Il Tirreno

Aulla, «La giustizia negata alle vittime dell’alluvione»

Aulla, «La giustizia negata alle vittime dell’alluvione»

Gli avvocati di parte civile denunciano il rischio prescrizione nel processo: «Mancano giudici e personale, continui rinvii, tribunale vicino al collasso»

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AULLA. Il tribunale è ingolfato dal troppo lavoro mentre i giudici sono sempre di meno. E la giustizia deve attendere. Anche quella per gli alluvionati di Aulla. I quali rischiano di non vedere un processo a carico di chi è indagato come responsabile di quel disastro.

L’allarme per il pericolo di giustizia denegata arriva dagli avvocati di parte civile dei cittadini e degli imprenditori colpiti dall’alluvione del 2011. «La sezione penale del tribunale di Massa è ormai al limite della sopravvivenza dello Stato di diritto», dice Manuela Aiazzi, avvocato del foro di Massa che nel processo tutela alcuni imprenditori danneggiati (Giovanni Carlotti titolare della «Tre Ci», Carlo Giuffra della «Mare Monti sas» e della «Gi.ca», Giuseppe e Bruno Mazzanti, della «Gelo Mare» di Aulla) e che parla a nome dei legali di parte civile in questo “maxi” procedimento a crescente rischio di “morte” per intervenuti termini di prescrizione.

La chiusura dei tribunali di Pontremoli e di Carrara, sostiene la legale, «hanno avuto effetti dirompenti a catena tra loro: il primo è quello di aver aumentato esponenzialmente la mole di lavoro del tribunale di Massa, oggi competente a conoscere e giudicare tutti i reati commessi in tutta la provincia di Massa Carrara, compresa quindi sia la Lunigiana che la zona di Carrara e, come effetto domino, lo zavorramento del carico di lavoro del tribunale di Massa con allungamento dei “tempi della giustizia”».

Ma non solo: a ciò si deve aggiungere - sostengono gli avvocati – «non è dato sapere se per incuria o per scelta politica, il progressivo allontanamento dei vari giudici che si sono avvicendati nel corso degli anni nel Tribunale di Massa. Per funzionare a pieno il regime, il tribunale ha bisogno soprattutto di Giudici Togati e quindi professionalmente preparati, non essendo tollerabile che la giustizia sia amministrata da giudici onorari i quali fra l’altro hanno una limitata competenza. Servono inoltre giudici in numero necessario per formare i Collegi, garantendo altresì la presenza di “sostituti” al fine di non incorrere in incompatibilità previste espressamente dalla legge come insanabili vizi procedurali che non consentono di svolgere i procedimenti».

Ebbene, ad oggi, in seguito al trasferimento, questa volta del giudice Giovanni Sgambati, già prima del pm Fabrizio Garofalo; della collega Antonia Aracri, l’unico giudice togato presente a Massa è Alice Serrra giunta da poco in quel di Massa. Dunque se per una qualsiasi ragione la Swerra dovesse assentersi, «il sistema collasserebbe definitivamente».

Ed è da questa drammatica carenza che alcuni procedimenti, già in istruttoria avanzata, sono ora letteralmente abbandonati come zattere in mezzo alla tempesta, e, con molta probabilità, dovranno essere dichiarati estinti per intervenuta prescrizione.

A pagarne le conseguenze, sono i cittadini, a cui viene negato il diritto alla giustizia.

«Vi sono persone costituite parte civile nonostante tutto e nonostante tutti – dice ancora la portavoce degli avvocati – e lo stesso loro Comune, invece che assisterli difenderli e rappresentarli, non ha inteso costituirsi parte civile e oggi si trovi citato al fianco degli imputati in qualità di responsabile civile e nonostante, con l’avvicendarsi delle amministrazioni, l’attuale sindaco difendesse tre degli imputati. Queste persone meritano giustizia, come tante altre vittime di reati, ma sopra ogni cosa meritano rispetto. Perché se gli imputati fino a sentenza definitiva di condanna non si può dire che siano colpevoli, le persone offese, invece, offese lo sono dalla data del fatto fino alla fine dei loro giorni e si meritano quantomeno che il processo venga celebrato».

Invece, quel procedimento è di fatto insabbiato. Il giudice. Sgambati si è spogliato del processo, in seguito al trasferimento a Firenze. Sarà il suo sostituto ad ereditare il fascicolo. Intanto, l’ultima udienza, dopo quasi tre anni di processo e dopo aver escusso tutti i testimoni dell’accusa, compresi i periti, e tutti i testimoni delle parti civili, comprese le stesse parti civili, quella del 6 novembre scorso è servita solo per rinviare all’aprile 2018, quando, se tutto va bene, ci sarà o (ad oggi fantomatico) nuovo giudice che diverrà intestatario del processo. E forse sarà già troppo tardi.

«Quel giorno – dice infatti l’avvocata Aiazzi – il nuovo giudice non potrà che rinviare, presumibilmente a un’udienza successiva alla sospensione feriale, nella quale dovranno essere citati nuovamente tutte le decine e decine di testimoni escussi sino ad oggi, per confermare quanto già detto e per consentire il corretto prosieguo del procedimento. Dura lex sed lex (a legge è dura, ma è legge)».

E se quersta è la situazione, ecco l’appello degli avvocati delle vittime: «Noi legali di parte civile intendiamoporre a conoscenza dell’intera comunità tale gravissima situazione per l’intera provincia, anticipando sin d’ora che sarà loro preciso e puntuale interesse sollecitare con ogni mezzo gli organi preposti al fine di risolvere questa tragica situazione, oltrepassando le barriere burocratiche e politiche che ostacolano il lineare percorso che la giustizia deve avere».c.f.



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