Sicurezza
Il sindaco non passa l’idoneità a prof ordinario
di Manuela D’Angelo
«Ma non ho fatto il concorso per lasciare la politica, mi sarei rimesso in aspettativa Ribadisco: se ci saranno le condizioni sarò felice di rifare il sindaco di Massa»
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MASSA. Non ce l’ha fatta a diventare professore ordinario della cattedra in Storia contemporanea, il professor Alessandro Volpi, sindaco di Massa. Un passaggio nella sua carriera universitaria (lui al momento è professore associato presso l’Università degli Studi di Pisa) che diventa affare pubblico, solo perché si tratta della vita del primo cittadino, e perché, soprattutto, questo suo “riavvicinamento” all’Università poteva far pensare al desiderio di lasciare la politica. Il sindaco, che non nasconde la sua delusione per il risultato pubblicato qualche giorno fa sul sito del Miur, nell’ambito dell’abilitazione scientifica nazionale, nega però che i due fatti siano collegati: «Non ho affrontato il concorso per lasciare la politica- dichiara- sarei stato pronto a rimettermi in aspettativa; e continuo ad avere il solito pensiero sul mio secondo mandato se ci saranno le condizioni sarò felice di rifare il sindaco».
Volpi, quindi, spiega che tentare la cattedra ordinaria, un ruolo ambito da molti, retribuito quasi il doppio rispetto a quello da professore associato, è stato un passo obbligato che tutti i docenti devono poter fare; una tappa della vita e della carriera universitaria che, per questa volta, lo ha visto “non idoneo”.
Eppure forse Volpi se lo poteva aspettare, perché non dev’essere stato tanto il tempo che ha potuto dedicare agli studi universitari in questi anni. Su otto tipologie di titoli richiesti il sindaco è risultato idoneo soltanto a due e, per chi non conosce l’ambiente universitario, si apre un mondo; si legge infatti nelle motivazioni della mancata idoneità: «Ha partecipato ad una serie di convegni e seminari, ma non risulta aver contribuito all'organizzazione di un convegno internazionale. E' membro del collegio docenti del dottorato dell'Università di appartenenza ma non risulta aver diretto delle ricerche di dottorato». E ancora: «Delle quindici pubblicazioni presentate, nove monografie, non tutte dimostrano sempre un grado di originalità e la Commissione non ritiene di potere riconoscere al candidato il raggiungimento della piena maturità scientifica richiesta per le funzioni di professore di prima fascia».
Così, a pochi mesi dalle prossime elezioni amministrative, quando ancora è tutto da decidere, le primarie, la coalizione, il nome del candidato, il futuro sindaco, la carriera universitaria del professor Volpi si intreccia con quella politica: c’è chi sostiene che, se fosse diventato ordinario, con buona possibilità di mantenere la cattedra a Pisa, Volpi non si sarebbe ricandidato a sindaco, con l’ottima scusa di non poter rinunciare ad una occasione così importante per la sua carriera universitaria.
Perché, sì, è vero che c’è l’aspettativa, ma intanto gli altri vanno avanti al posto suo. C’è chi sostiene che Volpi, anche se avesse superato l’idoneità, avrebbe comunque tentato il secondo mandato in città, per portare a termine ciò che aveva cominciato nel 2013; e poi c’è chi guarda allo stato attuale delle cose: per Volpi non è cambiato nulla rispetto a cinque anni fa, rimane professore associato e potrebbe ancora aprirsi per lui la carriera politica. Bisogna soltanto attendere che si scoprano tutte le carte, quelle del Pd, in alto mare tra congressi ed elezioni politiche alle porte, quelle della coalizione, quelle dei suoi “nemici” storici, quelle delle liste civiche, della destra e dei 5 Stelle.
Manuela D’Angelo
Volpi, quindi, spiega che tentare la cattedra ordinaria, un ruolo ambito da molti, retribuito quasi il doppio rispetto a quello da professore associato, è stato un passo obbligato che tutti i docenti devono poter fare; una tappa della vita e della carriera universitaria che, per questa volta, lo ha visto “non idoneo”.
Eppure forse Volpi se lo poteva aspettare, perché non dev’essere stato tanto il tempo che ha potuto dedicare agli studi universitari in questi anni. Su otto tipologie di titoli richiesti il sindaco è risultato idoneo soltanto a due e, per chi non conosce l’ambiente universitario, si apre un mondo; si legge infatti nelle motivazioni della mancata idoneità: «Ha partecipato ad una serie di convegni e seminari, ma non risulta aver contribuito all'organizzazione di un convegno internazionale. E' membro del collegio docenti del dottorato dell'Università di appartenenza ma non risulta aver diretto delle ricerche di dottorato». E ancora: «Delle quindici pubblicazioni presentate, nove monografie, non tutte dimostrano sempre un grado di originalità e la Commissione non ritiene di potere riconoscere al candidato il raggiungimento della piena maturità scientifica richiesta per le funzioni di professore di prima fascia».
Così, a pochi mesi dalle prossime elezioni amministrative, quando ancora è tutto da decidere, le primarie, la coalizione, il nome del candidato, il futuro sindaco, la carriera universitaria del professor Volpi si intreccia con quella politica: c’è chi sostiene che, se fosse diventato ordinario, con buona possibilità di mantenere la cattedra a Pisa, Volpi non si sarebbe ricandidato a sindaco, con l’ottima scusa di non poter rinunciare ad una occasione così importante per la sua carriera universitaria.
Perché, sì, è vero che c’è l’aspettativa, ma intanto gli altri vanno avanti al posto suo. C’è chi sostiene che Volpi, anche se avesse superato l’idoneità, avrebbe comunque tentato il secondo mandato in città, per portare a termine ciò che aveva cominciato nel 2013; e poi c’è chi guarda allo stato attuale delle cose: per Volpi non è cambiato nulla rispetto a cinque anni fa, rimane professore associato e potrebbe ancora aprirsi per lui la carriera politica. Bisogna soltanto attendere che si scoprano tutte le carte, quelle del Pd, in alto mare tra congressi ed elezioni politiche alle porte, quelle della coalizione, quelle dei suoi “nemici” storici, quelle delle liste civiche, della destra e dei 5 Stelle.
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