Il dolore
La fiction non sfonda: un flop da 9,86%
Carrarini divisi nel giudizio, e anche il sindaco non l’ha vista
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CARRARA. Divisi su tutto, polemici per natura, i carrarini hanno trovato anche nella fiction Sacrificio d’amore motivo di contrapposizione. C’è chi anche sui social ha sottolineato la valenza promozionale per le cave e la città e chi invece si è soffermato su alcune incongruenze, come la caciotta o la cassata siciliana. E in tanti dicono di non aver visto la prima puntata di "Sacrificio d'amore", la fiction con Francesco Arca ambientata a Carrara e al debutto venerdì in prima serata su Canale 5. I dati di ascolto non sono stati esaltanti e almeno in parte danno ragione a chi, in primis al sindaco Francesco De Pasquale, ha detto di non averla vista. E infatti, la prima di 21 puntate è stata seguita da 2 milioni e 178mila spettatori, share del 9,86%, piazzandosi comunque al secondo posto dei programmi più visti, dopo i 60 anni dello Zechino d’oro su Rai 1, trasmissione condotta da Carlo Conti e dedicata alle celebrazioni delle sessanta edizioni dello Zecchino d'Oro. Insomma, almeno per ora le cave, i cavatori e gli studi artistici di Nicoli non hanno sfondato.
Non l'ha vista nemmeno il titolare della cava dove è stata girata, Alessandro Corsi, al momento fuori dall'Italia che però commenta: «Non l'ho vista e mi proponevo di rivederla al mio rientro. Penso comunque avendo visto i trailer che abbiano ben rappresentato anche se in maniera un po' sdolcinata la situazione di Carrara di quei tempi, in cui l'onda di insurrezionalismo stava lasciando un mondo ancora quasi feudale verso rivoluzioni culturali e sociali che sfociarono nella fine dei grandi imperi, ed addirittura fino alla rivoluzione comunista dell’Unione sovietica». E non l'ha vista per un problema tecnico neppure Francesca Nicoli, la titolare degli omonimi storici studi dove buona parte della puntata è ambientata. Pochi minuti l'ha vista Luciano Massari, il direttore dell'Accademia di Belle arti che però ha preferito cambiare subito canale. Ma ovviamente c'è anche chi l’ha vista. Partiamo con l'assessore alla cultura Federica Forti: «Ci sono diverse inesattezze - Carrara fa solo da cornice alla storia. I luoghi si vedono ma non sono esaltati nella loro bellezza, a cominciare dagli studi Nicoli. La dinamica delle lotte dei cavatori è stata semplificata, ma il target di chi vede queste fiction non è attento alla storia dei luoghi. Ne usciamo un po' come un popolo di incolti, rudi e battaglieri, forse una visione un po' snob e riduttiva». L'ha vista la storica di tradizioni di storia locale Alma Vittoria Cordiviola, che dice: «Carrara non è soltanto cave, abbiamo un centro con un Duomo splendido, un cimitero monumentale di tutto rispetto, ville d'epoca da togliersi tanto di cappello e un ospedale a Monterosso, dove esisteva veramente il reparto per la cura della tubercolosi. Di tutto questo non si è visto nulla. Se uno spettatore qualsiasi venisse a Carrara, non troverebbe nulla di tutto ciò che hanno fatto vedere fino a questa sera. Solo cave e lo studio Nicoli, e meno male. La sicurezza in cava è ancora lontana, basta contare i morti recenti, le cave sono sempre in mano a vecchi e nuovi baroni, e le vette dei nostri monti sparite, insieme alla nostra specifica identità - conclude - a sirén ank i soliti kararin k a 'n s va mai bén niént, ma le lote operaie e il sudor di kavatori, a n èn na barz'léta». E l'hanno vista anche al Fuori porta di Andrea Fusani, ma senza audio: «Che dire - commenta - non ci sono parole. Cavatori che mangiano la caciotta e le mamme che fanno la cassata siciliana al posto del lardo e della torta di riso, il tutto si commenta da solo. Piccolezze che ci hanno fatto ridere. Se non fosse stata girata a Carrara, che si vede ben poco, non avrei mai visto una trasmissione simile. Qui al Fuori porta le vedremo tutte e 21, ma appositamente senza audio».
Ma certo,sempre sui social c’è anche chi ha apprezzato la visibilità per la città, ricordando che è una fiction e non un documentario. Gregò Incauda (pseudonimo dell’ex presidente della Camera di Commercio Tramonti), osserva: «Un merito indiscutibile, a mio parere, certo lo ha avuto, e cioè non solo quello di parlare della città, ma anche e soprattutto ridare slancio e fiato alle solite opinioni, polemiche e contrasti che avevano avuto di questi tempi un preoccupante calo».
