Sicurezza
Omicidio Casonato La Panda di Marco esaminata dai Ris
I carabinieri cercano tracce che confermano la volontarietà Ma il docente continua a dire che non lo ha fatto apposta
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MASSA. I carabinieri hanno passato al setaccio la Fiat Panda rossa di Marco Casonato, quella che il professore universitario stava guidando quando ha travolto e ucciso il fratello Piero durante una lite scoppiata nel parco di Villa Massoni. Sono stati i militari dei Ris, con la loro inconfondibile tuta bianca, a issare la vettura su un ponte e a isolare tutte le tracce rimaste nella parte anteriore dell’utilitaria. Quelle che devono raccontare agli inquirenti come è avvenuto l’investimento: se è stato volontario come sostengono i testimoni (gli operai ingaggiati dalla vittima per ripulire il giardino della dimora storica) oppure se è frutto di una tragica fatalità, come sostiene la vittima. Un esame che ha il valore dell’incidente probatorio e proprio per questo alle operazioni hanno assistito anche i legali della parte civile (la compagna Anna Maria Dentini), gli avvocati Guido Bernieri ed Enrico Di Martino, e quello della difesa, l’avvocato Valter Mattarocci. . Ci vorranno almeno un paio di mesi prima che arrivino a Massa le risposte dei colleghi di Parma. Anche perché sono stati prelevati dei campioni ematici che si trovavano sulla lamiera. Si presume appartengano a Piero Casonato, ma occorre la conferma del laboratorio. Particolare attenzione inoltre è stata riservata agli pneumatici per ricostruire la manovra compiuta dalla Panda: è vero come dicono i testimoni che Marco è passato più volte sul corpo del fratello, anche in retromarcia, di proposito? Oppure è vero che il docente di psicologia voleva sfuggire a quella che riteneva essere una aggressione (il lunotto della Panda è stato sfondato da un decespugliatore che gli avevano lanciato contro prima che si consumasse il fratricidio). L’incidente probatorio compiuto dai Ris si spera che faccia luce proprio su questo. Anche se la decisione del gip di tenere dentro l’omicida fa intuire che le prove acquisite dal nucleo investigativo dell’Arma, nell’immediatezza del delitto, sono già tali da dare fondatezza all’ipotesi dell’atto volontario. Ma non premeditato, frutto dell’ennesima lite tra i due fratelli. Secondo quanto ricostruito dal docente universitario, davanti al giudice, il giorno dell’assassinio si era recato in auto sul luogo dei lavori, secondo i compiti che gli aveva assegnato la procura nominandolo custode, per compiere una ricognizione e fare dei rilievi fotografici. Aveva già fatto un primo accesso al mattino, notando che una ruspa aveva divelto un elemento di marmo, poi sparito, ed erano state fatte escavazioni che potevano mettere in pericolo la stabilità dei terrazzamenti della villa. Tornato nel pomeriggio, senza scendere dalla vettura, mentre faceva delle fotografie veniva affrontato da un uomo che gli strappava di mano la macchina fotografica. Marco Casonato ha detto di essere stato colpito con un pugno al volto. A quel punto poi si è scatenata un’aggressione molto violenta da parte degli operai che erano stati ingaggiati da Piero. Sono stati infranti i vetri della vettura con due piccoli estintori, e Marco è stato ferito al volto, all’orecchio destro e a una mano. Voleva scappare: è montato in macchina e ha messo in moto accelerando, ma il fratello gli si è parato davanti.
Domani invece verrà contattata la ragazza indicata nel testamento lasciato da Piero. Si capirà quali sono le sue intenzioni, soprattutto in merito alla Villa Massoni. Un passaggio decisivo per il futuro della dimora storica.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Domani invece verrà contattata la ragazza indicata nel testamento lasciato da Piero. Si capirà quali sono le sue intenzioni, soprattutto in merito alla Villa Massoni. Un passaggio decisivo per il futuro della dimora storica.
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