Il dolore
Astra: «Il ripascimento sarà un flop»
L’associazione parla del problema erosione e boccia la manovra della Regione prevista per il 2019
3 MINUTI DI LETTURA
MASSA. Oggi è tornata alla ribalta la necessità di fare qualcosa per la costa massese, con la richiesta da parte di un gruppo di consiglieri politici dello stato di calamità, a causa dell’erosione che non dà tregua al litorale, avanzata sabato scorso attraverso una conferenza tenuta di fronte alla Torre Fiat.
Eppure il 18 aprile del 2013, dunque già cinque anni fa, in una piccola pubblicazione uscita per mano dell’imprenditore Umberto Nesi, oggi tra i fondatori dell’associazione Astra, fu chiesto ad alcuni parlamentari, tutt’oggi in carica, come Martina Nardi e Andrea Rigoni, di lavorare per lo stato di calamità del litorale massese e anche il Tirreno si occupò della questione con due articoli, titolati, all’epoca: “Intervenga il Governo” e “Erosione: dal 1942 ad oggi una storia di fallimenti”, entrambi pubblicati nel marzo 2013. Tutto questo per dire che l’allarme partì molti anni fa e che, ovviamente, non è stato fatto molto per andare avanti.
«Il primo allarme erosione– ricorda Nesi nel suo libro– risale al 1942; un fenomeno che si presentò fin dalla data in cui il ministero dei lavori pubblici diede il via alla realizzazione della prima diga del porto di Marina di Carrara. La diga fu distrutta dagli eventi bellici ma i lavori di ricostruzione ripartirono, come ripartì l’erosione del litorale».
«Nacquero subito gli esperti– continua Nesi– che iniziarono a convincere le amministrazioni, comunali e provinciale, a realizzare le prime scogliere dal fosso Lavello sino al fronte Torre Fiat e al fronte della colonia maternità infanzia-Ugo Pisa, per difendere le due strutture. Dopo breve tempo dalla realizzazione di questa prima opera, l’erosione si ripresentò a sud dell’ultimo ostacolo artificiale “rigido” posto dall’uomo in mare. Gli esperti, visti i continui insuccessi, consigliarono allora di spendere soldi per opere come l’idrovora, le palificazioni in legno, le palificazioni in ferro, le scogliere, le mini isole, le soffolte, i geotui e il ripascimento. Senza alcun successo».
Fu allora che Nesi, supportato da un gruppo di cittadini, chiese ai parlamentari di chiedere a loro volta lo stato di calamità naturale, per ottenere «se non il risarcimento dell’immenso danno subito negli anni dal 1942 al 2013, un’esenzione ventennale di Irpef-Ires– Irap-Imu a favore dei residenti dei comuni di Massa, Carrara e Montignoso».
E oggi l’associazione Astra, che ha al suo interno tanti esperti che lavorano in materia di turismo, erosione e costa, preannuncia un altro fallimento: il ripascimento programmato dalla Regione del 2019:
«Non funzionerà, sarà un ulteriore spreco di denaro e l’erosione arriverà alle porte di Vittoria Apuana per proseguire verso sud».
«Per anni chi ci amministra ha tenuto conto solo di “esperti esterni” per risolvere le questioni dell’erosione – conclude Astra – e mai di competenze indigene. E i risultati si vedono».
Manuela D’Angelo
Eppure il 18 aprile del 2013, dunque già cinque anni fa, in una piccola pubblicazione uscita per mano dell’imprenditore Umberto Nesi, oggi tra i fondatori dell’associazione Astra, fu chiesto ad alcuni parlamentari, tutt’oggi in carica, come Martina Nardi e Andrea Rigoni, di lavorare per lo stato di calamità del litorale massese e anche il Tirreno si occupò della questione con due articoli, titolati, all’epoca: “Intervenga il Governo” e “Erosione: dal 1942 ad oggi una storia di fallimenti”, entrambi pubblicati nel marzo 2013. Tutto questo per dire che l’allarme partì molti anni fa e che, ovviamente, non è stato fatto molto per andare avanti.
«Il primo allarme erosione– ricorda Nesi nel suo libro– risale al 1942; un fenomeno che si presentò fin dalla data in cui il ministero dei lavori pubblici diede il via alla realizzazione della prima diga del porto di Marina di Carrara. La diga fu distrutta dagli eventi bellici ma i lavori di ricostruzione ripartirono, come ripartì l’erosione del litorale».
«Nacquero subito gli esperti– continua Nesi– che iniziarono a convincere le amministrazioni, comunali e provinciale, a realizzare le prime scogliere dal fosso Lavello sino al fronte Torre Fiat e al fronte della colonia maternità infanzia-Ugo Pisa, per difendere le due strutture. Dopo breve tempo dalla realizzazione di questa prima opera, l’erosione si ripresentò a sud dell’ultimo ostacolo artificiale “rigido” posto dall’uomo in mare. Gli esperti, visti i continui insuccessi, consigliarono allora di spendere soldi per opere come l’idrovora, le palificazioni in legno, le palificazioni in ferro, le scogliere, le mini isole, le soffolte, i geotui e il ripascimento. Senza alcun successo».
Fu allora che Nesi, supportato da un gruppo di cittadini, chiese ai parlamentari di chiedere a loro volta lo stato di calamità naturale, per ottenere «se non il risarcimento dell’immenso danno subito negli anni dal 1942 al 2013, un’esenzione ventennale di Irpef-Ires– Irap-Imu a favore dei residenti dei comuni di Massa, Carrara e Montignoso».
E oggi l’associazione Astra, che ha al suo interno tanti esperti che lavorano in materia di turismo, erosione e costa, preannuncia un altro fallimento: il ripascimento programmato dalla Regione del 2019:
«Non funzionerà, sarà un ulteriore spreco di denaro e l’erosione arriverà alle porte di Vittoria Apuana per proseguire verso sud».
«Per anni chi ci amministra ha tenuto conto solo di “esperti esterni” per risolvere le questioni dell’erosione – conclude Astra – e mai di competenze indigene. E i risultati si vedono».
Manuela D’Angelo
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