Sintetizza Sergio Tramontana: «Bella o brutta questa commedia girata in parte a Carrara è un bello spot. Vengono da tutto il mondo e sempre continueranno a venire da tutto il mondo. Speriamo di farli tornare due volte. Questo è il difficile. Un grande Guru del Marketing mi ha insegnato: il miglior prodotto si vende anche senza pubblicitá. Un prodotto scadente con la giusta pubblicita si vende una volta sola».
Ora però visto il risultato della prima puntata, bisognerà vedere se gli ascolti delle prossime giustificheranno una prima serata sulla rete ammiraglia Canale 5. (m.b.-a.p.)
Non l'ha vista nemmeno il titolare della cava dove è stata girata, Alessandro Corsi, al momento fuori dall'Italia che però commenta: «Non l'ho vista e mi proponevo di rivederla al mio rientro. Penso comunque avendo visto i trailer che abbiano ben rappresentato anche se in maniera un po' sdolcinata la situazione di Carrara di quei tempi, in cui l'onda di insurrezionalismo stava lasciando un mondo ancora quasi feudale verso rivoluzioni culturali e sociali che sfociarono nella fine dei grandi imperi, ed addirittura fino alla rivoluzione comunista dell’Unione sovietica». E non l'ha vista per un problema tecnico neppure Francesca Nicoli, la titolare degli omonimi storici studi dove buona parte della puntata è ambientata. Pochi minuti l'ha vista Luciano Massari, il direttore dell'Accademia di Belle arti che però ha preferito cambiare subito canale. Ma ovviamente c'è anche chi l’ha vista. Partiamo con l'assessore alla cultura Federica Forti: «Ci sono diverse inesattezze - Carrara fa solo da cornice alla storia. I luoghi si vedono ma non sono esaltati nella loro bellezza, a cominciare dagli studi Nicoli. La dinamica delle lotte dei cavatori è stata semplificata, ma il target di chi vede queste fiction non è attento alla storia dei luoghi. Ne usciamo un po' come un popolo di incolti, rudi e battaglieri, forse una visione un po' snob e riduttiva». L'ha vista la storica di tradizioni di storia locale Alma Vittoria Cordiviola, che dice: «Carrara non è soltanto cave, abbiamo un centro con un Duomo splendido, un cimitero monumentale di tutto rispetto, ville d'epoca da togliersi tanto di cappello e un ospedale a Monterosso, dove esisteva veramente il reparto per la cura della tubercolosi. Di tutto questo non si è visto nulla. Se uno spettatore qualsiasi venisse a Carrara, non troverebbe nulla di tutto ciò che hanno fatto vedere fino a questa sera. Solo cave e lo studio Nicoli, e meno male. La sicurezza in cava è ancora lontana, basta contare i morti recenti, le cave sono sempre in mano a vecchi e nuovi baroni, e le vette dei nostri monti sparite, insieme alla nostra specifica identità - conclude - a sirén ank i soliti kararin k a 'n s va mai bén niént, ma le lote operaie e il sudor di kavatori, a n èn na barz'léta». E l'hanno vista anche al Fuori porta di Andrea Fusani, ma senza audio: «Che dire - commenta - non ci sono parole. Cavatori che mangiano la caciotta e le mamme che fanno la cassata siciliana al posto del lardo e della torta di riso, il tutto si commenta da solo. Piccolezze che ci hanno fatto ridere. Se non fosse stata girata a Carrara, che si vede ben poco, non avrei mai visto una trasmissione simile. Qui al Fuori porta le vedremo tutte e 21, ma appositamente senza audio».
Ma certo,sempre sui social c’è anche chi ha apprezzato la visibilità per la città, ricordando che è una fiction e non un documentario. Gregò Incauda (pseudonimo dell’ex presidente della Camera di Commercio Tramonti), osserva: «Un merito indiscutibile, a mio parere, certo lo ha avuto, e cioè non solo quello di parlare della città, ma anche e soprattutto ridare slancio e fiato alle solite opinioni, polemiche e contrasti che avevano avuto di questi tempi un preoccupante calo».
Sintetizza Sergio Tramontana: «Bella o brutta questa commedia girata in parte a Carrara è un bello spot. Vengono da tutto il mondo e sempre continueranno a venire da tutto il mondo. Speriamo di farli tornare due volte. Questo è il difficile. Un grande Guru del Marketing mi ha insegnato: il miglior prodotto si vende anche senza pubblicitá. Un prodotto scadente con la giusta pubblicita si vende una volta sola».
Ora però visto il risultato della prima puntata, bisognerà vedere se gli ascolti delle prossime giustificheranno una prima serata sulla rete ammiraglia Canale 5. (m.b.-a.p.)
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