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Malato di gioco: «Cominciò a chiedere soldi»
La sentenza sul caso Chisci, il cugino: «E appena ritirata la pensione, si fermava a tutte le macchinette»
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CARRARA. Il fondo Paolo Chisci lo ha toccato nove anni fa, alla morte dell’anziana madre che per tutta la vita aveva amato e accudito. Dopo il funerale si fece prestare i soldi per andare a ritirare le sue ceneri. Ma poi non lo fece e usò quei soldi per giocare alle slot machine.
Per Paolo Chisci è drammatico ricordare. Nel salotto della casa di riposo Vilma Falcione dove vive ormai da qualche anno (dopo aver dovuto vendere la sua casa) il cugino Andrea gli ha appena comunicato della vittoria in appello a Firenze dove la Asl di Viareggio è stata condannata al risarcimento del danno equitativo. Per non aver cioè informato lo stesso Chisci e i suoi parenti di uno degli effetti collaterali dei farmaci utilizzati per curare il tremore e la malattia: il gioco d’azzardo compulsivo. Ne viene colpito (da statistica) il 9% dei pazienti in cura per il Parkinson. L’ex commerciante carrarese di 78 anni, è uno di questi. Fra gratta e vinci e slot machine ha dilapidato 300mila euro. Cinquecento euro al giorno (ci sono gli assegni a testimoniarlo) solo di gratta e vinci.
«Io prima non avevo mai giocato, solo qualche volta alla tombola, a Natale, vincevo al massimo venticinquemila delle vecchie lire - fa fatica a raccontare Paolo - Per tre anni il gioco era il mio unico pensiero, quello che mi faceva alzare da letto la mattina. Non mi importava di vincere, solo di rimanere attaccato alle macchinette, o di grattare un biglietto dopo l’altro, fino a farmi diventare le dita blu».
«Lo sa come ce ne siamo accorti? Ha cominciato a chiedere soldi, di continuo - dice il cugino - Lui che era stato contabile del condominio in cui ha vissuto per anni, non aveva più soldi in banca. Lo abbiamo seguito un giorno, appena ritirata la pensione: si fermava in tutti i bar e si attaccava alle macchinette. All’inizio non riuscivamo a capire, non era mai stato così. Provammo a amministrare la pensione, ma lui andava a prelevare in banca, si è mangiato tutto».
Dalla scoperta degli effetti collaterali del farmaco con cui veniva curato alle battaglie legali la storia di Paolo Chisci solo ieri ha messo un punto fermo. Che forse, si augura il suo legale Riccardo Lenzetti, riuscirà ad aiutare tante altre persone in difficoltà.
(a.viv.)
ALTRO SERVIZIO A PAGINA 9 .
Per Paolo Chisci è drammatico ricordare. Nel salotto della casa di riposo Vilma Falcione dove vive ormai da qualche anno (dopo aver dovuto vendere la sua casa) il cugino Andrea gli ha appena comunicato della vittoria in appello a Firenze dove la Asl di Viareggio è stata condannata al risarcimento del danno equitativo. Per non aver cioè informato lo stesso Chisci e i suoi parenti di uno degli effetti collaterali dei farmaci utilizzati per curare il tremore e la malattia: il gioco d’azzardo compulsivo. Ne viene colpito (da statistica) il 9% dei pazienti in cura per il Parkinson. L’ex commerciante carrarese di 78 anni, è uno di questi. Fra gratta e vinci e slot machine ha dilapidato 300mila euro. Cinquecento euro al giorno (ci sono gli assegni a testimoniarlo) solo di gratta e vinci.
«Io prima non avevo mai giocato, solo qualche volta alla tombola, a Natale, vincevo al massimo venticinquemila delle vecchie lire - fa fatica a raccontare Paolo - Per tre anni il gioco era il mio unico pensiero, quello che mi faceva alzare da letto la mattina. Non mi importava di vincere, solo di rimanere attaccato alle macchinette, o di grattare un biglietto dopo l’altro, fino a farmi diventare le dita blu».
«Lo sa come ce ne siamo accorti? Ha cominciato a chiedere soldi, di continuo - dice il cugino - Lui che era stato contabile del condominio in cui ha vissuto per anni, non aveva più soldi in banca. Lo abbiamo seguito un giorno, appena ritirata la pensione: si fermava in tutti i bar e si attaccava alle macchinette. All’inizio non riuscivamo a capire, non era mai stato così. Provammo a amministrare la pensione, ma lui andava a prelevare in banca, si è mangiato tutto».
Dalla scoperta degli effetti collaterali del farmaco con cui veniva curato alle battaglie legali la storia di Paolo Chisci solo ieri ha messo un punto fermo. Che forse, si augura il suo legale Riccardo Lenzetti, riuscirà ad aiutare tante altre persone in difficoltà.
(a.viv.)
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