Il Tirreno

Eternit sulla spiaggia di Poveromo

Tommaso Silvi
Eternit sulla spiaggia di Poveromo

I frammenti inquinanti sono stati rinvenuti a fianco dell’omonimo fosso. Il vicesindaco Berti: «Transenneremo l’area»

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MASSA. «È preoccupante che ci siano ancora persone capaci di compiere questo tipo di gesti». Sono le parole del sindaco, Alessandro Volpi, a cui fanno seguito quelle del suo vice, Uilian Berti: «L’episodio è molto grave, il nostro personale sta già provvedendo a transennare l’area». Eternit sulla spiaggia. Detriti lunghi anche diverse decine di centimetri, che affiorano dalla sabbia in più punti, sulla sponda destra, quella più vicina alla Liguria, per intendersi, del fosso Poveromo. Sono spuntati venerdì 24 novembre.

«In questa settimana siamo già a tre segnalazioni per abbandono di rifiuti pericolosi. Solitamente – racconta Berti – la gente li lascia dietro ai cassonetti». E invece, a quanto pare, qualcuno ha pensato bene di sotterrarli a due passi dal mare. Resta da capire se si tratta di una quantità modesta, o se invece lo scarico è di grandi dimensioni. Un dubbio che verrà sciolto nei prossimi giorni, in seguito all’intervento del Comune. Perché i pezzi di eternit che ieri mattina costellavano una parte del litorale potrebbero essere venuti alla luce in seguito ai lavori compiuti nelle ultime settimane per creare alcune piccole dune di sabbia a “protezione” dei bagni in vista delle prossime mareggiate. Se così fosse, scavando ancora, potrebbero essere rinvenuti altri frammenti pericolosi. Magari anche di dimensioni più grandi.

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«Sull’amianto c’è la nostra massima attenzione – spiega ancora Volpi – e in ogni caso che viene segnalato ai nostri uffici ci attiviamo immediatamente». La zona in cui ieri mattina è stata fatta la triste scoperta è ad accesso libero, e quindi non è territorio di uno stabilimento balneare. «Quando l’inquinamento ambientale avviene su terreno in concessione avvisiamo il titolare e facciamo rimuovere i rifiuti, se invece – prosegue Volpi – l’area è pubblica, allora è il Comune che si attiva per il processo di pulizia». Il rischio maggiore è quello che venga alla luce una piccola, e forse neppure più di tanto, discarica tossica a cielo aperto. L’utilizzo dell’amianto in Italia è severamente vietato dal 1992, da quando è stata varata la legge 252, che dice chiaramente: «Sono vietate l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la

commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto».

Un divieto che, però, sempre più spesso viene ignorato dai cittadini, che spaventati dal particolare processo di smaltimento del materiale decidono di abbandonarlo, causando un danno all’ambiente e alle persone. La pericolosità dell’amianto consiste soprattutto nel fatto che le sue fibre si liberano facilmente nell’aria e sono potenzialmente inalabili. Specialmente le particelle sprigionate durante la lavorazione o per qualsiasi sollecitazione esterna. Una volta respirati, i micro frammenti di amianto tendono ad accumularsi nei bronchi e negli alveoli polmonari, provocando danni irreversibili ai tessuti.

Dopo il caso del bagno Irene, di cui parliamo nell’articolo a fianco, sulla costa apuana torna l’incubo inquinamento. Ancora una volta il pericolo si chiama eternit.


 

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