Italia
Pd, sospesa la riapertura delle candidature
Prosegue il braccio di ferro interno al partito democratico, i garanti regionali prendono tempo
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CARRARA. Prosegue il braccio di ferro interno al Pd. Oggetto del contendere, ancora una volta, le procedure legate ai congressi di Circoli, Comuni e Provincia. Dopo la bufera sul tesseramento e la decisione della commissione nazionale di garanzia di escludere dai congressi 2017 i nuovi iscritti, la battaglia si sposta adesso sulle candidature.
Proprio sulla scia dell'ultimo provvedimento arrivato da Roma, la commissione provinciale per i Congressi del Pd aveva deliberato mercoledì scorso di riaprire i termini delle candidature per la guida di circoli e coordinamenti comunali e provinciali.
L'esclusione dalla corsa dei tesserati 2017 aveva infatti avuto l'effetto di lasciare senza rappresentanza alcune anime del partito e così la commissione presieduta da Luca Ragoni aveva riaperto la possibilità di correre per quelle che una volta si chiamavano le "segreterie". La decisione era stata a presa a maggioranza, nel corso della riunione di mercoledì scorso. Ieri l'ennesima doccia fredda.
La commissione regionale di garanzia del Pd, ricevuto il «26 novembre un ricorso su quanto deciso nella seduta del 22 novembre relativamente allo svolgimento dei congressi comunali, di circolo e territoriale, in attesa della decisione che avverrà entro le prossime 72 ore, ha stabilito che le decisioni nella citata seduta sono da ritenersi sospese e quindi non operative».
In sostanza i garanti regionali dei democratici si sono presi tre giorni per stabilire se la scelta di Ragoni e i suoi di riaprirei termini delle candidature è corretta o no.
I sostenitori di questo ultimo fronte ricordano che lo scorso 13 novembre, il responsabile nazionale dell'organizzazione del Pd Andrea Rossi aveva già chiarito che «la data di presentazione delle candidature è un termine perentorio. La sua variazione, in quanto atto straordinario, può essere autorizzata esclusivamente dall'Organismo che ha approvato il Regolamento congressuale, vale a dire la Direzione regionale, sentita la Segreteria nazionale».
Dunque la commissione provinciale per i Congressi non potrebbe di sua iniziativa modificare i termini delle candidature. Secondo fonti interne ai democratici carraresi il provvedimento di ieri rischia di far slittare ancora i congressi: e questo perché dopo il pronunciamento della commissione regionale, atteso per giovedì o venerdì, ci vorranno almeno 5 giorni di tempo per indire i congressi che dunque, non si potrebbero tenere il 2 e il 3 come annunciato la scorsa settimana.
Cinzia Chiappini
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Proprio sulla scia dell'ultimo provvedimento arrivato da Roma, la commissione provinciale per i Congressi del Pd aveva deliberato mercoledì scorso di riaprire i termini delle candidature per la guida di circoli e coordinamenti comunali e provinciali.
L'esclusione dalla corsa dei tesserati 2017 aveva infatti avuto l'effetto di lasciare senza rappresentanza alcune anime del partito e così la commissione presieduta da Luca Ragoni aveva riaperto la possibilità di correre per quelle che una volta si chiamavano le "segreterie". La decisione era stata a presa a maggioranza, nel corso della riunione di mercoledì scorso. Ieri l'ennesima doccia fredda.
La commissione regionale di garanzia del Pd, ricevuto il «26 novembre un ricorso su quanto deciso nella seduta del 22 novembre relativamente allo svolgimento dei congressi comunali, di circolo e territoriale, in attesa della decisione che avverrà entro le prossime 72 ore, ha stabilito che le decisioni nella citata seduta sono da ritenersi sospese e quindi non operative».
In sostanza i garanti regionali dei democratici si sono presi tre giorni per stabilire se la scelta di Ragoni e i suoi di riaprirei termini delle candidature è corretta o no.
I sostenitori di questo ultimo fronte ricordano che lo scorso 13 novembre, il responsabile nazionale dell'organizzazione del Pd Andrea Rossi aveva già chiarito che «la data di presentazione delle candidature è un termine perentorio. La sua variazione, in quanto atto straordinario, può essere autorizzata esclusivamente dall'Organismo che ha approvato il Regolamento congressuale, vale a dire la Direzione regionale, sentita la Segreteria nazionale».
Dunque la commissione provinciale per i Congressi non potrebbe di sua iniziativa modificare i termini delle candidature. Secondo fonti interne ai democratici carraresi il provvedimento di ieri rischia di far slittare ancora i congressi: e questo perché dopo il pronunciamento della commissione regionale, atteso per giovedì o venerdì, ci vorranno almeno 5 giorni di tempo per indire i congressi che dunque, non si potrebbero tenere il 2 e il 3 come annunciato la scorsa settimana.
Cinzia Chiappini
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