Il Tirreno

La Corte d’appello: al porto l’amianto c’era

La Corte d’appello: al porto l’amianto c’era

Respinto il ricorso dell’Inps contro il giudice Augusto Lama, si apre la strada per i prepensionamenti

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CARRARA. L’amianto al porto di Marina c’era. Ed è quindi giusto che ai portuali venga riconosciuto il diritto al prepensionamento. È il senso della sentenza con cui la Corte di Appello di Genova ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello con cui l’Inps si era opposta alla decisione del giudice del lavoro di Massa, Augusto Lama il quale, con una sentenza del 21 aprile scorso, aveva sentenziato il riconoscimento dei benefici amianto per i lavoratori del porto di Carrara fino al 31 dicembre1992.

L’Inpsaveva mosso censure nei confronti del giudice Lama, sostenendo che egli avesse errato nell’affermare che nel porto di Marina di Carrara ci fosse stato amianto. Il legale del magistrato, l’avvocato Ezio Bonanni dell’’Osservatorio Nazionale Amianto, aveva invece sostenuto la correttezza dell’operato del giudice del lavoro del Tribunale di Massa.

L’ennesimo scontro frontale tra l’avvocato Bonanni e l’Inps è finito con ulteriore soccombenza per l’ente pubblico, questa volta con una censura di inammissibilità.

Il dispositivo, depositato ieri in cancelleria recita “La Corte di Appello di Genova... dichiara l’inammissibilità dell'appello. Condanna l’Inps alla refusione … delle spese di lite”.

«L’inammissibilità dell’appello va ben oltre il rigetto: in questo caso, l’appello è stato depositato fuori termine. Non comprendo perché l’Inps di Massa si sia accanita contro i lavoratori portuali così come si sta accanendo nei confronti del signor Gianfranco Giannoni, per il quale molto presto dovremo iniziare un’ulteriore azione, ma questa volta chiederemo anche i danni e agiremo nei confronti di chi, invece di attuare le leggi dello Stato, nega i diritti delle vittime dell’amianto», dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale dei lavoratori del porto di Massa che in questo territorio, come nel resto d’Italia, sta ottenendo sentenze che fanno giurisprudenza, ponendo l’Inps con le spalle al muro: o applicare la legge e riconoscere il diritto delle vittime, o soccombere davanti al Giudice. Ora si apre la strada per il prepensionamento, perché un’eventuale ricorso in cassazione dell’Inps avrebbe chance nulle perché c’è una tardività nell’atto di appello perché depositato oltre il termine di legge.



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