La manifestazione
La pm: più coraggio cresce il numero delle denunce
Il sostituto procuratore Conforti ha spiegato i dati apuani In poco più di un anno già quaranta le misure cautelari
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MASSA CARRARA . La procura di Massa-Carrara ha emesso da giugno 2016 a ottobre 2017 più di quaranta misure cautelari a seguito di denunce di donne maltrattate ed il numero sale se si considera che deve essere aggiornato ad oggi; i dati relativi alla violenza sulle donne sono in crescita «anche perché sono aumentate le denunce nei confronti del proprio partner, aguzzino o persecutore e c’è meno sommerso» come riferito dal sostituto procuratore dottoressa Alessandra Conforti nel corso del seminario «L’insopportabile libertà delle donne: perché gli uomini uccidono le donne» organizzato proprio nella Giornata internazionale contro la violenza di genere in una Villa Schiff, a Montignoso, decorata con scarpe rosse.
Presenti il prefetto Enrico Ricci, il sindaco Gianni Lorenzetti, le assessore alle Pari opportunità Giorgia Podestà di Montignoso, Elena Mosti di Massa e Anna Galleni di Carrara oltre a rappresentanti delle forze dell’ordine, associazioni antiviolenza Arpa, Cif e Sabine e gli studenti delle classi terza, quarta e quinta del liceo delle scienze umane Pascoli accompagnati dalla professoressa Rosanna Liggio. Una mattinata per affrontare insieme il problema e trovare una soluzione che parta soprattutto da un forte cambiamento culturale. «Si deve partire dai giovani educandoli fin da subito alla gentilezza e quindi al rispetto dell’altro che è indice della parità di genere», ha dichiarato la Conforti illustrando poi le leggi utili alle donne vittime di violenza e i possibili percorsi da attuare invitando i ragazzi a non girarsi dall’altra parte, ma aiutare le amiche, vicine di casa o semplici conoscenti che hanno bisogno di aiuto perché «senza la denuncia della vittima e le testimonianze non si riesce a fare giustizia e dobbiamo far crollare i muri dell’omertà».
«La violenza sessuale è ancora quella denunciata con più difficoltà, ma che spesso emerge all’interno delle indagini di maltrattamenti; le leggi ci sono, bisogna conoscerle e poterle applicare e soprattutto dare alla donna la possibilità di essere ascoltata altrimenti non palerà mai», ha detto ancora il sostituto procuratore. Quando una vittima si presenta dalle forze dell’ordine queste hanno l’obbligo di informare i centri antiviolenza sul territorio; la donna viene assistita da un avvocato d’ufficio indipendentemente dal reddito e, per non farla tornare dal partner – la maggior parte dei casi avviene proprio in famiglia – può essere assistita in una casa rifugio, mentre la procura adotta nei confronti dell’uomo le misure di allontanamento da casa o il divieto di avvicinamento. Perché gli uomini picchiano e uccidono? «Perché sentono di aver perso il proprio potere»: la risposta semplice, ma reale l’ha data il professore Andrea Spini, docente di sociologia all’università di Firenze. Per l’esperto «Le donne hanno superato gli uomini in molti settori e quando il maschio sente messo in discussione il potere diventa fragile e non trova altro linguaggio se non la violenza; non accetta di essere inferiore. Essere forti, però, è qualcosa che arriva da un lontano passato, da una cultura che va cambiata dall’infanzia per annullare i pregiudizi e costruire un mondo migliore».
Un punto che ha trovato concorde il sindaco Lorenzetti, secondo cui «c’è da buttare giù un muro culturale con un grande lavoro che deve arrivare dalle istituzioni anche perché se oggi c’è questa attenzione attorno al femminicidio e alla giornata contro la violenza vuol dire che la situazione è grave». I presenti hanno anche ricordato come il fenomeno vada oltre i classi sociali, le etnie e le religioni e come molte donne ancora oggi giustifichino il marito, il compagno o padre dei loro figli sia che siano le stesse donne a subire soprusi sia che siano i bambini.
Benedetta Bianchi
©RIPRODUZIONE RISERVATA .
Presenti il prefetto Enrico Ricci, il sindaco Gianni Lorenzetti, le assessore alle Pari opportunità Giorgia Podestà di Montignoso, Elena Mosti di Massa e Anna Galleni di Carrara oltre a rappresentanti delle forze dell’ordine, associazioni antiviolenza Arpa, Cif e Sabine e gli studenti delle classi terza, quarta e quinta del liceo delle scienze umane Pascoli accompagnati dalla professoressa Rosanna Liggio. Una mattinata per affrontare insieme il problema e trovare una soluzione che parta soprattutto da un forte cambiamento culturale. «Si deve partire dai giovani educandoli fin da subito alla gentilezza e quindi al rispetto dell’altro che è indice della parità di genere», ha dichiarato la Conforti illustrando poi le leggi utili alle donne vittime di violenza e i possibili percorsi da attuare invitando i ragazzi a non girarsi dall’altra parte, ma aiutare le amiche, vicine di casa o semplici conoscenti che hanno bisogno di aiuto perché «senza la denuncia della vittima e le testimonianze non si riesce a fare giustizia e dobbiamo far crollare i muri dell’omertà».
«La violenza sessuale è ancora quella denunciata con più difficoltà, ma che spesso emerge all’interno delle indagini di maltrattamenti; le leggi ci sono, bisogna conoscerle e poterle applicare e soprattutto dare alla donna la possibilità di essere ascoltata altrimenti non palerà mai», ha detto ancora il sostituto procuratore. Quando una vittima si presenta dalle forze dell’ordine queste hanno l’obbligo di informare i centri antiviolenza sul territorio; la donna viene assistita da un avvocato d’ufficio indipendentemente dal reddito e, per non farla tornare dal partner – la maggior parte dei casi avviene proprio in famiglia – può essere assistita in una casa rifugio, mentre la procura adotta nei confronti dell’uomo le misure di allontanamento da casa o il divieto di avvicinamento. Perché gli uomini picchiano e uccidono? «Perché sentono di aver perso il proprio potere»: la risposta semplice, ma reale l’ha data il professore Andrea Spini, docente di sociologia all’università di Firenze. Per l’esperto «Le donne hanno superato gli uomini in molti settori e quando il maschio sente messo in discussione il potere diventa fragile e non trova altro linguaggio se non la violenza; non accetta di essere inferiore. Essere forti, però, è qualcosa che arriva da un lontano passato, da una cultura che va cambiata dall’infanzia per annullare i pregiudizi e costruire un mondo migliore».
Un punto che ha trovato concorde il sindaco Lorenzetti, secondo cui «c’è da buttare giù un muro culturale con un grande lavoro che deve arrivare dalle istituzioni anche perché se oggi c’è questa attenzione attorno al femminicidio e alla giornata contro la violenza vuol dire che la situazione è grave». I presenti hanno anche ricordato come il fenomeno vada oltre i classi sociali, le etnie e le religioni e come molte donne ancora oggi giustifichino il marito, il compagno o padre dei loro figli sia che siano le stesse donne a subire soprusi sia che siano i bambini.
Benedetta Bianchi
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