Il Tirreno

Il generale Panizzi: «Ai giovani dico: innanzitutto, studiate»

Il generale Panizzi: «Ai giovani dico: innanzitutto, studiate»

Carrarese, è Vice Comandante delle Truppe Alpine: «Lo studio fondamentale per capire le complessità del mondo»

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CARRARA. Nei giorni scorsi, il Generale Massimo Panizzi è stato insignito con l’onorificenza di Commendatore dell’ordine al Merito della Repubblica Italiana. Massimo Panizzi è un’eccellenza di Carrara, è vice comandante per il territorio delle Truppe Alpine. Di recente, ospite del Rotary, ha tenuto una interessante lezione sulla Grande Guerra, nella quale ha ribadito il vlore supremo della pace. Gli abbiamo posto alcune domande.

Generale Panizzi, quali sono stati i suoi sentimenti dopo questo ennesimo riconoscimento?

«Sono rimasto un po’ sorpreso, ma certamente mi ha fatto piacere. Voglio però sottolineare che questo premio non è soltanto mio, è anche e soprattutto merito di coloro che hanno lavorato con me e per me per ottenere i risultati che hanno portato a questo importante riconoscimento: i miei Comandanti, i miei Alpini, i miei collaboratori. Ogni risultato importante, soprattutto nel mio lavoro, è sempre frutto di un gioco di squadra».

Qual è il ricordo più bello della sua lunga esperienza militare?

«Ho tanti ricordi…L’esperienza in Bosnia, Kosovo, Iraq e di altri territori visitati mi ha lasciato l’immagine forte e indelebile degli effetti devastanti delle guerre sulle popolazioni e la soddisfazione, quasi inesprimibile a parole, di quanto e come le nostre Forze Armate abbiano contribuito ad alleviare le sofferenze di tanti innocenti e a ricominciare a vivere una vita normale».

E poi?

«Riavvolgendo rapidamente il film di oltre 36 anni di vita militare... ho ricordi stupendi dei periodi di comando: di compagnia, battaglione, brigata. Il “comando” è certamente l’attività premiante per un ufficiale, specialmente se ufficiale degli Alpini. Ho avuto alpini eccezionali alle mie dipendenze! Il contatto umano è l’elemento chiave del comando. Quello che mi ha fatto capire di essere un privilegiato e di svolgere uno dei lavori più belli che si possano fare. E ho anche avuto la fortuna di comandare una Brigata con la quale ho potuto anche completare la costituzione di un comando italo-francese. E’ stata una grande esperienza e una bella soddisfazione».

Per la quale lei è stato anche insignito della Legion d’Honneur.

«Un’altra bella sorpresa. Anche in questo caso, si è trattato di un riconoscimento frutto di un lavoro di team. Con i colleghi Francesi ho lavorato molto nel corso della mia carriera. Bontà loro l’aver voluto coronare questa nostra proficua collaborazione con un’onorificenza così significativa».

Lei è Vice Comandante delle Truppe Alpine per il Territorio. In cosa consiste la sua attività?

«Gli aspetti “territoriali” sono molteplici e variegati: mi occupo di relazioni istituzionali, attività promozionali, di cerimoniale, patrimonio alloggiativo, demanio, ricollocazione professionale, reclutamento e gestione delle forze di completamento, gravi patologie, attività amministrative sul personale non più in servizio attivo, gestione di aree addestrative, poligoni e servitù militari, informazione al pubblico sui concorsi dell’Esercito e, non ultimo, della gestione di alcuni musei militari. Sono tutti aspetti importanti per il funzionamento generale dello strumento militare. E’ nel territorio che si realizzano, infatti, una piena integrazione e sinergie efficaci tra militari, istituzioni, comunità e cittadini. Da Bolzano cerchiamo di coordinare tutti questi aspetti per il Trentino Alto Adige, il Piemonte, la Val d’Aosta, la Liguria e la Lombardia».

Gli Alpini oggi dove sono impegnati?

«In molteplici attività, in Italia e all’estero. In Italia soprattutto nell’Operazione “Strade Sicure” in concorso alle forze dell’ordine, e in supporto alle popolazioni colpite da pubbliche calamità. All’estero, contribuiscono – con modalità diverse - al mantenimento di condizioni di pace e stabilità in zone di crisi come l’Iraq, l’Afghanistan, il Libano, il Kosovo».

Ha un messaggio per i giovani?

«Sì, di dedicare il loro tempo soprattutto a studiare. La giovinezza è il periodo della preparazione alla vita, che poi è la preparazione ad assumersi responsabilità: nel lavoro, nella famiglia, nella società. Lo studio, la ricerca, sono essenziali per acquisire la capacità di comprendere il mondo complesso in cui viviamo e gli strumenti per affrontare le sfide della modernità. Anni di comando mi hanno insegnato che “comandare” è essenzialmente assumersi la responsabilità di altri in nome di un bene più grande e in vista di obiettivi importanti. I giovani devono imparare ad amare la responsabilità».

Massimo Braglia


 

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