Il Tirreno

«I rifiuti in discarica arrivano quasi tutti da fuori regione»

«I rifiuti in discarica arrivano quasi tutti da fuori regione»

Attacco di Medicina Democratica e del comitato “No Cava” «Confindustria e Confartigianato non sanno di cosa parlano»

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MONTIGNOSO. Dopo l’appoggio di Confindustria e Confartigianato alla presenza della discarica a Cava Fornace, arrivano due risposte contrarie da Medicina Democratica e dal “Comitato No Cava”.

Questi ultimi fanno il punto sullo stato dell’arte. «L’intervento della Confartigianato e Confindustria sulla questione Cava Fornace che vede una sua eventuale chiusura come un atto nefasto e dannoso ci lascia alquanto perplessi. La Confartigianato come Confindustria non ha mai partecipato a nessuna conferenza indetta dal Comitato contro la discarica, né ai tavoli dell’ambiente e tantomeno agli incontri della Commissione di Controllo Discarica organizzati dal Comune di Montignoso, probabilmente non abbia nemmeno letto i rapporti dell’inchiesta pubblica, né la relazione dell’Università di Pisa sulla “non idoneità” del luogo per nessun tipo di discarica. Sicuramente non ha fatto alcuna riflessione sul fatto che la maggior parte se non quasi l’intera totalità dei rifiuti conferiti presso la discarica di Cava Fornace arrivano da fuori provincia dalla ex Falck di Milano fino dalla Sicilia e non solo amianto ma anche tante terre di bonifica», scrivono in un comunicato.

E snocciolano altre considerazioni di organi ed esperti. «Sicuramente avranno però letto tutti i rapporti Arpat – scrivono con una certa ironia all’indirizzo delle due associazioni – dove quasi ogni anno Programma Ambiente Apuane viene sanzionata amministrativamente oppure segnalata all’Autorità giudiziaria per inottemperanza e violazioni delle prescrizioni AIA e VIA. Forse non sanno che 4 comuni e i rispettivi uffici tecnici preposti hanno chiesto e deliberato la chiusura non in base a supposizioni allarmistiche ma proprio basandosi su dati certi tra cui ribadiamo la “non idoneità del sito” che va oltre tutto contro le stesse regolamentazioni regionali. Una discarica di materiali speciali tra cui Amianto sotto il cui corpo passano le falde acquifere, che dista 200 metri dalla zona protetta del Lago di Porta e meno di 500 metri da industrie alimentari come Adò e Giuntoli e dal centro abitato di Renella, con pozzi alterati da triclorometano non può continuare ad operare sul territorio».

Altrettanto duro sulle mancanze dell’appoggio alla discarica è Alfonso Baldi per Medicina Democratica. «Vorremo ricordare che la cava Fornace ha sforato nel tempo più volte le quantità di rifiuti speciali che la destinazione d’uso gli aveva consentito arrivando fino al 56\62 % dei rifiuti contenenti amianto contro il 30% consentito. Gia questo sforamento può far sorgere dei dubbi sulla corretta gestione della discarica come invece sia confindustria che confartigianato sostengono. Che ci siano fibre di amianto areodisperse di amianto significa che la gestione dello stesso non sia al massimo della sicurezza, perché è bene ricordare che di fibre di amianto può bastarne una sola per provocare un tumore, pertanto neppure gli operai all’interno della stessa cava sono al sicuro», scrive nella nota.

La bocciatura è sonora: «Medicina Democratica crede che in una provincia già facente parte del Sin non servano “risorse” che possano aumentare il rischio per la salute dei cittadini , ma servano risorse per risollevare un economia distrutta dalla mala gestione di una politica ambientale che ha portato di fatto all’aumento di malattie mortali nel nostro territorio .

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