Sicurezza
Tornano i No Costa: annullate la delibera che riapre l’impianto
Diffida al Comune di Aulla affidata a uno studio legale «La ripresa delle attività è un pericolo per la salute»
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ALBIANO MAGRA. Sono stati di parola i No Costa, quella fetta di popolazione albianese che si batte contro l’impresa di lavorazione dei rifiuti guidata dall’imprenditore spezzino Mauro Costa. Infatti, proprio nel giorno in cui il dirigente del primo settore del Comune di Aulla, l'architetto Franco Testa, firmava un’ordinanza attesissima da lavoratori e sindacato Cisl –, la numero 70, che sospende temporaneamente l’efficacia e l’esecutività delle ordinanze che avevano sancito la chiusura dell’impresa che opera ad Albiano Magra, stabilendo il riavvio dell’attività lavorativa – i No Costa si erano riuniti presso la sede della Croce Rossa Italiana ad Albiano Magra ed avevano annunciato che avrebbero fatto verificare l’ordinanza in questione a un legale di loro fiducia.
«Una verifica fatta anche perchè è nostra opinione che questa ordinanza sia stata adottata – aveva detto il leader storico dei No Costa, Walter Moretti – proprio in vista della discussione di merito di fronte al Tribunale amministrativo regionale (il Tar) il prossimo 5 dicembre, durante la quale ci sarebbe stata la concreta possibilità che i giudici amministrativi dessero ragione al precedente ricorso del Comune di Aulla, quello che vinse al Consiglio di Stato, sancendo la chiusura della ditta Costa».
E così hanno fatto i No Costa, affidandosi a uno studio legale di La Spezia, che ha fatto partire una nota indirizzata al sindaco di Aulla, Roberto Valettini, nota in cui lo si invita a “volere provvedere con la massima sollecitudine, in via di autotutela, all’annullamento e/o revoca dell’autorizzazione, rilasciata dal dirigente del settore preposto, alla ripresa dell’attività, restando sotteso che, in difetto di adozione immediata del provvedimento in autotutela, ci si riserva di procedere giudizialmente presso l’Autorità Giudiziaria al fine di valutare la sussistenza di fatti costituenti reato”.
Prima di concludere così la nota, lo studio legale fa notare che il Consiglio di Stato nel suo pronunciamento aveva ritenuto più importante la salvaguardia della salute pubblica, “con necessità di evitare lo svolgimento di una attività potenzialmente pericolosa per la salute pubblica. Appare, pertanto, paradossale che codesta amministrazione (cioè il Comune di Aulla) abbia ritenuto, in difetto di qualsiasi fatto nuovo che la giustificasse, di autorizzare la ripresa dell’attività produttiva ad oggi ritenuta perniciosa per la salute pubblica”.
Infine, nel documento degli avvocati dei No Costa viene evidenziato che il Consiglio di Stato ha ritenuto che il capannone A della ditta Costa sarebbe sprovvisto di agibilità e sprovvisto di autorizzazione agli scarichi.
«Una verifica fatta anche perchè è nostra opinione che questa ordinanza sia stata adottata – aveva detto il leader storico dei No Costa, Walter Moretti – proprio in vista della discussione di merito di fronte al Tribunale amministrativo regionale (il Tar) il prossimo 5 dicembre, durante la quale ci sarebbe stata la concreta possibilità che i giudici amministrativi dessero ragione al precedente ricorso del Comune di Aulla, quello che vinse al Consiglio di Stato, sancendo la chiusura della ditta Costa».
E così hanno fatto i No Costa, affidandosi a uno studio legale di La Spezia, che ha fatto partire una nota indirizzata al sindaco di Aulla, Roberto Valettini, nota in cui lo si invita a “volere provvedere con la massima sollecitudine, in via di autotutela, all’annullamento e/o revoca dell’autorizzazione, rilasciata dal dirigente del settore preposto, alla ripresa dell’attività, restando sotteso che, in difetto di adozione immediata del provvedimento in autotutela, ci si riserva di procedere giudizialmente presso l’Autorità Giudiziaria al fine di valutare la sussistenza di fatti costituenti reato”.
Prima di concludere così la nota, lo studio legale fa notare che il Consiglio di Stato nel suo pronunciamento aveva ritenuto più importante la salvaguardia della salute pubblica, “con necessità di evitare lo svolgimento di una attività potenzialmente pericolosa per la salute pubblica. Appare, pertanto, paradossale che codesta amministrazione (cioè il Comune di Aulla) abbia ritenuto, in difetto di qualsiasi fatto nuovo che la giustificasse, di autorizzare la ripresa dell’attività produttiva ad oggi ritenuta perniciosa per la salute pubblica”.
Infine, nel documento degli avvocati dei No Costa viene evidenziato che il Consiglio di Stato ha ritenuto che il capannone A della ditta Costa sarebbe sprovvisto di agibilità e sprovvisto di autorizzazione agli scarichi.
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