Il Tirreno

Frigido, disputa sul dragaggio

Frigido, disputa sul dragaggio

Il Comune lo chiede, la Regione Toscana dice no Il sindaco: temuto il disastro, urgente alzare il ponte 

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MASSA. Notte insonne per il sindaco Alessandro Volpi (e per le squadre della Protezione civile) impegnati a “monitorare” senza sosta il territorio cittadino, investito da una ondata di maltempo di un’intensità che non si vedeva da un pezzo. La nottata di pioggia, vento è poi passata senza fare danni. Lasciando se così si può dire, indicazioni sui punti più fragili e a rischio del territorio.

«Sì, eravamo preoccupati, il Frigido faceva paura. Il momento peggiore è stato nel pomeriggio quando davvero il Frigido sembrava poter esondare», confessa il primo cittadino. Non è andata così, invece e per fortuna, e tutti, adesso, tirano un sospiro di sollievo. Certo però, dicono in tanti, se il fiume fosse stato dragato, se quel letto trasformato in una discarica di detriti di marmo fosse stato pulito...

«Su questo tema – dice subito il sindaco Volpi – voglio essere chiarissimo. Da tempo la nostra amministrazione chiede il dragaggio del Frigido. Almeno due lettere firmate da me e dal dirigente della Protezione civile Fernando Della Pina son state inviate negli ultimi mesi alla Regione Toscana, a cui spetta la competenza di mettere in sicurezza il fiume, per chiedere che si facesse il dragaggio. In entrambi i casi, la Regione ha risposto no. Non solo: anche il prefetto ha chiesto alla Regione di intervenire. Lo ha fatto dopo un vertice con i sindaci della provincia di Massa Carrara a cui aveva chiesto di indicare quali fossero le misure più urgenti per ridurre il rischio idrogeologico sul territorio. Ebbene, il Comune di Massa aveva indicato proprio il dragaggio del Frigido. E anche in quell’occasione la Regione ha risposto no».

Alla base del diniego del governo fiorentino a intervenire per aumentare la profondità del letto del Frigido, c’è una valutazione di ordine tecnico-idraulico. Gli ingegneri della Regione sostengono (lo scrivono nella risposta al Comune del 5 dicembre scorso): che «la dinamica dei corsi d’acqua deve essere studiata sulla base delle attuali metodologie di calcolo del trasporto solido, tenuto conto che la modifica d’alveo senza una corretta gestione può essere fonte di criticità sulle opere strutturali e sulla sicurezza dei cittadini». In altre parole: meglio non farlo. Per i tecnici del Comune, invece, il dragaggio è una misura urgente e necessaria per evitare, come avvenuto la notte scorsa, che il Frigido “arrivi all’orlo” e magari lo superi. Il risultato di questa diversità di vedute, comunque, è che il dragaggio non si fa. «Almeno fino a quando la Regione non si convincerà della sua necessità. Cosa che noi continuiamo a sostenere», commenta Volpi

Ma il Frigido ha fatto paura, soprattutto, in prossimità della foce. Dove l’acqua sempre più impetuosa ha minacciato di arrivare al livello dell’ultimo ponte, quello sul Lungomare, proprio l’unico non ancora “messo a norma anti esondazione” (cioè non ancora rialzato. «La preoccupazione massima era lì – conferma il sindaco Volpi – osservando il ponte (rialzato) di via Mascagni mi sono chiesto cosa sarebbe potuto succedere se ci fosse stato il vecchio ponte con il pilone in mezzo al fine e la “luce” più bassa. Un disastro. Questo ci conferma quanto sia decisivo rialzare i ponti. Ed è quello che sta facendo la Regione con il ponte sul Lungomare, che tanto ha fatto temere. Fra sei mesi il nuovo ponte dovrebbe essere completato e potremo avere meno incubi. I sonni, poi, diventeranno più tranquilli ancora, dice ancora Volpi, con il rialzamento delle sull’ultimo chilometro del fiume. Un’opera da 6 milioni di euro, di cui 2 già finanziati, che dovrebbe partire nel 2018. Anche questa a cura della Regione.

Claudio Figaia

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