Toscana
Vicina allo sfratto una famiglia con due disabili
L’appello disperato di una signora di 50 anni: «Per favore, un alloggio adeguato a mia figlia in carrozzina»
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CARRARA. Troppo giovane per andare in pensione e troppo vecchia per lavorare. Entro fine mese resterà senza casa. Ma lei ha una figlia con una malattia degenerativa. Non solo fino ad oggi sulle sue spalle sono pesati anche il genero, e da qualche mese anche la madre del ragazzo, pure lei con una grave disabilità. Un paradosso legato alla burocrazia e alla mancanza di lavoro, che vede una famiglia carrarese attraversare un periodo buio.
Una storia raccontata con dignità, una storia di cui non faremo nomi per tutelare proprio la dignità con cui ci è stata raccontata. La signora ha da poco superato da poco i 50 anni, e per la fine del mese dovrà lasciare la casa in cui abita con la figlia, il genero e la sua anziana madre. Il contratto per quell'abitazione da 700 euro il mese, infatti, è scaduto. E lei, di fare uno sgarbo al padrone di casa proprio non se la sente. "Mai e poi mai - dice - farò una prepotenza simile restando in una casa che ora serve a lui. Non voglio farmi dare lo sfratto e diventare morosa. Con noi è sempre stato gentile e non farei mai un abuso simile».
Per mantenere quella casa, fatta a misura della figlia, come detto colpito da una grave forma di malattia degenerativa, ha lavorato per anni, giorno e notte, accumulando straordinari su straordinari. Ma poi il contratto è finito. Ed ora per garantire a sua figlia una vita dignitosa ha dato fondo anche alla mobilità.
E ora non chiede soldi, non chiede favori. Chiede solo una casa a misura della figlia. Un alloggio popolare, proprio come tutti gli aventi diritto. La domanda ci racconta che è stata fatta a nome della figlia, «ma la procedura è lenta». Ad aumentare la tempistica dice: «anche il cambio di amministrazione».
La figlia prosegue sgomenta: «Probabilmente rientra in graduatoria ed ha diritto all'alloggio. Ma le graduatorie usciranno ad anno nuovo, noi nel frattempo dove andiamo? Mi sono mossa per tempo. Sono già stata più volte in comune ad esporre la situazione. Ho chiesto più volte un incontro con il sindaco - dice ancora - ma nessuno mi considera».
La signora è vedova, da quando la figlia si è ammalata ha sempre lavorato per non farle mancare nulla. Al genero il compito di prendersi cura di lei quando Maria era assente. La giovane infatti, non può camminare e deve essere assistita in tutto. Da circa otto mesi a suo carico anche la madre del ragazzo, rimasta vedova ma anche lei con una grave disabilità. «Il problema - si sfoga ancora la donna - è che per mia figlia serve una casa a misura di disabile, è su una sedia a rotelle. Fino ad oggi ho sempre lavorato e non ho mai chiesto niente. Non sono qua a chiedere soldi. Chiedo solo una casa con un affitto modesto, un affitto che mi possa permettere. Ho una dignità e non la voglio perdere. Il problema è che ho paura, temo per mia figlia - prosegue quasi singhiozzando - come faccio? La faccio dormire in mezzo alla strada? Per lavorare mi dicono che sono troppo vecchia, per andare in pensione dicono che sono troppo giovane. Ho cercato altre case non è che non l'ho fatto, ma gli affitti sono alle stelle. Questa è l'Italia. Un paese dove le persone finiscono sul lastrico per mancanza di lavoro. dove le persone vengono lese nella loro dignità». Insomma, il grido di una madre disperata. Non resta che auspicare in una soluzione per questa famiglia che a breve sarà letteralmente in mezzo alla strada.
Alessandra Poggi
Una storia raccontata con dignità, una storia di cui non faremo nomi per tutelare proprio la dignità con cui ci è stata raccontata. La signora ha da poco superato da poco i 50 anni, e per la fine del mese dovrà lasciare la casa in cui abita con la figlia, il genero e la sua anziana madre. Il contratto per quell'abitazione da 700 euro il mese, infatti, è scaduto. E lei, di fare uno sgarbo al padrone di casa proprio non se la sente. "Mai e poi mai - dice - farò una prepotenza simile restando in una casa che ora serve a lui. Non voglio farmi dare lo sfratto e diventare morosa. Con noi è sempre stato gentile e non farei mai un abuso simile».
Per mantenere quella casa, fatta a misura della figlia, come detto colpito da una grave forma di malattia degenerativa, ha lavorato per anni, giorno e notte, accumulando straordinari su straordinari. Ma poi il contratto è finito. Ed ora per garantire a sua figlia una vita dignitosa ha dato fondo anche alla mobilità.
E ora non chiede soldi, non chiede favori. Chiede solo una casa a misura della figlia. Un alloggio popolare, proprio come tutti gli aventi diritto. La domanda ci racconta che è stata fatta a nome della figlia, «ma la procedura è lenta». Ad aumentare la tempistica dice: «anche il cambio di amministrazione».
La figlia prosegue sgomenta: «Probabilmente rientra in graduatoria ed ha diritto all'alloggio. Ma le graduatorie usciranno ad anno nuovo, noi nel frattempo dove andiamo? Mi sono mossa per tempo. Sono già stata più volte in comune ad esporre la situazione. Ho chiesto più volte un incontro con il sindaco - dice ancora - ma nessuno mi considera».
La signora è vedova, da quando la figlia si è ammalata ha sempre lavorato per non farle mancare nulla. Al genero il compito di prendersi cura di lei quando Maria era assente. La giovane infatti, non può camminare e deve essere assistita in tutto. Da circa otto mesi a suo carico anche la madre del ragazzo, rimasta vedova ma anche lei con una grave disabilità. «Il problema - si sfoga ancora la donna - è che per mia figlia serve una casa a misura di disabile, è su una sedia a rotelle. Fino ad oggi ho sempre lavorato e non ho mai chiesto niente. Non sono qua a chiedere soldi. Chiedo solo una casa con un affitto modesto, un affitto che mi possa permettere. Ho una dignità e non la voglio perdere. Il problema è che ho paura, temo per mia figlia - prosegue quasi singhiozzando - come faccio? La faccio dormire in mezzo alla strada? Per lavorare mi dicono che sono troppo vecchia, per andare in pensione dicono che sono troppo giovane. Ho cercato altre case non è che non l'ho fatto, ma gli affitti sono alle stelle. Questa è l'Italia. Un paese dove le persone finiscono sul lastrico per mancanza di lavoro. dove le persone vengono lese nella loro dignità». Insomma, il grido di una madre disperata. Non resta che auspicare in una soluzione per questa famiglia che a breve sarà letteralmente in mezzo alla strada.
Alessandra Poggi
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