Sicurezza
“Difendiamo”: le donne si fanno forza
Sinergia tra Filattiera e Aulla per aprire la discussione sulla violenza di genere e dare gli strumenti
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AULLA . “Difendiamo” è un evento in sinergia tra i due comuni di Filattiera ed Aulla, con appuntamenti cadenzati tra le due realtà territoriali tra dicembre (1, 15 e 22) e gennaio (12,19 e 26). Mentre i primi si svolgeranno ad Aulla, nella sala Tobagi, i secondi si terranno nella sala consiliare di Filattiera. Lo scopo di questi incontri è quello di aprire la discussione in merito alle violenze di genere e fornire a chi sarà presente all’incontro nozioni di base di autodifesa, in modo da essere in grado di reagire in caso di assalto. Gli incontri però parleranno del modo delle molestie e delle angherie, che molto spesso non si limita solo a quelle fisiche, ma trascende ricomprendendo anche quelle di natura psicologica.
Quest’ultime ferite sono le più difficili da rimarginare e che lasciano un segno profondo in coloro che le provano sulla propria pelle. «Come consigliere comunale – afferma Serena Olivieri, promotrice dell’evento – nella doppia veste di istruttrice di difesa personale, sentivo l’obbligo di promuovere attività sul nostro territorio rivolte alle donne di qualsiasi fasce d’età. In questi incontri si tratteranno diversi temi: dalla distinzione dei diversi tipi di violenza che giornalmente possono incontrare, parleremo anche di prevenzione ed infine alcune tecniche di difesa». Ad affiancare Olivieri in questo percorso di sensibilizzazione, verso una tematica che emerge troppo spesso anche dai fatti di cronaca, c’è Giada Moretti, assessore al commercio di Aulla, da sempre vicina al mondo delle donne e nel contrasto alla violenza di genere. «Questa manifestazione si ricollega all’iniziativa di Quercia con le scarpette rosse e abbiamo voluto fare partire questo tour proprio in concomitanza con la giornata commemorativa contro le violenze di genere. Il nostro obiettivo è di dare voce e strumenti di difesa. Confidiamo che questo progetto possa espandersi ad altre realtà comunali».
Nel frattempo gli organizzatori stanno lavorando per fare sì che questo tipo di educazione possa essere attivata anche all’interno delle scuole. Il volto truccato, a simulare tumefazioni e ferite, delle relatrici è stato un ulteriore elemento di sensibilizzazione, di raffronto con i segni delle percosse.«Abbiamo scelto di provare sulla nostra pelle – conclude Olivieri – cosa voglia dire uscire di casa ed avere un occhio nero. Non è semplice riuscire a sostenere lo sguardo delle persone che conosci portando questi segni, molte donne abbassano o girano lo sguardo per non mostrarli, oppure sentono il peso di coloro che le guardano». (c.b.)
Quest’ultime ferite sono le più difficili da rimarginare e che lasciano un segno profondo in coloro che le provano sulla propria pelle. «Come consigliere comunale – afferma Serena Olivieri, promotrice dell’evento – nella doppia veste di istruttrice di difesa personale, sentivo l’obbligo di promuovere attività sul nostro territorio rivolte alle donne di qualsiasi fasce d’età. In questi incontri si tratteranno diversi temi: dalla distinzione dei diversi tipi di violenza che giornalmente possono incontrare, parleremo anche di prevenzione ed infine alcune tecniche di difesa». Ad affiancare Olivieri in questo percorso di sensibilizzazione, verso una tematica che emerge troppo spesso anche dai fatti di cronaca, c’è Giada Moretti, assessore al commercio di Aulla, da sempre vicina al mondo delle donne e nel contrasto alla violenza di genere. «Questa manifestazione si ricollega all’iniziativa di Quercia con le scarpette rosse e abbiamo voluto fare partire questo tour proprio in concomitanza con la giornata commemorativa contro le violenze di genere. Il nostro obiettivo è di dare voce e strumenti di difesa. Confidiamo che questo progetto possa espandersi ad altre realtà comunali».
Nel frattempo gli organizzatori stanno lavorando per fare sì che questo tipo di educazione possa essere attivata anche all’interno delle scuole. Il volto truccato, a simulare tumefazioni e ferite, delle relatrici è stato un ulteriore elemento di sensibilizzazione, di raffronto con i segni delle percosse.«Abbiamo scelto di provare sulla nostra pelle – conclude Olivieri – cosa voglia dire uscire di casa ed avere un occhio nero. Non è semplice riuscire a sostenere lo sguardo delle persone che conosci portando questi segni, molte donne abbassano o girano lo sguardo per non mostrarli, oppure sentono il peso di coloro che le guardano». (c.b.)
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