Il Tirreno

Concessioni balneari, ultima chiamata per gli atti formali

di Libero Red Dolce
Concessioni balneari, ultima chiamata per gli atti formali

Incontro con il consulente Anci in una gremita sala consiliare Il sindaco: «È un’occasione, il Comune ha fatto la sua parte»

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MASSA. Un incontro di chiarimento sul futuro delle concessioni balneari e qualcosa in più, quello che si è tenuto ieri nella sala consiliare del Comune. Perché se è vero che per la maggior parte del tempo si è parlato di dettagli tecnici su atti formali e concessioni in scadenza nel 2020, l’incontro tra balneari e il super esperto Gabriele Lami, consulente Anci per i problemi sul demanio, ha avuto anche una coda politica, per così dire. A siglarla l’intervento del sindaco Alessandro Volpi, a conclusione dei lavori. «Visto il caos normativo europeo e nazionale ritengo che i Comuni abbiano fatto uno sforzo notevole, potevamo dire “noi aspettiamo le naturali scadenze tra tre anni”. Ora penso che ci sia questa garanzia ulteriore, ognuno deciderà come meglio crede».

Per chi non mastica “balnearese” il pensiero del sindaco si potrebbe tradurre così: le concessioni scadono nel 2020, per via del quadro normativo europeo e della Bolkestein i rinnovi automatici saranno abrogati, ecco che il comune vi garantisce la possibilità di rinnovare le concessioni a patto di fare investimenti. Meglio questo o l’affidarsi in maniera incerta al principio della concorrenza?

137 concessionari non hanno avuto dubbi, già quest’estate avevano scelto la strada degli investimenti. Che ovviamente non è la garanzia di un rinnovo blindato, così com’era ai tempi del rinnovo automatico. L’ha spiegato anche Lami a più riprese: «Cosa ci sia dopo il 2020 non si sa, non lo sa nessuno. Oggi si fa l’atto formale, domani è in divenire. Mi fate gli esempi dove le concessioni sono state estese a 30 anni, però bisogna tenere conto che in Liguria in un articolo si parla di quel termine temporale ma in un altro si specifica che deve sottostare a valori e parametri. E c’è l’esempio del Friuli, regione a statuto autonomo, dove si era deciso per il 90% di indennizzo e la durata di 40 anni. Lo Stato ha impugnato: si tratta di materia concorrenziale, spiegano, dunque uniforme da Trieste a Trapani».

La sala è gremita di balneari. D’altronde a Massa le concessioni sono 211 e entro gennaio si dovrebbe chiudere la procedura amministrativa. Questo incontro forse avrà convinto qualche indeciso. E alcuni vengono da Carrara e dalla Versilia. A Carrara l’atto formale lo hanno richiesto in tre ma si sono bloccati per i ricorsi al Tar. Molto avanti Camaiore, che li ha completati quasi tutti e Pietrasanta che sta sviluppando le istruttorie. Più tiepidi a Viareggio e Forte dei Marmi.

Molti balneari siedono tra i banchi dei consiglieri, molti di più nelle sedie destinate al pubblico. Le domande non mancano. Al tavolo risponde quasi sempre Lami, ma talvolta prende la parola “il padrone di casa, il dirigente Fabio Mercadante o il responsabile dell’Ufficio mare Marco Uzzo. Supervisione l’assessore competente, Gabriele Carioli.

Luca Martini, presidente della Compagnia del Mare, chiede informazioni sugli incameramenti eventuali alla fine di una concessione. «Su questo punto lo Stato ragiona con una filosofia degli anni quaranta, cioè che deve incamerarlo per misure di difesa o perché proficuo. È chiaro che è un principio antiquato, in una dinamica concorrenziale può essere più utile per lo stato guadagnare con le imposte dirette dovute a una rimozione».

Stefano Gazzoli, presidente Fiba, invece lo interroga sul problema di chi non riesce a completare gli investimenti. «È difficile dirlo, in caso di imprevisti importanti, danni da erosione o altro, si potrebbe riprogrammare il piano degli investimenti». Finora i balneari massesi hanno chiesto tutti rinnovi per 20 anni, con piani d’investimento conseguenti Chiaro che non si possono avere due diversi titoli sullo stesso demanio e dunque bisognerà fare una scelta con l’atto formale. La maggioranza ha optato per il sì.

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