Il Tirreno

Frana di Lavacchio, 90 giorni al perito per scoprire le cause

Frana di Lavacchio, 90 giorni al perito per scoprire le cause

Guadagnucci vuole sapere come sono morti Nara e Mattia E con le allerte sale l’ansia: «Quella notte ci ha cambiato»

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MASSA. Si è preso novanta giorni di tempo il perito nominato dalla corte di appello di Genova per fare chiarezza sulle cause della frana di Lavacchio, che il 31 ottobre era costata la vita a una mamma (Nara Ricci) e al suo piccolino, Mattia Guadagnucci, di appena due anni. Il collegio che dovrà giudicare Giuliano Arrighi, capo settore dei lavori pubblici della Provincia; Mauro Alberti, responsabile servizio strade; Nicola Rossetti, responsabile servizio di costa; Libero Ballerini, capo cantoniere (colui che aveva il compito di verificare lo stato delle strade); il libero professionista che ha certificato i lavori, Antonio Cirillo e il titolare della ditta Paolo Busticchi, ha scelto il geologo genovese Alfonso Bellini. L’incarico al professionista è stato conferito il 5 dicembre, quando si è tenuta l’ultima udienza, poi lui ha chiesto tre mesi per analizzare lo smottamento del 31 ottobre del 2010. Il primo sopralluogo avverrà il 18 dicembre, insieme ai periti di parte civile e a quello della difesa. Non si sa se questo porterà a un esito diverso rispetto a quanto stabilito dal giudice Giovanni Sgambati, che ha assolto tutti gli imputati perché il fatto non sussiste, ma consente alle parti civili - Antonio Guadagnucci, vedovo di Nara Ricci e papà del piccolo Mattia, e Michela Guadagnucci, figlia di Nara Ricci e sorella di Mattia - di mettere in discussione un epilogo che aveva lasciato l’amaro in bocca.

A Massa c’era stata l’assoluzione grazie alla superperizia del geologo Giovanni Gabriele, nonostante il pubblico ministero Rossella Soffio avesse chiesto complessivamente condanne per 33 anni. La richiesta più pesante l’aveva fatta per Arrighi, nel 2010 dirigente del settore lavori pubblici in Provincia, Alberti, responsabile del servizio strade a palazzo ducale, e Cirillo, il libero professionista che aveva certificato alcuni lavori realizzati sulla via che attraversa Lavacchio: per loro tre, il pm voleva una condanna di 6 anni e un mese. Richiesta di 5 anni, invece, per Rossetti, responsabile provinciale del servizio di costa, e Ballerini, capocantoniere. Per Busticchi, titolare della ditta che ha realizzato i lavori, la richiesta di Soffio era stata di 4 anni e 11 mesi. La requisitoria del sostituto procuratore aveva definito nei dettagli la tesi dell’accusa: una strada con gravi criticità, via Bergiola, una zona, quella di Lavacchio, con una provata fragilità idrogeologica e la completa mancanza di interventi di manutenzione e corretta regimazione delle acque. E tutto questo nonostante ripetute segnalazioni di cittadini.

Antonio Guadagnucci aspetta sereno, per lui è già una vittoria essere arrivato al punto di mettere in dubbio quella sentenza di primo grado che l’aveva lasciato di stucco. Ma in questi giorni di maltempo e di allerte (nel 2010 non c’era così tanta attenzione quando pioveva) il suo stato d’animo si incupisce: «È sempre così quando ci sono le allerte - dice -. Guardo la mia casa di Lavacchio dalla finestra del mio posto di lavoro e penso a quella notte. Sempre. Mi sale l’ansia e anche una porta che sbatte mi mette i brividi. Davvero una storia che ci ha cambiati dentro, a me e alla mia famiglia». (d.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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