roberto Tornaboni, erede del presepe - «non sono mai state troppo piene». E questo è uno dei motivi che ha portato il proprietario del presepe a chiudere i battenti dopo 27 anni di attività. «Il presepe offre momenti di sereno svago e di mistica contemplazione» cita un vecchio volantino ingiallito conservato da Roberto Tornaboni. Lui in quel presepe c'è praticamente nato e quando era bambino viveva l'intero villaggio come un immenso parco giochi di fronte casa. Tra le viuzze di quel piccolo presepe costruito dal padre Augusto Tornaboni e dagli zii Emilio Tornaboni e Paolo Bertelloni, ha passato la sua infanzia, e mostrarlo in quelle decadenti condizioni un po' gli fa male al cuore.
«Era bello» sussurra sospirando mentre ci accompagna nella visita del villaggio, dove, tra capanne dei greggi e casette dei contadini, l'impressione è quella di fare un viaggio indietro nel tempo. Nel 1970 il presepe, che all'epoca era aperto durante tutto l'anno, prende vita grazie all'ingegno del padre e dello zio, che quel luogo hanno amato e difeso finché erano in vita. Un presepe che durante la sua attività ha attirato visitatori da tutta Italia, e che è stato oggetto di vari articoli su riviste e giornali, a causa della genialità delle costruzioni, realizzate artigianalmente dai due. Ogni tanto gli ideatori aggiungevano nuovi personaggi alla collezione, che in tutto vanta 50 statue, e che al centro è dominata dal castello di Erode, con la guardia armata che continua, nonostante la chiusura, a puntare l'orizzonte, vigilando i passanti che arrivano in lontananza. L'anno della chiusura del presepe coincide con il verificarsi di una frana che investe molte case di Castagnetola. E anche il piccolo villaggio ne risente. Le operazioni di risistemazione del presepe costano e non poco. Così, a malincuore, Roberto Tornaboni è costretto a chiuderlo. Ma la storia di questo luogo potrebbe non concludersi così. Una piccola speranza di riapertura c'è. «Tra qualche anno andrò in pensione – racconta l'uomo - e tra i miei sogni nel cassetto c'è anche la riapertura di questo posto, che mio padre e mio zio realizzarono».
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