Il dolore
Una proposta alla Camera per non vendere Evam
Il deputato Andrea Rigoni ha presentato un ordine del giorno sul decreto Madia No alla cessione di partecipate in attivo e con il 90% di azioni in mano al pubblico
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MASSA. Se il decreto Madia minaccia concretamente di far sì che la Evam scivoli via dal patrimonio pubblico per finire in mano ai privati, l’amministrazione cerca di trovare una scappatoia. La prima mossa, in sinergia con l’onorevole Andrea Rigoni, è la presentazione di un ordine del giorno alla Camera per fare alcune modifiche al decreto legislativo Madia. E la buona notizia è che il governo ha accettato la proposta.
Freniamo subito gli entusiasmi: questo non vuol dire che Evam rimarrà sotto il controllo pubblico con certezza. Finora l’unica sicurezza è che mercoledì scorso nell'ambito della deliberazione sul decreto fiscale, il governo ha accolto la proposta.
In particolare l'ordine del giorno, accolto come raccomandazione, punta a riconsiderare la possibilità di mantenere le partecipazioni in società la cui titolarità delle azioni risulti sostanzialmente esclusiva, ossia superiore al 90 per cento, da parte di un unico ente locale, o il risultato operativo medio degli ultimi cinque anni sia stato positivo o, ancora, l’attività svolta sia in concreto legata alla valorizzazione di risorse naturali del territorio ove ha sede l’ente proprietario.
Per l’amministrazione è già una vittoria: «Il significato politico è chiaro. Ben venga una legge che, come la Madia, riordini le partecipate, riducendo sprechi e inefficienze, ma se le partecipate, invece, sono un valore aggiunto in termini economici (risultati operativi positivi) e promozionali (valorizzazione di una risorsa naturale del territorio), allora è chiaro che la scelta di mantenerle è di interesse generale per una comunità. Soprattutto, come nel caso di Evam, se siamo di fronte ad un'azienda risanata, dove non si sprecano soldi pubblici con consigli di amministrazione faraonici, e che può in prospettiva sempre di più diventare il soggetto capace di incentivare lo sviluppo di tutta l'economia montana».
Per queste ragioni l’amministrazione considera centrale il ruolo di Evam nell’economia territoriale. «La nostra valutazione sugli scopi di interesse generale di Evam e sulla sua conseguente possibile detenzione nasce, tra gli altri, dal fatto che la società che produce Fonteviva e Amorosa abbia svolto e svolga un ruolo di promozione del territorio e delle sue risorse naturali visto che attraverso l'imbottigliamento la nostra città è conosciuta in Italia e nel mondo. A questo si unisce ovviamente il valore occupazionale dell'azienda, soprattutto nel contesto montano, e l'importanza dell'indotto che determina. Abbiamo sentito la responsabilità, come amministratori ed esponenti di una forza politica che ha sottoscritto la Madia ed è al governo, di dare il nostro contributo con una riflessione che l'onorevole Rigoni ha condiviso e promosso all'interno di un ordine del giorno che si pone in modo costruttivo rispetto ad alcuni limiti e contraddizioni che l'applicazione pratica di una legge certamente necessaria ha messo in luce».
Quello del governo è semplicemente un atto politico. Importante, ma non decisivo. Al momento di discutere la legge bisognerà vedere se le indicazioni di Rigoni saranno prese in considerazione e contribuiranno a modificare la legge. «In questo modo riteniamo si possa cogliere il risultato di continuare a dare al consiglio comunale ed alla città intera la possibilità di definire le prospettive e gli obiettivi dell'azienda senza dover percorrere dismissioni forzate ma scegliendo le strategie di valorizzazione di volta in volta più adeguate e congrue».
Pertanto il percorso normativo ovviamente non si ferma qui: sarà necessario seguire i passi successivi con cui il governo provvederà a portare alla miglior formulazione della legge.
Freniamo subito gli entusiasmi: questo non vuol dire che Evam rimarrà sotto il controllo pubblico con certezza. Finora l’unica sicurezza è che mercoledì scorso nell'ambito della deliberazione sul decreto fiscale, il governo ha accolto la proposta.
In particolare l'ordine del giorno, accolto come raccomandazione, punta a riconsiderare la possibilità di mantenere le partecipazioni in società la cui titolarità delle azioni risulti sostanzialmente esclusiva, ossia superiore al 90 per cento, da parte di un unico ente locale, o il risultato operativo medio degli ultimi cinque anni sia stato positivo o, ancora, l’attività svolta sia in concreto legata alla valorizzazione di risorse naturali del territorio ove ha sede l’ente proprietario.
Per l’amministrazione è già una vittoria: «Il significato politico è chiaro. Ben venga una legge che, come la Madia, riordini le partecipate, riducendo sprechi e inefficienze, ma se le partecipate, invece, sono un valore aggiunto in termini economici (risultati operativi positivi) e promozionali (valorizzazione di una risorsa naturale del territorio), allora è chiaro che la scelta di mantenerle è di interesse generale per una comunità. Soprattutto, come nel caso di Evam, se siamo di fronte ad un'azienda risanata, dove non si sprecano soldi pubblici con consigli di amministrazione faraonici, e che può in prospettiva sempre di più diventare il soggetto capace di incentivare lo sviluppo di tutta l'economia montana».
Per queste ragioni l’amministrazione considera centrale il ruolo di Evam nell’economia territoriale. «La nostra valutazione sugli scopi di interesse generale di Evam e sulla sua conseguente possibile detenzione nasce, tra gli altri, dal fatto che la società che produce Fonteviva e Amorosa abbia svolto e svolga un ruolo di promozione del territorio e delle sue risorse naturali visto che attraverso l'imbottigliamento la nostra città è conosciuta in Italia e nel mondo. A questo si unisce ovviamente il valore occupazionale dell'azienda, soprattutto nel contesto montano, e l'importanza dell'indotto che determina. Abbiamo sentito la responsabilità, come amministratori ed esponenti di una forza politica che ha sottoscritto la Madia ed è al governo, di dare il nostro contributo con una riflessione che l'onorevole Rigoni ha condiviso e promosso all'interno di un ordine del giorno che si pone in modo costruttivo rispetto ad alcuni limiti e contraddizioni che l'applicazione pratica di una legge certamente necessaria ha messo in luce».
Quello del governo è semplicemente un atto politico. Importante, ma non decisivo. Al momento di discutere la legge bisognerà vedere se le indicazioni di Rigoni saranno prese in considerazione e contribuiranno a modificare la legge. «In questo modo riteniamo si possa cogliere il risultato di continuare a dare al consiglio comunale ed alla città intera la possibilità di definire le prospettive e gli obiettivi dell'azienda senza dover percorrere dismissioni forzate ma scegliendo le strategie di valorizzazione di volta in volta più adeguate e congrue».
Pertanto il percorso normativo ovviamente non si ferma qui: sarà necessario seguire i passi successivi con cui il governo provvederà a portare alla miglior formulazione della legge.
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