Il Tirreno

CHE BRAVO ALESSANDRO BENVENUTI

CHE BRAVO ALESSANDRO BENVENUTI

Lo spettacolo “L’Avaro”, andato in scena al Teatro Guglielmi con tre repliche, è stato una divertente rivisitazione ed un libero adattamento che il regista Ugo Chiti ha fatto dell’originale Avaro di...

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Lo spettacolo “L’Avaro”, andato in scena al Teatro Guglielmi con tre repliche, è stato una divertente rivisitazione ed un libero adattamento che il regista Ugo Chiti ha fatto dell’originale Avaro di Molière.

Aperto il sipario, si rimane subito colpiti da una scenografia scarna ed essenziale, giocata tutta intorno ai toni del nero, dove si affacciano porte nel retropalco che lasciano spazio all’immaginazione.

In essa sembra riflettersi la povertà d’animo di Arpagone, mettendo in risalto non solo la sua avarizia e cattiveria, ma anche la sua totale indifferenza verso gli altri e l’amore incondizionato esclusivamente verso i suoi averi. Spezzano questa oscurità solo il gioco soffuso di luci e il bianco dei costumi dei suoi figli, Elisa e Cleante.

Lo spettacolo scorre con un ritmo incalzante e coinvolgente fino ad un finale davvero sorprendente.

Alessandro Benvenuti, il protagonista dello spettacolo, interpreta in maniera magistrale Arpagone arricchendo i tratti spigolosi e quasi patetici del protagonista con un accento spiccatamente e gradevolmente toscano, muovendosi sul palcoscenico in una sorta di isteria e ironia che a più riprese riescono a far ridere il numeroso pubblico, con il quale spesso dialoga. Intorno a lui ruotano gli altri attori che riescono nella loro interpretazione a coinvolgere piacevolmente gli spettatori negli intrecci amorosi che si snodano lungo tutta la durata dello spettacolo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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