Sicurezza
«Io, pittore a otto anni: mi ha spronato il nonno»
La prima mostra di Alessandro Leon Bertieri alla Galleria Duomo di Carrara, come i grandi. «Disegnavo dappertutto, a un certo punto ho cominciato a dipingere su tela»
CARRARA. Molti suoi compagni di classe della III A della scuola Paradiso, le maestre, gli amici: tutti arrivati per ammirare i suoi quadri. E tra loro anche “tanta gente che io non conosco” confessa Alessandro Leon Bertieri, l'enfant prodige che ad appena otto anni vanta una mostra personale curata da Filippo Rolla alla Galleria Duomo di via Finelli, fino al 14 gennaio. Alessandro ha le idee chiare ed è decisamente a suo agio tra le gente, adulti e bambini, che si avvicinano per salutarlo e complimentarsi con lui. Il piccolo pittore possiede una spontaneità semplice e diretta mentre racconta di come abbia cominciato a dipingere: «Ho iniziato quest'anno: usavo solo colori a olio poi ho iniziato con l'acrilico».
E spiega che è stato il nonno, notando la sua passione per il disegno, a comprargli la prima tela e i colori: «Disegnavo dappertutto e così lui mi ha detto: tieni, dipingi». Ed è infatti da lui, dal nonno, quando lo raggiunge il venerdì, alla fine della settimana, che Alessandro raccoglie tutto quello che ha visto e sentito durante quella settimana e lo mette su tela. Nasce così “Tornado artificiale” per esempio, uno dei quadri in mostra, con protagonista un grande vortice d'aria che lui descrive in questo modo:«un tornado creato dai cambiamenti climatici, cioè creato dall'uomo, per questo artificiale».
Sì ha le idee chiare Alessandro Leon, anche quando dipinge “Nei panni di un bambino abbandonato”. E poi ci sono, tra i 25 quadri, 4 quadri che rappresentano i 4 confini della terra: «Quando all'epoca dei greci si pensava che la terra fosse piatta e che allora avesse 4 confini» dove lui immagina robot, mostri di fuoco e tranquille tribù nascoste dentro montagne verdi. E ancora c'è “Il labirinto umano”: «È Pittorlo scheletro fossilizzato di un gigante fatto così, come un labirinto» spiega.
Ma forse il più emblematico è “L'uomo dabbiano”, con cui Alessandro, riprende l’uomo vitruviano di Leonardo Da Vinci, e gli fa fare il passo di danza della Dance dab, la danza popolarissima nata da un famoso video musicale e ripresa da sportivi e calciatori in campo, immerso però tra bombe e carri armati.
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