Il dolore
processo lenzoni, sit-in venerdì per la sentenza
La solidarietà di Bienaimé: «Sono atti intimidatori»
di Francesca Vatteroni
CARRARA. L’appuntamento che danno Anpi, Carrara bene comune, Dema, Carc, Coordinamento Migranti, Sicobas e altri ancora, è per venerdì 22 alle ore 9 davanti al Tribunale di Massa, quando verrà...
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CARRARA. L’appuntamento che danno Anpi, Carrara bene comune, Dema, Carc, Coordinamento Migranti, Sicobas e altri ancora, è per venerdì 22 alle ore 9 davanti al Tribunale di Massa, quando verrà pronunciata la sentenza di primo grado nel processo a carico di Marco Lenzoni, accusato di aver violato nel 2014, l’articolo 18 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza che prevede l’obbligo di dare avviso al Questore in caso di riunione in luogo pubblico.
«Quel giorno stavamo manifestando, come avvisato, sotto il Comune di Massa perché stava iniziando la discussione in Senato del Jobs Act-racconta Marco- eravamo lavoratori e studentiquando, a un certo punto verso le 18 arriva la notizia dell’approvazione del disegno di legge presentato dall’allora presidente del consiglio dei ministri Renzi e dall’allora Ministro del lavoro Poletti. Quindi, spontaneamente, gli intervenuti al presidio si spostarono dall’altra parte di Piazza Aranci, praticamente di 100 metri, sotto la sede del Pd in via Dante».
Lenzoni spiega come nell’avviso di garanzia si sostenga che lui sia stato individuato come fomentatore del corteo arrivato sotto la sede Pd perché intervenuto al megafono per spingere i manifestanti: «Ma tra i video che la Polizia Giudiziaria ha portato a processo non ce n’è uno che mostri questo, si tratta di un procedimento esclusivamente politico».
Piena solidarietà a Marco da Claudia Bienaimé di Carrara bene comune: «Sono tutti atti intimidatori verso chi alza la testa per difendere i suoi diritti: c’è uno Stato che sta cercando di tapparci la bocca» accusa la leader di Carrara bene comune. A dare sostegno a Marco c’è anche Lamine Diouf di Coordinamento Migranti che assicura: «Siamo al suo fianco».
«Quel giorno stavamo manifestando, come avvisato, sotto il Comune di Massa perché stava iniziando la discussione in Senato del Jobs Act-racconta Marco- eravamo lavoratori e studentiquando, a un certo punto verso le 18 arriva la notizia dell’approvazione del disegno di legge presentato dall’allora presidente del consiglio dei ministri Renzi e dall’allora Ministro del lavoro Poletti. Quindi, spontaneamente, gli intervenuti al presidio si spostarono dall’altra parte di Piazza Aranci, praticamente di 100 metri, sotto la sede del Pd in via Dante».
Lenzoni spiega come nell’avviso di garanzia si sostenga che lui sia stato individuato come fomentatore del corteo arrivato sotto la sede Pd perché intervenuto al megafono per spingere i manifestanti: «Ma tra i video che la Polizia Giudiziaria ha portato a processo non ce n’è uno che mostri questo, si tratta di un procedimento esclusivamente politico».
Piena solidarietà a Marco da Claudia Bienaimé di Carrara bene comune: «Sono tutti atti intimidatori verso chi alza la testa per difendere i suoi diritti: c’è uno Stato che sta cercando di tapparci la bocca» accusa la leader di Carrara bene comune. A dare sostegno a Marco c’è anche Lamine Diouf di Coordinamento Migranti che assicura: «Siamo al suo fianco».
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