Sicurezza
Il marmo scappa Cina e India svuotano le cave
Cresce l’esportazione di blocchi non lavorati Lucchetti: «Progetti fermi in Usa e in Arabia»
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CARRARA. Gli Stati Uniti e gli Emirati rallentano le richieste, in Italia si importa meno materia prima. Calano le esportazioni di lavorati, ma aumenta la domanda di blocchi e lastre dall’estero, con Cina e India a fare da motore trainante, forti di un’industrializzazione che corre ad ampie falcate. È questa la fotografia del momento attuale del mercato del marmo. Una visione certificata dai numeri, quelli forniti dalla Internazionali di Marmi e Macchine di Carrara. Il focus sulla provincia conferma l’andamento nazionale: il distretto di Massa-Carrara, da luglio a settembre scorsi, ha esportato il 4,14% in meno di lavorati, inteso come valore, rispetto al 2016. Dei tra bacini del marmo in Toscana, comunque, il territorio provinciale è quello che perde meno. Lucca registra una perdita dell’8,9%, La Spezia crolla a –16,5%.
Le cause. Progetti che proseguono a singhiozzo e ascesa dei materiali artificiali. Sono queste le cause principali della frenata dell’export di marmo lavorato. «Il calo dell’export dei lavorati è dovuto a una molteplicità di fattori complessi e interconnessi fra loro. Fra questi, il rallentamento del mercato edile in nord America, dovuto alla difficile situazione economica». A parlare è Fabio Felici, presidente di Imm. «Un altro fattore è il boom dei materiali artificiali. Il cosiddetto “quarzo”, cioè il marmo artificiale, viene promosso direttamente dagli architetti, con la stessa “potenza di fuoco” che caratterizza il settore ceramico.
Architetti e designer – prosegue Felici – trovano conveniente specificare questi materiali che, in quanto prodotti industrialmente in serie, garantiscono un’uniformità di colore e caratteristiche che la pietra naturale, che non esce da un forno, non può garantire». . Blocchi e lastre. C’è un marmo che piange, quello tagliato e modellato, ma c’è anche un marmo che sorride. L’export di blocchi e lastre impenna: da gennaio a settembre di quest’anno, dall’Italia, sono state esportate poco più di un milione e 73mila tonnellate di blocchi e lastre di marmo. Il 34, 19% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le cifre, alla voce “lavorati in marmo”, sono molto meno felici: – 7, 2%.
L’ “oro bianco” mantiene il suo appeal, dunque, ma piace grezzo.
Super potenze. Blocchi e lastre di marmo in partenza dall’Italia finiscono soprattutto in India e in Cina, Paesi che hanno un peso enorme sull’export nazionale. Tradotto in cifre: il 70% di marmo “vergine” viene acquistato dalla due super potenze. «Sono due realtà che hanno fatto grandi passi avanti per ciò che riguarda l’industrializzazione. India e Cina – dice Erich Lucchetti, presidente della delegazione di Massa Carrara di Confindustria Livorno Massa Carrara – hanno impianti e macchinari per la lavorazione».
E sul calo della domanda di prodotti finiti, Lucchetti si dice amareggiato, anche se lascia intendere di essere fiducioso per il futuro: «Il mercato impone delle leggi e l’imprenditoria deve seguirle. Ci sono grandi progetti in ballo, in Arabia Saudita, negli Emirati e anche negli Stati Uniti, che dopo una buona e promettente fase iniziale hanno subìto un lieve arresto. Di conseguenza – prosegue Lucchetti – c’è un calo delle richieste di marmo lavorato».
Un andamento che rischia di avere ricadute sull’indotto locale. «Le imprese – puntualizza Lucchetti – spingono affinché aumenti l’esportazione di lavorati, solo che molti Paesi prendono il marmo e se lo lavorano in casa. Mentre in altri casi, come nel nord America, siamo penalizzati dalla concorrenza dei materiali artificiali. Comunque – conclude Erich Lucchetti – una volta ripartiti i progetti riprenderà anche l’esportazione di prodotti lavorati, c’è spazio per una ripresa».
Tommaso Silvi
Le cause. Progetti che proseguono a singhiozzo e ascesa dei materiali artificiali. Sono queste le cause principali della frenata dell’export di marmo lavorato. «Il calo dell’export dei lavorati è dovuto a una molteplicità di fattori complessi e interconnessi fra loro. Fra questi, il rallentamento del mercato edile in nord America, dovuto alla difficile situazione economica». A parlare è Fabio Felici, presidente di Imm. «Un altro fattore è il boom dei materiali artificiali. Il cosiddetto “quarzo”, cioè il marmo artificiale, viene promosso direttamente dagli architetti, con la stessa “potenza di fuoco” che caratterizza il settore ceramico.
Architetti e designer – prosegue Felici – trovano conveniente specificare questi materiali che, in quanto prodotti industrialmente in serie, garantiscono un’uniformità di colore e caratteristiche che la pietra naturale, che non esce da un forno, non può garantire». . Blocchi e lastre. C’è un marmo che piange, quello tagliato e modellato, ma c’è anche un marmo che sorride. L’export di blocchi e lastre impenna: da gennaio a settembre di quest’anno, dall’Italia, sono state esportate poco più di un milione e 73mila tonnellate di blocchi e lastre di marmo. Il 34, 19% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Le cifre, alla voce “lavorati in marmo”, sono molto meno felici: – 7, 2%.
L’ “oro bianco” mantiene il suo appeal, dunque, ma piace grezzo.
Super potenze. Blocchi e lastre di marmo in partenza dall’Italia finiscono soprattutto in India e in Cina, Paesi che hanno un peso enorme sull’export nazionale. Tradotto in cifre: il 70% di marmo “vergine” viene acquistato dalla due super potenze. «Sono due realtà che hanno fatto grandi passi avanti per ciò che riguarda l’industrializzazione. India e Cina – dice Erich Lucchetti, presidente della delegazione di Massa Carrara di Confindustria Livorno Massa Carrara – hanno impianti e macchinari per la lavorazione».
E sul calo della domanda di prodotti finiti, Lucchetti si dice amareggiato, anche se lascia intendere di essere fiducioso per il futuro: «Il mercato impone delle leggi e l’imprenditoria deve seguirle. Ci sono grandi progetti in ballo, in Arabia Saudita, negli Emirati e anche negli Stati Uniti, che dopo una buona e promettente fase iniziale hanno subìto un lieve arresto. Di conseguenza – prosegue Lucchetti – c’è un calo delle richieste di marmo lavorato».
Un andamento che rischia di avere ricadute sull’indotto locale. «Le imprese – puntualizza Lucchetti – spingono affinché aumenti l’esportazione di lavorati, solo che molti Paesi prendono il marmo e se lo lavorano in casa. Mentre in altri casi, come nel nord America, siamo penalizzati dalla concorrenza dei materiali artificiali. Comunque – conclude Erich Lucchetti – una volta ripartiti i progetti riprenderà anche l’esportazione di prodotti lavorati, c’è spazio per una ripresa».
Tommaso Silvi
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